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La voce della Politica
| Incendio Maratea, Campanella: ‘Chi sa o ha visto non taccia’ |
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17/07/2026 | Ho scelto di attendere prima di scrivere. Non per indifferenza, ma per rispetto.
Di fronte a immagini come queste, il silenzio, a volte, vale più di tante parole.
In queste ore sono stati espressi dolore, rabbia, sgomento e vicinanza.
Sentimenti che condivido pienamente.
Oggi, però, sento il dovere di aggiungere una riflessione.
Da cittadino, da lucano, da italiano, da Sindaco di Castelluccio Inferiore e da Presidente dell'Unione dei Comuni del Lagonegrese, guardare il Cristo Redentore di Maratea circondato dalle fiamme significa assistere alla sofferenza di un simbolo che appartiene a tutti noi.
È una ferita inferta alla Basilicata, all'Italia e a un patrimonio conosciuto e ammirato nel mondo.
Ma ogni incendio lascia anche un'altra domanda, più scomoda: che cosa sta accadendo dentro di noi?
Viviamo un tempo segnato da un crescente logorio morale e civile.
Troppo spesso prevalgono l'indifferenza, il rancore, l'egoismo e la superficialità - tanta-
Se la mano dell'uomo, direttamente o indirettamente, contribuisce a tragedie come questa, allora non stiamo soltanto perdendo boschi e paesaggi: stiamo perdendo il senso del limite, del rispetto e della responsabilità verso la terra che ci è stata affidata.
A chi sa, a chi ha visto, a chi può contribuire ad accertare la verità, rivolgo un appello: non taccia.
Il silenzio, quando può aiutare a prevenire o a fare luce su tragedie di questa portata, non è una scelta neutrale.
Difendere il territorio significa anche avere il coraggio della verità, perché il bene comune si tutela con i fatti e con il senso di responsabilità.
C'è però un'altra riflessione che non possiamo eludere.
Nell'epoca dei social e dell'immediatezza, il desiderio di pubblicare l'immagine più spettacolare rischia talvolta di prevalere sul senso di responsabilità.
Documentare ciò che accade è un dovere dell'informazione; trasformare una tragedia in una competizione alla ricerca dello scatto più impressionante è tutt'altra cosa.
Ancora più grave se, per amplificare l'effetto emotivo, si ricorre a immagini alterate o generate artificialmente.
Così si finisce per restituire al mondo una rappresentazione distorta della realtà, arrecando un danno ulteriore all'immagine di Maratea e dell'intera Basilicata, proprio mentre le comunità sono impegnate a rialzarsi.
Anche la comunicazione è una forma di responsabilità e, nei momenti più difficili, deve essere al servizio della verità, non della spettacolarizzazione.
E poi c'è quell'immagine che resterà impressa nella memoria di tutti: il Cristo Redentore che domina un mare di fuoco.
Immobile, mentre tutto intorno sembra trasformarsi in un inferno.
Per chi crede, è impossibile non interrogarsi.
Il Creato è un dono affidato all'uomo perché lo custodisca, non perché lo consumi o lo distrugga.
Per chi non crede, quella stessa immagine conserva comunque una forza universale: rappresenta la coscienza dell'umanità che osserva ciò che l'uomo è capace di fare alla propria terra.
Forse è proprio questo il messaggio che ci consegna il Cristo Redentore.
Non un simbolo che ci sostituisce nelle nostre responsabilità, ma un richiamo a riscoprire ciò che ci rende davvero uomini: il rispetto, la cura, la verità, la solidarietà, la capacità di proteggere ciò che abbiamo ricevuto in eredità.
Oggi è il tempo della gratitudine verso tutte le donne e gli uomini che hanno lottato contro le fiamme, mettendo a rischio la propria incolumità per difendere vite umane, il territorio e il nostro patrimonio naturale.
A loro, alle Forze dell'Ordine, ai Vigili del Fuoco, alla Protezione Civile, ai volontari e a quanti sono intervenuti con coraggio e spirito di servizio, va il più sincero sentimento di riconoscenza.
Desidero esprimere, inoltre, la mia più sincera vicinanza al Sindaco di Maratea, all'Amministrazione comunale e a tutti i cittadini marateoti, che stanno affrontando con dignità e determinazione una prova durissima.
La mia vicinanza va anche a quanti, ogni giorno, si prendono cura di questa terra con amore, sacrificio e responsabilità.
Il loro impegno ci ricorda che il Creato non è un'eredità ricevuta per essere consumata, ma un dono affidato alla nostra custodia, perché possa restare integro e bello come ci è stato consegnato e come abbiamo il dovere di trasmetterlo alle future generazioni.
Da domani dovrà essere il tempo della prevenzione, della responsabilità, della giustizia e di una rinnovata coscienza collettiva.
Perché non possiamo accettare che il logorio che attraversa la nostra società trovi espressione anche nella distruzione della natura, del paesaggio e della nostra identità.
Che questa immagine non rimanga soltanto la fotografia di una tragedia, ma diventi un monito per tutti noi.
Per chi crede, sia un invito a vivere con coerenza la responsabilità che Dio ha affidato all'uomo nella custodia del Creato.
Per chi non crede, sia un richiamo al dovere civile e morale di proteggere il bene comune.
Perché, al di là delle convinzioni personali, c'è un valore che ci unisce: il rispetto della vita, della nostra terra e delle generazioni che verranno.
La Basilicata merita di essere ricordata per la bellezza dei suoi paesaggi, per la forza delle sue comunità e per il valore della sua gente, non per il rosso delle fiamme che divorano il suo patrimonio.
Maratea continuerà a essere il volto più luminoso della nostra regione, non l'immagine di un giorno di devastazione.
Custodire il territorio significa custodire noi stessi, la nostra storia e il futuro dei nostri figli.
Paolo Campanella, sindaco di Castelluccio Inferiore e presidente dell’Unione dei Comuni del Lagonegrese |
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