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La voce della Politica
| Venosa, la memoria non è un dettaglio. E un voto può dire più di mille parole |
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22/06/2026 | Il voto con cui il Consiglio comunale di Venosa ha respinto la mozione per la revoca della cittadinanza onoraria conferita a Benito Mussolini nel 1924 racconta più di mille dichiarazioni di principio. Quattordici voti contrari, uno solo a favore, quello della consigliera proponente, la nostra portavoce, già sindaca di Venosa, Marianna Iovanni. Lo registriamo con una preoccupazione che va molto oltre i confini di Venosa, perché ciò che è accaduto in quell'aula riguarda l'idea stessa di che cosa siano, oggi, le istituzioni democratiche e a quali valori scelgano di dare un volto.
Vogliamo essere chiare su un punto: revocare quell'onorificenza non significa riscrivere la storia né cancellarla né pretendere di giudicare il 1924 con la sensibilità di un altro secolo. La storia si conserva negli archivi, si studia, si comprende e si fa pure!
Una cittadinanza onoraria è un'altra cosa: è il più alto riconoscimento che una comunità può attribuire, ed è un atto che parla sempre al presente. Tenerlo in vita, anche solo per inerzia, significa lasciare che una città del 2026 continui - consapevolmente - a dichiararsi concittadina di colui che soppresse le libertà, istituì la dittatura e firmò le leggi razziali.
Non siamo sole a dirlo, e ci conforta non esserlo. Nelle ore successive al voto si è levata la voce della Cgil e dello Spi di Venosa, di Libera, dell'Anpi, di un mondo civile e associativo che ha riconosciuto immediatamente la gravità di quanto accaduto e ha parlato, con parole che condividiamo, di occasione perduta e di ferita alla memoria democratica. È il segno che esiste una Basilicata che non si rassegna, che sente ancora la storia dell'antifascismo come parte viva della propria identità e non come un capitolo da archiviare. A questa Basilicata noi apparteniamo, e accanto a questa Basilicata ci collochiamo senza esitazioni, tentennamenti, ipocrisie o giochi di convenienza politica.
Non è una questione che riguarda soltanto Venosa, ed è per questo che interveniamo come consigliere regionali. Decine di città italiane, da Firenze a Torino, da Mantova fino a Salò — la città che fu l'ultima capitale del regime — hanno revocato negli ultimi anni quella stessa onorificenza, e lo hanno fatto trasversalmente, con il concorso di amministrazioni di ogni colore politico, senza che nessun monumento cadesse e nessuna pagina di storia venisse strappata. La Basilicata non può posizionarsi controcorrente proprio su un terreno dove il Paese, faticosamente, prova a ritrovare un linguaggio comune, che è quello, tra le altre cose, scritto con i caratteri della Costituzione. La memoria condivisa dell'antifascismo è uno dei pochi patrimoni che ancora ci tiene insieme come Repubblica, e una comunità che vi rinuncia consegna ai propri giovani un messaggio confuso proprio nel momento in cui vi è più bisogno di chiarezza.
Per queste ragioni rivolgiamo un appello, fermo e privo di acrimonia, a chi a Venosa ha la responsabilità di amministrare e di rappresentare. Le mozioni si possono ripresentare, le scelte si possono correggere, e correggere un errore non è mai un atto di debolezza ma di maturità istituzionale. Auspichiamo che la questione torni in aula e che, questa volta, prevalga la consapevolezza che le istituzioni non sono mai neutrali, e che ogni loro gesto — compreso il rifiuto di scegliere — dice da quale parte della storia si è deciso di stare. Noi sappiamo da quale parte stiamo. E continueremo a dirlo, finché sarà necessario, anche quando dirlo costa.
Dunque, benissimo ha fatto la consigliera Iovanni a proporre la mozione, ad affermare un principio costituzionale, a non temere di dichiararsi antifascista e a illuminare qualche zona grigia. Seguiremo il suo esempio in altri Comuni, perché la Storia è anche presente e su quello abbiamo la possibilità di decidere e incidere noi tutte e tutti come comunità vigili e democratiche.
Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata) |
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