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La voce della Politica
| M5S. Progetto LucAS, i dati ci sono: ora vanno mostrati per intero e devono diventare scelte di salute |
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26/06/2026 | Nei giorni scorsi, a Potenza, la Regione ha presentato la prima fase dell’epidemiologia geografica del progetto LucAS, la ricerca che mette in relazione le fonti di pressione ambientale con la mortalità e i ricoveri nelle aree più esposte della Basilicata. È un lavoro affidato a studiosi di valore, e per questo va trattato con la stessa serietà con cui è stato impostato. Proprio perché lo prendiamo sul serio, però, non possiamo accontentarci del modo in cui i suoi primi risultati sono stati raccontati.
Il professor Biggeri ha spiegato che, già dalle prime elaborazioni, emergono situazioni che meritano ulteriori approfondimenti e specifiche attività di indagine. Sono parole misurate, da ricercatore, e vanno rispettate come tali. Ma chi amministra ha un dovere ulteriore rispetto a chi studia: quando il comunicato ufficiale della Regione parla di “primi dati” e poi, nel testo, non compare un solo numero — né le aree interessate, né un indicatore, né una soglia — il cittadino resta con l’impressione di una notizia annunciata e subito attutita.
Lo diciamo con chiarezza, e senza alcun allarmismo: non spetta a noi affermare nessi che la scienza non ha ancora stabilito, e chi gioca sulla paura delle persone fa un cattivo servizio alla Basilicata. Ma c’è una differenza tra il non dire ciò che non si sa e il non mostrare ciò che si è già elaborato. Il rapporto della prima fase è un documento pubblico, consultabile; nelle sue stesse conclusioni indica come meritevoli di particolare attenzione l’area della Val d’Agri e di Tempa Rossa e l’area di Melfi, senza dimenticare la Valbasento, area dove per anni sono stati smaltiti i reflui delle attività estrattive e dove, pure, i tassi di mortalità richiedono un approfondimento scientifico, anche questo affidato al progetto Lucas. Sono territori, non astrazioni: sono i luoghi dove da decenni convivono estrazione, industria e comunità. Tenere queste indicazioni dentro un comunicato senza cifre, mentre il documento tecnico le contiene, non protegge nessuno: rende soltanto più difficile, per i lucani, capire come stanno davvero le cose.
C’è poi una frase, nelle dichiarazioni ufficiali, su cui chiediamo di fermarsi un istante. Si è detto che “sarà valutato se attivare una sorveglianza attiva”. È una formula che sospende, quando invece il senso stesso di un progetto come questo dovrebbe essere l’opposto: trasformare un segnale in un’azione. Già un anno fa, nel giugno 2025, erano stati richiamati pubblicamente alcuni eccessi di mortalità e di ospedalizzazione in determinate aree. Tra un segnale dato allora e una sorveglianza che ancora oggi resta condizionata da un “se” passa troppo tempo, e passa nel punto più delicato: quello in cui la prudenza scientifica rischia di diventare, sul piano amministrativo, semplice rinvio.
Non possiamo neppure separare questo discorso dallo stato concreto della nostra sanità. Una sorveglianza sanitaria seria, nelle aree indicate, richiede medici, presidi, servizi sul territorio. La stessa Basilicata che chiede ai propri ricercatori di dirle come sta è la regione con i più alti livelli di mobilità passiva, con i servizi che si diradano nelle zone interne, con i cittadini costretti a curarsi altrove. La domanda sulla salute ambientale e la domanda sul diritto alla cura non sono due partite distinte: sono la stessa partita, vista dai due lati. Promettere attenzione nei luoghi dell’estrazione, mentre si svuotano gli ospedali che dovrebbero garantirla è una contraddizione che la Regione deve sciogliere, non amministrare.
Per queste ragioni, come gruppo del Movimento 5 Stelle, chiediamo alla Giunta l’illustrazione di quei risultati nella commissione consiliare competente, alla presenza dei ricercatori, perché diventino patrimonio del Consiglio e non oggetto di una comunicazione a senso unico. E l’indicazione di tempi e criteri certi per la sorveglianza attiva nelle aree segnalate: non “se”, ma quando e come.
Il progetto LucAS può essere un’occasione vera per la Basilicata a una condizione: che la conoscenza prodotta torni alle e ai cittadini per intero e si traduca in precise scelte politiche. Noi siamo pronti a fare la nostra parte con la serietà e il rigore che la materia impone. Continueremo a chiederlo finché i dati non saranno sul tavolo di tutti e le scelte di salute non avranno un calendario. Perché la trasparenza, su un tema così, non è un favore alle opposizioni: è un diritto delle persone.
Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata) |
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