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La voce della Politica
| Cgil: 'Politiche energetiche di Bardi pericolose e insostenibili' |
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8/07/2026 |
"Le politiche energetiche del governo Bardi sono regressive, pericolose e insostenibili. Sulla localizzazione in Basilicata del sito nazionale di scorie nucleari siamo irremovibili: la Basilicata ha già dato e non può essere la discarica d'Italia. Siamo pronti a una nuova Scanzano se necessario. Ma la questione riguarda il nucleare in generale, le scelte in tema di energia da parte del governo regionale e un piano di uscita dal fossile che è completamente assente. Decenni di sfruttamento del territorio per la ricerca di idrocarburi nella nostra regione non hanno prodotto nè ricchezza, nè sviluppo, nè occupazione. Siamo i primi per spopolamento ed emigrazione giovanile, il Pil non cresce, l'economia ristagna, la dipendenza dal petrolio è tale che il naturale decalage delle estrazioni e la crisi legata all'automotive hanno totalmente mandato in tilt la nostra economia già fortemente penalizzata. La Basilicata deve essere oggi in prima linea per la sfida energetica e la sostenibilità ambientale che si basa su energie alternative. È questo il momento di costruire un'altra idea di sviluppo, uno sviluppo sostenibile che valorizzi le tante potenzialità della nostra regione nell’interesse delle lavoratrici, dei lavoratori e delle future generazioni". Lo affermano il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, e il segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito, che lanciano un appello al Governo Bardi affinché assuma una posizione netta a riguardo: "Il contributo che la Basilicata dà al governo nazionale in termini energetici va portata al governo nazionale in quella che abbiamo definito grande vertenza Basilicata. È inammissibile - proseguono - che nella regione con il più grande giacimento petrolifero su terra d'Europa il costo della benzina sia tra i più alti d'Italia. È inammissibile che dopo decenni di estrazioni e sfruttamento del territorio da parte delle multinazionali ci ritroviamo oggi con il tasso di emigrazione giovanile tra i più alti d'Italia, un Pil stagnante e nessun impegno concreto di riconversione da parte di Eni e Total. In questo contesto il ritorno al nucleare rappresenta solo una scelta ideologica, che non risponde alle reali urgenze climatiche, non riduce i costi dell’energia e non rafforza la sicurezza energetica del Paese nè tantomeno della Basilicata. I costi elevati, la vulnerabilità idrogeologica e sismica del territorio, i rischi legati alla sicurezza, al trasporto del combustibile e alla movimentazione delle scorie, oltre alla possibile militarizzazione delle aree interessate, rende questa ipotesi irrealistica, estremamente rischiosa e socialmente insostenibile.
La transizione ecologica - concludono - è l'unica strada percorribile e rappresenta una straordinaria opportunità industriale e occupazionale, ma richiede pianificazione pubblica e partecipata, politiche industriali, contrattazione con le parti sociali, creazione di nuova e buona occupazione, tutela dell’occupazione, formazione e riqualificazione professionale. L’assenza di questo approccio e le scelte di politica energetica del Governo nazionale e regionale confermano una visione regressiva della politica energetica, che guarda al passato e non si fa carico delle esigenze di contrasto al cambiamento climatico, sicurezza energetica e riduzione dei costi". |
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