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Sanità territoriale, FP CGIL: “Rischio indebolimento dei servizi''

18/05/2026

A una manciata di giorni dalla partenza ufficiale delle Case e degli Ospedali di Comunità per rispondere alle scadenze perentorie del PNRR, tutti i nodi, sui quali avevamo come Fp Cgil posto l’accento e richiesto attenzione e confronto da parte della Regione, vengono al pettine e rischiano di far implodere il sistema. Bene che oggi ci sia la sollevazione trasversale con acquisita consapevolezza di quanto denunciamo da tempo.

L’obiettivo di rafforzare una rete di prossimità avvicinando la sanità al cittadino e al territorio al fine di tendere alla deospedalizzazione, si sta declinando in una riorganizzazione che, nel concreto, sguarnirà interi territori di presidi medici.

Già nel 2022, quando il Dipartimento Regionale Politiche della persona pubblicò la prima Dgr di adozione del Piano attuativo per la programmazione dell’assistenza territoriale chiedemmo l’attivazione del confronto con le parti sociali. Richiesta reiterata con l’adozione nel 2024 dell’Atto di definizione delle aggregazioni funzionali territoriali (Aft) e delle Unità complesse di cure primarie (Uccp). Delibera con la quale si è pensato di risolvere le carenze assistenziali con un tratto di penna su una cartina geografica, trasformando la medicina generale, che era considerata un fiore all’occhiello della sanità lucana, in una zavorra da ottimizzare. A partire dal ridisegnare i confini di un distretto senza tener presente la conformazione del territorio e la condizione della viabilità: un’operazione puramente ragionieristica che non potrà mai rispondere alle necessità degli utenti e non potrà che creare difficoltà enormi al personale, a partire dai medici di medicina generale e continuità assistenziale.

Un caso per tutti quello del distretto n. 2, che parte da Pescopagano e arriva a Sant’Arcangelo: oltre 140 chilometri e un tempo di percorrenza in auto di 2 ore. A partire dal prossimo 25 maggio, la continuità assistenziale non sarà più garantita in ogni comune della provincia di Potenza, com’è stato sino ad oggi, seppur tra le difficoltà di accorpamento dei presidi ai quali abbiamo assistito nell’ultimo periodo a causa della carenza di medici. La continuità assistenziale funzionerà attraverso un sistema di Pat, Punti di assistenza territoriale – da 101 comuni in cui era presente la continuità assistenziale si passa a circa 55 – 60 presidi.

E se fino ad oggi i medici scarseggiavano, potremmo assistere ad una vera e propria emergenza, perché diversi medici di continuità assistenziale comunicano la loro volontà di dimettersi, non essendoci condizioni minimali per garantire il corretto esercizio della loro professione. Anche lo stesso obbligo per i medici di medicina generale di garantire delle ore giornaliere nelle case di comunità non farà altro che sguarnire ulteriormente il territorio. Pensiamo alla casa di comunità hub di Potenza, capoluogo di Regione: non essendo pronta la struttura, sarà momentaneamente allocata nella casa della comunità di Lagopesole. I medici dovranno garantirvi turni a discapito dell’attività legata al rapporto sul territorio di libera scelta del cittadino.
Le stesse dotazioni organiche minime per ritenere pienamente operanti le case di comunità non saranno coperte con personale aggiuntivo, spostando personale già impegnato nei servizi distrettuali, a discapito dei servizi esistenti.
Il potenziamento della sanità territoriale deve rappresentare un reale miglioramento complessivo e non tradursi in un indebolimento dell’attuale rete sanitaria o dei servizi per i cittadini. L’innovazione non si fa a costo zero o sulla pelle dei lavoratori della sanità.
Il concreto rischio è che in assenza di medici di continuità assistenziale e una riduzione delle ore che i medici di medicina generale potranno garantire ai loro pazienti, togliendo ore di norma destinate all’assistenza dei pazienti fragili e a domicilio per prestare obbligatoriamente delle ore nelle case di comunità, i pazienti si riverseranno ancor più nei pronto soccorso, ottenendo il risultato opposto agli obiettivi che si prova a perseguire. Ribadiamo: non è pensabile risolvere le carenze assistenziali solo sulla cartina geografica e gravando sui professionisti, facendo leva sullo spirito collaborativo dei singoli e snaturando il cuore valoriale della professione medica insita nell’impegno sociale a garanzia di salute dei cittadini.
Chiediamo la convocazione urgente da parte dell’assessorato regionale alla salute e alle politiche della persona in quanto ciò che sta accadendo è il frutto di scelte concepite senza la dovuta e necessaria condivisione a monte con gli operatori e con chi li rappresenta, rendendo gli operatori parte attiva e non terminale del processo di rafforzamento della sanità territoriale. E’ necessario per restituire alla comunità lucana una sanità più sicura, equa e sostenibile.



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