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La voce della Politica
| Marcone. ''Senise non deve morire'': quarant’anni dopo, il grido di un territorio dimenticato |
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21/05/2026 | A quarant’anni dalle lotte del 1985, quando dopo la fine dei lavori di costruzione della diga, il popolo del Senisese si stringeva attorno alla voce del sindaco Pietro Policicchio gridando "Il Senisese deve vivere", oggi quel grido torna con forza, ma con parole ancora più drammatiche: "Senise non deve morire".
Era la primavera del 1985. Furono anni di mobilitazione, di sacrifici, di rivendicazioni per chiedere dignità, infrastrutture, servizi, futuro. In quelle battaglie si levò, tra le altre, anche la riflessione politica e culturale, nella campagna elettorale per le regionali del 1995, di Gianpiero Perri, oggi Capo di Gabinetto del Presidente Bardi, che si ringrazia per aver accolto ed ascoltato le istanze della manifestazione odierna. Perri interpretò in maniera giusta il dramma di un territorio costretto a lottare per sopravvivere dopo l’emergenza della diga e della frana di Senise.
La memoria in queste circostanze è fondamentale ma oggi, quarant’anni dopo, sembra che nulla sia cambiato.
La nuova ferita si chiama pianificazione sanitaria territoriale. Nella riorganizzazione dei servizi sanitari della Basilicata, Senise non è stata individuata come Casa di Comunità Hub, ma relegata al ruolo di struttura Spoke. Una scelta che pesa come un macigno sul futuro dell’intero territorio.
Eppure, nelle aree interne, i servizi essenziali rappresentano la linea di confine tra la vita e lo spopolamento definitivo. Senza sanità, trasporti, scuola, lavoro e presidi sociali, non si resta. Si parte. O peggio: si muore lentamente come comunità.
Da anni i documenti governativi sulle aree interne e gli stessi richiami della Conferenza Episcopale parlano di “restanza”, della necessità di creare condizioni per permettere alle persone di vivere nei territori marginali. Ma come si può parlare di restanza se si continua a sottrarre servizi fondamentali?
La decisione sulla Casa di Comunità Hub rappresenta per molti cittadini del Senisese l’ennesimo schiaffo istituzionale. Ancora più doloroso perché maturato in una fase politica in cui il territorio avrebbe dovuto essere maggiormente rappresentato nei luoghi decisionali regionali.
A molti cittadini appare incomprensibile che, mentre ruoli di primo piano sono ricoperti da figure politiche originarie dell’area del Senisese, come Francesco Cupparo e Angelo Chiorazzo, il territorio continui a perdere centralità e funzioni strategiche.
Il problema, però, rischia di andare oltre gli schieramenti politici. La guerra continua tra maggioranza e opposizione finisce per scaricarsi interamente sui cittadini, mentre il Senisese arretra ancora.
E cresce anche il silenzio attorno a questa vicenda.
Mentre si è fatta sentire forte la voce del Vescovo Orofino, al convegno diocesano tenutosi a Scalea dal 24 al 26 aprile scorso, che ha affidato proprio a Gianpiero Perri la relazione sulla restanza, colpisce la “non voce” del CDAL diocesano e di gran parte del mondo ecclesiale locale, proprio mentre da tempo si discute di restanza, spopolamento e crisi delle aree interne. Un silenzio che molti fedeli leggono come distanza crescente della Chiesa dalla vita concreta delle persone, quasi come se il dolore sociale dei territori non appartenesse più alla missione pastorale.
La questione della Casa di Comunità Hub non è soltanto sanitaria. È simbolica. Riguarda il diritto di un territorio a sentirsi ancora vivo, riconosciuto, degno di futuro.
Perché senza servizi essenziali non esiste sviluppo. Senza presidi territoriali non esiste comunità. E senza comunità, il rischio è che il grido di ieri diventi oggi il racconto amaro di una sconfitta collettiva.
Senise, ancora una volta, chiede di non essere dimenticato.
Senise non si arrende.
Senise non deve morire.
Senise, 21 maggio 2026
Rocco Marcone
Consigliere Comunale di Senise |
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