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La voce della Politica
| Melfi: quale futuro per l'indotto dopo l'assegnazione del 5° modello Alfa? |
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25/06/2026 | Nei giorni scorsi è stato ufficialmente assegnato il quinto modello a marchio Alfa Romeo allo stabilimento Stellantis di Melfi. Una notizia che, in una situazione normale, rappresenterebbe una garanzia per il territorio, ma che oggi ci costringe a porre una domanda drammatica: quale sarà il reale futuro dei lavoratori dell'indotto?
La realtà che viviamo quotidianamente nell'area industriale di San Nicola di Melfi e che racconta una storia diversa:
• Ammortizzatori sociali al limite: Sono più di 700 i lavoratori, impiegati in diverse aziende dell'indotto, che hanno ormai esaurito tutto il periodo ordinario di ammortizzatori sociali. Oggi, solo "grazie" al riconoscimento
dell’area di crisi industriale complessa, queste imprese possono mantenere il personale legato a un minimo
di attività e a un salario che, per quanto poco dignitoso, resta di vitale importanza.
• Crisi diffusa: Altre aziende del settore stanno consumando l’ultimo periodo utile di ammortizzatori previsti
D.Lgs. 148/2015. Persino le poche realtà che hanno ricevuto commesse da Stellantis sono costrette a fare ricorso agli ammortizzatori sociali.
• Licenziamenti scongiurati (per ora): L’uso della cassa integrazione non è bastato a frenare l’emergenza.
Aziende come Logitech e Teknoservice, oltre ad alcune società di logistica, avevano già attivato le procedure
di licenziamento collettivo per circa 90 dipendenti a causa della cessazione delle attività. Solo il tempestivo
intervento delle Organizzazioni Sindacali Territoriali e Nazionali ha permesso il ritiro dei licenziamenti e l'attivazione della cassa integrazione per cessazione.
Non basta il numero dei modelli: servono i volumi produttivi. Siamo sempre più convinti che non è il numero dei modelli a garantire la saturazione del personale, ma i volumi complessivi di produzione. Purtroppo, questi volumi continuano a scendere vertiginosamente, mettendo a rischio immediato centinaia di posti di lavoro.
In questo scenario, gli aiuti regionali (come i bandi per la formazione) non possono essere la soluzione definitiva. La
responsabilità ricade sulle scelte disastrose della politica europea. Ribadiamo con forza che la transizione green va sostenuta, ma deve essere guidata da persone competenti capaci di valutarne i costi sociali e i pesanti risvolti negativi.
Il mercato ha dimostrato che la transizione verso l'elettrico puro, così come impostata, si è rivelata un flop. Non solo
ha ridotto le ore di lavoro, ma ha drasticamente tagliato i volumi produttivi e fatto perdere quote di mercato
fondamentali.
Le nostre richieste
Per essere competitivi e salvare l'occupazione nell’area industriale di Melfi, è necessario un cambio di rotta immediato:
1. Garantire una gamma di motorizzazioni accessibili e diversificate, capaci di intercettare le reali possibilità di acquisto dei consumatori e riconquistare il mercato.
2. Rilanciare i volumi produttivi come unico vero strumento per saturare la forza lavoro.
3. Tutelare l'intero sistema dell'indotto, che attualmente desta le più forti e giustificate preoccupazioni tra i lavoratori e le loro famiglie.
La transizione non può essere pagata sulla pelle dei lavoratori. Continueremo a batterci in ogni sede per difendere l'occupazione e il futuro industriale del nostro territorio.
Fismic Basilicata |
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