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FIALS Potenza – Geriatria San Carlo: turni notturni senza OSS, due infermieri per 32 pazienti

29/08/2026

I solleciti si ripetono da mesi senza una risposta organizzativa. Il sindacato chiama in causa l'Azienda e la Regione: «Venite a vedere un turno vero, di notte»
Ci sono notti, nella Geriatria dell'ospedale San Carlo di Potenza, in cui accanto ai pazienti non c'è alcun operatore socio-sanitario. E ci sono turni in cui gli infermieri presenti sono due, per un reparto da trentadue posti letto occupato da pazienti anziani, fragili, spesso polipatologici, molti non autosufficienti o allettati. È un reparto che da mesi chiede aiuto e da mesi non riceve una risposta organizzativa.



Le segnalazioni arrivano da più parti: dal personale, dalle organizzazioni sindacali, da chi ogni giorno entra in quelle stanze e vede come si lavora. Solleciti ripetuti, per vie diverse, che convergono tutti sullo stesso punto. E la carenza di OSS non riguarda soltanto le notti: anche nei turni diurni la presenza degli operatori di supporto resta insufficiente rispetto alle necessità assistenziali.



Sedici pazienti a testa

Non sono numeri su una tabella. Quando manca l'OSS, una parte importante dell'assistenza — igiene, mobilizzazione, cambio postura, bisogni primari — ricade sugli infermieri, sottraendo tempo alla terapia, al monitoraggio e alla sorveglianza. E quando due infermieri devono assistere fino a trentadue pazienti, si arriva potenzialmente a sedici pazienti per infermiere.



Il confronto con la letteratura scientifica è impietoso. Lo studio europeo RN4CAST ha misurato cosa accade quando gli infermieri sono troppo pochi: la soglia di sicurezza in un reparto di degenza è di un infermiere ogni sei pazienti. Superata quella soglia, ogni paziente in più è associato a un aumento del 7% della mortalità nei trenta giorni dopo il ricovero e del 23% del rischio di esaurimento professionale per chi lavora , un nesso statistico, replicato in più paesi europei, che non lascia spazio a interpretazioni rassicuranti. In Italia la media rilevata è di 9,5 pazienti per infermiere: il 41% delle attività assistenziali resta indietro, il 40% degli infermieri giudica scarsa la qualità delle cure che riesce a garantire, il 23% ritiene inadeguato il livello di sicurezza.



Il logoramento arriva al letto del paziente

C'è un dato, in quell'elenco, che preoccupa più degli altri: il logoramento di chi lavora. Un operatore costantemente sotto pressione, che accumula turni pesanti e non riesce a fare tutto ciò che sarebbe necessario, paga un prezzo personale fatto di stanchezza, tensione, senso di inadeguatezza. E quel prezzo non resta suo: si riflette sull'attenzione, sulla lucidità, sulla capacità di accorgersi in tempo di un peggioramento clinico.



«Il benessere degli operatori e la sicurezza dei pazienti non sono richieste diverse — dichiara Giuseppe Costanzo, Segretario Provinciale FIALS Potenza —. Chi lavora sfinito non può garantire la stessa attenzione, e quell'attenzione è ciò che tiene in sicurezza una persona anziana e fragile. Difendere il personale significa difendere chi è ricoverato.»



Un reparto che tutela i propri operatori protegge i propri pazienti. Un reparto che li lascia soli espone entrambi. Si parla continuamente di sicurezza delle cure e di rischio clinico: principi importanti, che però devono vivere dentro i reparti. Se restano nei documenti, servono a poco.



Tre norme, tre inadempienze

Sul piano giuridico la condizione non è neutra. La Legge 24/2017 impone alle strutture sanitarie un'organizzazione compatibile con la sicurezza delle cure: una dotazione insufficiente rispetto alla complessità della casistica geriatrica è, di per sé, un fattore di rischio strutturale. Il D.Lgs. 81/2008 obbliga il datore di lavoro a valutare e gestire lo stress lavoro-correlato: turni sistematicamente sottorganici e segnalazioni reiterate senza risposta chiamano in causa quell'obbligo. Il DM 70/2015 fissa standard minimi di personale ai fini dell'accreditamento.



Ma il punto più delicato è un altro: un rischio conosciuto pesa diversamente da un rischio imprevisto. Le segnalazioni sono documentate e reiterate. Se dovesse verificarsi un evento avverso, la domanda non sarà se il problema fosse noto — perché lo è — ma perché, pur essendo noto, non sia stato affrontato. È una responsabilità che risale ai livelli apicali dell'Azienda.



La richiesta: i numeri veri, turno per turno

La FIALS chiede all'Azienda un intervento concreto e una verifica analitica della dotazione organica, con dati chiari su infermieri previsti ed effettivamente presenti, OSS previsti e presenti, turni notturni senza OSS, turni con organico ridotto, assenze, straordinari, prestazioni aggiuntive e assunzioni programmate. «Non chiediamo l'ennesima rassicurazione — precisa Costanzo —. Chiediamo di sapere quali provvedimenti l'Azienda intenda adottare, con quali tempi e con quale personale.»



L'appello si allarga alla politica regionale. All'Assessore alla Salute e ai Consiglieri regionali il sindacato chiede una verifica di persona: non una relazione, non un prospetto trasmesso dall'Azienda, ma il reparto guardato in un turno reale, di notte compresa. La distanza tra ciò che viene riferito e ciò che accade accanto al letto del paziente si misura soltanto entrando. La sanità pubblica lucana è una responsabilità politica, prima ancora che aziendale.



Oggi la Geriatria regge grazie alla professionalità e al sacrificio di chi ci lavora. Ma la disponibilità dei lavoratori non può diventare il modello organizzativo di un reparto. E dopo tanti solleciti rimasti senza soluzione, la domanda resta semplice: quanto deve ancora aspettare la Geriatria di Potenza?




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