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La voce della Politica
| Pomodoro industria, serve accordo e reddito certo |
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23/06/2026 | Ai produttori lucani di pomodoro destinato all’industria di trasformazione saranno corrisposti 140 euro alla tonnellata per il pomodoro tondo (-7,50 sul 2025), 150 euro per il pomodoro lungo (-5 euro sullo scorso anno) e 210 €/ton per il pomodorino; la maggiorazione per il biologico sale a 45 euro (+2,50 euro sul 2025)
E’ quanto prevede l’accordo tra ANICAV e Organizzazioni dei Produttori del Bacino Centro-Sud per la campagna di trasformazione del pomodoro 2026, un’intesa – sottolinea Cia-Agricoltori - che consente di assicurare continuità operativa e regole certe a una delle filiere più importanti dell’agricoltura lucana.
La Basilicata rappresenta infatti una delle aree strategiche per la produzione di pomodoro da industria nel Mezzogiorno, con il comparto concentrato soprattutto nel Vulture-Alto Bradano e capace di generare occupazione, reddito e un significativo indotto economico.
In Basilicata il pomodoro da industria si concentra principalmente nell’area del Vulture-Alto Bradano, nei comuni di Lavello, Palazzo San Gervasio, Montemilone, Melfi e Genzano di Lucania. Le superfici coltivate oscillano generalmente tra i 1.200 e i 1.300 ettari, mentre nell’Alta Val d’Agri la presenza della coltura resta marginale.
Le varietà più diffuse sono quelle a frutto lungo e tondo, destinate alla trasformazione industriale. Nonostante le difficoltà, il comparto continua a rappresentare una voce importante dell’economia agricola locale, sia per l’occupazione sia per l’indotto legato alla trasformazione.
«In una fase caratterizzata da forti tensioni sui mercati internazionali e da costi produttivi che continuano a rimanere elevati – dichiara il presidente di CIA Basilicata, Leonardo Moscaritolo – era fondamentale evitare uno stallo delle trattative e garantire agli agricoltori un quadro di riferimento certo per programmare la campagna. L’accordo raggiunto rappresenta un punto di equilibrio che consente alla filiera di andare avanti, ma non possiamo nascondere le preoccupazioni per una riduzione dei prezzi rispetto allo scorso anno».
Per CIA Basilicata resta però aperta la questione della redditività delle aziende agricole. «I costi di produzione – aggiunge Moscaritolo – continuano a incidere pesantemente sui bilanci aziendali. Acqua per l’irrigazione, carburanti, fertilizzanti, manodopera e servizi agricoli hanno raggiunto livelli che spesso superano i 9 mila euro per ettaro coltivato. In queste condizioni ogni riduzione del prezzo riconosciuto al produttore rischia di comprimere ulteriormente i margini economici delle imprese».
L’organizzazione agricola ricorda inoltre che negli ultimi anni la coltivazione del pomodoro da industria ha registrato una contrazione delle superfici investite anche in Basilicata, segnale delle difficoltà che molti imprenditori agricoli stanno affrontando.
«Occorre lavorare fin da subito – prosegue il presidente della CIA lucana – per arrivare alle prossime campagne con accordi definiti in tempi più rapidi, in modo da consentire agli agricoltori una programmazione efficace delle semine e degli investimenti. Allo stesso tempo è necessario rafforzare gli strumenti di tutela del reddito, sostenere l’innovazione e migliorare la gestione delle criticità che emergono durante la campagna».
CIA Basilicata guarda con favore alla proposta di costituire un Comitato permanente di filiera tra parte agricola e industriale per affrontare tempestivamente eventuali problematiche durante la stagione di raccolta e trasformazione.
«Il pomodoro da industria rappresenta una produzione strategica per molte aziende lucane e per l’intera economia rurale del territorio. Per questo – conclude Moscaritolo – è indispensabile continuare a rafforzare il dialogo tra tutti gli attori della filiera affinché sostenibilità economica, competitività e giusta remunerazione del lavoro agricolo procedano insieme». |
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