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La voce della Politica
| Legambiente: “Indagini della Procura di Potenza confermano le gravi criticità'' |
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2/09/2026 | Legambiente prende atto del decreto di sequestro preventivo emesso dalla Procura della Repubblica di Potenza nei confronti dell'area interessata dai lavori del comprensorio sciistico Sellata-Pierfaone, nel comune di Abriola. Il provvedimento, firmato dal Procuratore Camillo Falvo e dal Sostituto Procuratore Antonella Mariniello, dispone il blocco immediato delle operazioni di taglio e scavo, nelle more della convalida da parte del Giudice per le Indagini Preliminari.
Legambiente, che già nelle scorse settimane aveva segnalato agli organi competenti le anomalie procedurali e gli eventuali profili di illiceità legati all'intervento, ritiene che il provvedimento giudiziario imponga ora un serio approfondimento su tutti gli aspetti della vicenda.
"Il sequestro disposto dalla Procura – dichiara Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree protette di Legambiente – è un atto che merita la massima attenzione. Conferma la necessità di verificare con rigore la correttezza dell'iter autorizzativo e l'impatto ambientale dell'opera. Come associazione, chiediamo che venga fatta piena luce su ogni aspetto della vicenda, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza e delle competenze di chi è chiamato a giudicare".
Il decreto di sequestro, emesso il 27 agosto 2026 e depositato il 29 agosto, ha ipotizzato a carico Responsabile Unico del Progetto, diverse possibili violazioni, tra cui:
· Inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p.) in relazione all'abbattimento di 809 piante d'alto fusto, prevalentemente faggi, in area protetta, per le quali si ipotizza l'assenza dei necessari titoli paesaggistici e ambientali.
· Falso ideologico per induzione (artt. 48 e 479 c.p.) per aver attestato, nella documentazione per la Valutazione di Incidenza Ambientale, l'assenza di taglio di specie vegetali, mentre successivamente è emerso che 81 piante ricadevano all'interno della ZSC "Faggeta di Monte Pierfaone" (IT9210115).
· Violazione del codice dei beni culturali e del paesaggio (art. 181 D.Lgs. 42/2004) per la realizzazione di opere in assenza di autorizzazione paesaggistica preventiva.
· Violazione della legge sulle aree protette (artt. 13 e 30 Legge 394/1991) per la realizzazione della nuova seggiovia all'interno del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano senza il preventivo nulla osta dell'Ente Parco sul progetto esecutivo.
· Distruzione di bellezze naturali (art. 734 c.p.) per l'alterazione del quadro paesaggistico della località Sellata-Pierfaone.
· Violazione urbanistico-edilizia (art. 44 D.P.R. 380/2001) per l'esecuzione di opere in assenza dei necessari titoli.
Dalla documentazione acquisita dagli inquirenti, sono emersi alcuni elementi che, secondo quanto riportato nel decreto, necessitano di approfondimento:
· Il progetto esecutivo è stato approvato solo il 6 agosto 2026, quando i lavori di taglio risultavano già in corso.
· La Soprintendenza non aveva ricevuto la documentazione relativa all'adeguamento alle prescrizioni imposte, né il cronoprogramma dei lavori, né il nominativo dell'archeologo incaricato.
· L'Ufficio Pianificazione e Paesaggio della Regione Basilicata aveva espresso una valutazione preliminare critica sul tracciato della nuova seggiovia, suggerendo soluzioni alternative, in quanto in assenza di piano d'ambito sarebbe stato autorizzabile solo il recupero delle attrezzature esistenti.
· I lavori di taglio sono stati affidati a tre imprese attraverso procedura diretta.
Le richieste di Legambiente
Alla luce del provvedimento giudiziario, Legambiente ritiene necessario che vengano attivati tutti gli strumenti di verifica e controllo per garantire la trasparenza e la correttezza dell'intera procedura. In particolare, l'associazione chiede:
1. La celere convalida del sequestro da parte del Giudice per le Indagini Preliminari, affinché siano garantite le attività di accertamento tecnico e di conservazione dello stato dei luoghi.
2. La piena accessibilità agli atti amministrativi e autorizzativi, per consentire un monitoraggio informato da parte dei cittadini e delle associazioni.
3. Una verifica approfondita della compatibilità ambientale delle opere, in particolare per quanto riguarda l'interferenza con la ZSC "Faggeta di Monte Pierfaone" e con gli ecosistemi forestali tutelati.
4. Un'istruttoria sull'utilizzo dei fondi pubblici stanziati, per accertare la regolarità delle procedure di spesa e l'eventuale sussistenza di danni erariali.
5. L'avvio di un confronto pubblico sul modello di sviluppo turistico della montagna lucana, che valuti con equilibrio le esigenze di valorizzazione economica e quelle di tutela del patrimonio naturale e paesaggistico.
"La vicenda di Pierfaone – commenta Antonio Lanorte, presidente di Legambiente Basilicata – impone una riflessione seria sul rapporto tra sviluppo turistico e tutela ambientale in un'area di straordinario valore naturalistico come il Parco Nazionale dell'Appennino Lucano. Non si tratta di contrapporre attività economica e ambiente, ma di trovare modalità di fruizione sostenibili, che non mettano a rischio il patrimonio forestale e paesaggistico per modelli turistici anacronistici e artificiali".
Legambiente, che lo scorso 19 agosto aveva inviato una segnalazione al Comando Carabinieri Forestali e che il 18 agosto aveva scritto al Ministro Pichetto Fratin, continuerà a monitorare l'evoluzione della vicenda e si riserva di valutare ogni iniziativa utile a tutela del patrimonio ambientale e della trasparenza amministrativa.
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