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M5S. Bankitalia boccia la Basilicata ma Bardi prova a truccare la pagella

18/06/2026

Bankitalia ha appena bocciato l’economia lucana attraverso un’analisi molto accurata. Bardi ha commentato con un comunicato in cui dice che va tutto bene. Ma come fa Bardi a raccontare che va tutto bene? Parla d’altro, forse convinto di vivere in un’altra regione.

Bankitalia ha appena bocciato l’economia lucana definendola “ristagnante”; sostiene che la Basilicata arretra dello 0,2%, mentre il Mezzogiorno cresce dello 0,7%. Dice, in sostanza, che mentre gli altri camminano, anche grazie agli investimenti oculati del PNRR, noi perdiamo terreno.

Bardi, poco dopo, che fa? Scrive che va tutto bene. Prende qualcuno dei dati positivi dell’intero rapporto, lo mette in vetrina e prova a convincere le lucane e i lucani che il negozio sia pieno. Ma dietro la vetrina c’è un magazzino quasi vuoto: industria in calo, export giù, petrolio in flessione - quello a cui hanno legato buona parte dell’economia lucana - royalties più deboli, automotive dipendente dalle scelte di Stellantis. Ricordiamo che circa un mese fa è stato votato il bilancio regionale con un buco significativo.

È diventata ormai una prassi da molti anni, mostrando disinteresse verso la nostra regione, offendendo l’intelligenza di chi la vive: si nasconde la polvere sotto il tappeto e lo si fa con straordinaria nonchalance. Tutto pare ridursi a una questione di narrazione.

Il presidente rivendica l’aumento dell’occupazione e alcuni segnali positivi dal comparto turistico e agroalimentare. Bene. Ma usare quei dati per raccontare una regione in salute significa prendere un cerotto e spacciarlo per una cura.

Il problema è che i settori a cui ci hanno legati in tutti questi anni e che, bene o male, hanno fatto “sopravvivere” la Basilicata, stanno perdendo colpi. Nel 2025 la produzione dello stabilimento Stellantis di Melfi è crollata del 47,2%. L’export lucano è sceso del 17,8%. La produzione di petrolio è diminuita dell’11,1% e quella di gas del 6,4%. Il valore della produzione estrattiva, da cui dipendono anche le royalties per Comuni e Regione, sarebbe calato di circa un quinto. Per non parlare di tutte le altre crisi aziendali.

Questi non sono solo dati numerici. Sono stipendi, fornitori, bilanci comunali, servizi, famiglie, giovani che decidono di andare via.

Bardi si pone addosso, oltre alle stellette di generale, quella politica di presidente che ha costruito in questi anni diversificazione economica. La realtà però è ben altra: se la diversificazione fosse davvero riuscita non basterebbe un colpo all’automotive e uno al petrolio ad abbattere l’intera economia regionale. Ricordiamo che tutte le regioni del Sud crescono e noi arretriamo. Sempre da rapporto Bankitalia.

La verità è più semplice e molto meno comoda: la Basilicata oggi si regge su tre stampelle. Melfi quando riparte, il petrolio quando rende, il PNRR finché dura.

Ed è proprio il PNRR il grande rimosso nella narrazione del presidente. Senza i cantieri, le opere pubbliche e gli investimenti straordinari finanziati con risorse europee, oggi parleremmo di una regione completamente distrutta, probabilmente già in recessione piena.

Altro che modello Bardi, quello del Bonus Gas e degli elicotteri. Se c’è qualcosa che sta evitando il peggio, non è una strategia regionale illuminata. È una spinta esterna, temporanea, irripetibile, che il suo Governo avrebbe dovuto trasformare in sviluppo strutturale.

Turismo e agroalimentare sono importanti e vanno sostenuti proprio in una logica di diversificazione. Ma non possono diventare l’alibi per coprire il resto. Matera cresce? Bene. Alcune produzioni lucane funzionano sui mercati esteri? Benissimo e per questo ringraziamo gli imprenditori. Ma una regione non si salva con qualche eccellenza se nel frattempo perde produzione industriale, export complessivo e valore energetico.

La Giunta continua a vendere come sviluppo quella che spesso è solo sopravvivenza ordinata.

Noi pensiamo che la Basilicata abbia bisogno di meno comunicati autoassolutori e di più politica in grado di pianificare. Serve un piano vero per Melfi e per l’indotto. Serve usare le royalties per preparare il dopo-petrolio, non per galleggiare o coprire i buchi di bilancio di mancate programmazioni. Serviva trasformare il PNRR in lavoro stabile e non solo in cantieri temporanei. Serve una strategia per turismo, agroalimentare, aree interne e piccole imprese che non sia fatta solo di slogan. Serve tutelare il settore manifatturiero dai rischi sempre più concreti di delocalizzazione delle produzioni.

Il rapporto di Bankitalia non dice che va tutto bene. Dice che la Basilicata resta ferma mentre gli altri crescono. Bardi può scegliere il numero che gli piace di più, ma non può cambiare, con un comunicato, le sorti della Regione che governa da 7 anni.

Viviana Verri, Alessia Araneo (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)



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