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Cisl. Banche, in Basilicata è allarme desertificazione: 1 cittadino su 5 vive in un comune con un solo sportello

25/08/2026

La desertificazione bancaria in Basilicata non è più un fenomeno marginale, ma una dinamica che si intreccia con lo spopolamento e il declino economico della regione, aggravando entrambi. È quanto emerge dall'ultimo numero di Congiunture, il report del Centro studi Cisl Basilicata, in cui il segretario generale della First Cisl Basilicata, Pierluigi Buccino, analizza il deterioramento del credito come segnale di una preoccupante regressione economica e sociale. Nel report si legge che la Basilicata attraversa una delle fasi più complesse della sua storia recente: alle tensioni geopolitiche internazionali si sommano una crisi industriale che investe alcuni comparti produttivi chiave, una crescita economica debole, il calo della popolazione residente e il progressivo invecchiamento demografico. In questo contesto, il sistema creditizio smette di essere un semplice intermediario finanziario e diventa un'infrastruttura essenziale per la tenuta economica e sociale dei territori.

Incrociando i dati del Rapporto della Banca d’Italia sull’economia della Basilicata con quelli, aggiornati al 30 giugno 2026, dell’Osservatorio nazionale sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba della First Cisl, il quadro che emerge è a tinte fosche: si riduce la capacità delle banche di finanziare le piccole e medie imprese, peggiora la qualità del credito, cresce il ricorso delle famiglie al credito al consumo, si assottiglia la presenza fisica degli istituti sul territorio e persiste un divario digitale che impedisce ai cittadini di sostituire davvero gli sportelli con i servizi online. Fattori che, spiega il report, non agiscono separatamente ma si alimentano a vicenda, spingendo la regione verso un crescente isolamento finanziario. Il dato più critico riguarda proprio il credito alle imprese, in una regione il cui tessuto produttivo è fatto quasi solo di PMI, attività artigiane, commerciali e agricole prive di accesso diretto ai mercati finanziari. Quando il credito si restringe, per queste realtà l’alternativa diventa spesso rinviare gli investimenti, tagliare l’occupazione o, nei casi più gravi, chiudere. Si innesca così un circolo vizioso – meno credito, meno investimenti, minore crescita, più rischio bancario, ulteriore stretta creditizia – che negli ultimi anni ha già colpito molte aree interne italiane e oggi rischia di consolidarsi in Basilicata.

A confermarlo sono i numeri sulla qualità del credito: nel 2025 il tasso di deterioramento dei prestiti ai residenti lucani è salito al 2,7%, oltre un punto percentuale in più rispetto all’anno precedente, un valore superiore sia alla media del Mezzogiorno che a quella nazionale. Il peggioramento colpisce soprattutto manifattura e servizi, mentre l’incidenza complessiva dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti è salita dal 3,9% al 4,6% in un solo anno. Più imprese in difficoltà con i rimborsi significa tensioni di liquidità, margini ridotti, costi finanziari più alti: una spirale che spinge le banche a politiche di erogazione ancora più selettive, penalizzando proprio le imprese più piccole. A questo si affianca la progressiva scomparsa fisica degli istituti dai territori. Secondo la Banca d’Italia a fine 2025 gli intermediari attivi in regione erano scesi a 21, uno in meno rispetto al 2024, mentre gli sportelli si sono ridotti a 157, quattro in meno nel solo ultimo anno, presenti ormai in appena 64 comuni su un totale ben più ampio. Nell’ultimo decennio le filiali lucane sono calate di quasi il 30%.

I dati dell’Osservatorio Fiba-First Cisl restituiscono una fotografia ancora più allarmante: 91.000 cittadini lucani vivono oggi in comuni completamente privi di sportelli bancari, 2.400 in più rispetto a un anno fa, e più della metà di loro ha visto sparire l’ultima banca del proprio paese dal 2015 a oggi. Altri 114.000 residenti abitano invece in comuni dove sopravvive un solo sportello: territori sull’orlo dell’azzeramento totale della presenza bancaria. Anche le imprese ne pagano il prezzo: 5.300 aziende lucane hanno sede in comuni senza alcuna banca, 139 in più dell’anno precedente, e altre 7.800 operano dove resiste un unico sportello. Il dato prospettico è forse il più preoccupante: oltre metà dei comuni lucani è già priva di sportelli, e un ulteriore 27% ne conta uno solo. Se la razionalizzazione bancaria dovesse proseguire ai ritmi attuali, la desertificazione potrebbe presto interessare oltre tre quarti dei comuni della regione, uno scenario giudicato incompatibile con qualsiasi politica di coesione territoriale. Né il digitale sembra in grado di colmare il vuoto lasciato dagli sportelli fisici: in Basilicata l’utilizzo dell’internet banking resta tra i più bassi d'Italia, fermo intorno al 41%, un ritardo che rende la chiusura delle filiali non una semplice evoluzione tecnologica, ma un vero fattore di esclusione finanziaria, che colpisce soprattutto anziani, pensionati, piccoli imprenditori, artigiani e residenti delle aree interne.

Di fronte a questo scenario, la Cisl Basilicata chiede la convocazione immediata dell’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria, istituito di recente dalla Regione, come primo passo per trasformare l’analisi in strategia condivisa. Tra le proposte del sindacato: garantire una presenza minima di servizi bancari nelle aree interne, rafforzare le garanzie pubbliche per il credito alle PMI, favorire investimenti e innovazione con condizioni di accesso al credito più favorevoli, promuovere l’educazione finanziaria contro il sovraindebitamento delle famiglie, sviluppare l’inclusione digitale senza sostituire del tutto gli sportelli fisici, e monitorare costantemente il fenomeno attraverso l’Osservatorio regionale.

NB. infografica illustrativa generata con AI che riporta i dati contenuti nel testo



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