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La voce della Politica
| LegambienteAbriola, Sellata-Pierfaone: 'opera da 8 milioni tra fretta e opacità' |
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13/08/2026 | Il progetto di riqualificazione del comprensorio sciistico Sellata-Monte Pierfaone, nel comune di Abriola, presentata dalla Regione Basilicata lo scorso 7 luglio come una "rivoluzione verde e turistica" ha un obiettivo dichiarato sicuramente ambizioso: trasformare quel territorio in un polo turistico aperto 365 giorni all'anno, superando la tradizionale stagionalità invernale. La novità più eclatante è una pista sintetica da 480 metri, destinata a diventare la più lunga d'Italia, che dovrebbe permettere di sciare anche in piena estate grazie a un manto definito "a bassissimo impatto ed ecocompatibile".
Ma insieme alla pista, il progetto prevede anche l'ammodernamento della seggiovia, quattro nuove aree parcheggio (compresa un'area camper), percorsi pedonali in pietra naturale, un parco giochi accessibile di 1.800 metri quadri e opere di sistemazione idrogeologica. Insomma, un intervento importante, finanziato per 6 milioni attraverso il Programma Operativo Complementare al POR FESR Basilicata, con altri 2 milioni destinati a una seconda fase.
E’ opportuno ricordare che l’'intero comprensorio ricade all'interno del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano ed è anche una Zona Speciale di Conservazione (ZSC) della Rete Natura 2000, denominata "Faggeta di Monte Pierfaone" (codice IT9210115), che si estende per 756 ettari nei comuni di Abriola e Sasso di Castalda. Un sito di importanza comunitaria, istituito per proteggere habitat e specie di interesse europeo.
Quello che però colpisce, più dell'entità dell'investimento, è la velocità con cui si sta procedendo. Perché se guardiamo le date, ci accorgiamo che tutto è successo in tempi record. Il 19 maggio 2026 il Comune di Abriola chiede alla Regione l'avvio della procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale, la VINCA. Il 22 giugno arriva già il parere favorevole in fase di "screening", che stabilisce che l'opera è compatibile con il sito Natura 2000 senza bisogno di analisi più approfondite. Il 2 luglio scade il termine per la presentazione delle offerte per i lavori del secondo lotto. Il 7 luglio il progetto viene presentato in pompa magna con sopralluogo del Presidente della Regione. E già ad agosto i cantieri sono aperti.
In meno di tre mesi si è passati dall'avvio del procedimento all'avvio dei lavori. Una tempistica quanto meno inusuale per la pubblica amministrazione, che di solito richiede tempi ben più lunghi per istruttorie, verifiche, pubblicazioni ed eventuali osservazioni. La fretta, in questo caso, diventa un problema perché riduce gli spazi per il controllo pubblico e la partecipazione dei cittadini, soprattutto per un'opera che insiste su un territorio di straordinario valore naturalistico.
A rendere la situazione ancora più preoccupante è la difficoltà di accedere alla documentazione. Le pagine internet che dovrebbero garantire la trasparenza risultano non funzionanti o di difficile consultazione. Non mettiamo in dubbio che gli atti esistano, ma la loro scarsa reperibilità, unita alla rapidità del procedimento, rende di fatto impossibile un controllo diffuso e informato.
E quando si riesce a mettere mano ai documenti, emergono contraddizioni significative. Da un lato, le dichiarazioni pubbliche parlano di un intervento a "bassissimo impatto". Dall'altro, però il taglio di centinaia di faggi è un fatto. Una discrasia che richiederebbe chiarimenti. E poi c'è la pianificazione paesaggistica: il progetto fa riferimento a un Piano Territoriale Paesistico risalente al 1990, aggiornato solo nel 2005. Un piano di oltre 36 anni fa, che non tiene conto delle attuali sensibilità ambientali, dell'emergenza climatica e del nuovo assetto del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano, istituito nel 2007. La Regione, nel frattempo, non ha ancora adottato un Piano Paesaggistico Regionale aggiornato.
Al di là delle singole criticità procedurali, il progetto impone una riflessione più ampia. L'obiettivo di destagionalizzare il turismo montano è certamente condivisibile. Ma la scelta di investire su una pista sintetica – un'infrastruttura pensata per riprodurre artificialmente un'esperienza che la natura non offre più – merita di essere interrogata.
Negli ultimi anni, molti studiosi e osservatori del mondo della montagna hanno sottolineato come il modello di turismo di massa invernale, basato su grandi infrastrutture, sia in crisi: il clima cambia, la neve scarseggia, i costi economici e ambientali crescono. C'è chi suggerisce di guardare invece a un turismo "dolce", diffuso e sostenibile, capace di valorizzare le specificità dei territori appenninici senza stravolgerli. L'Appennino, secondo questa visione, è una montagna "a bassa definizione", lontana dagli stereotipi delle Alpi, su cui costruire un nuovo modello di sviluppo basato su comunità, abitabilità e cura del paesaggio. A ciò si aggiunge l'assenza di una strategia complessiva sul futuro del turismo montano in Basilicata che valorizzi innanzitutto quella visione.
Per tutti questi motivi, Legambiente Basilicata chiede con urgenza:
Piena trasparenza: che vengano pubblicati integralmente lo studio di fattibilità, il progetto esecutivo, il parere dell'Ente Parco e tutti gli atti autorizzativi, comprese le valutazioni ambientali e paesaggistiche, su piattaforme accessibili e funzionanti.
Chiarezza sul taglio degli alberi: che venga quantificato con precisione il numero di alberi da abbattere e la loro localizzazione, e che venga presentato un dettagliato piano di compensazione ambientale.
Un confronto pubblico aperto: che venga avviato un dibattito con la cittadinanza, le associazioni e gli esperti per valutare insieme se questa sia davvero la strada più giusta per il futuro del territorio, e per definire una strategia regionale unitaria per la montagna lucana.
Il progetto Sellata-Pierfaone ha il potenziale per diventare un volano di sviluppo, ma la fretta e l'opacità con cui si sta procedendo rischiano di minare la fiducia dei cittadini e di produrre conseguenze ambientali irreversibili. La trasparenza, la partecipazione e una visione strategica condivisa non sono ostacoli, ma condizioni indispensabili per una vera sostenibilità. Investire 8 milioni di euro in un'opera che replica artificialmente un'esperienza alpina in un contesto appenninico, senza un dibattito pubblico e senza una chiara valutazione degli impatti, è una scelta che merita di essere ripensata. Così come va ripensato il modello di sviluppo della montagna lucana. |
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