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La voce della Politica
| Sanità territoriale, Bochicchio: Correggere il tiro |
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18/05/2026 | “Per onestà intellettuale dobbiamo sottolineare che, in tutta Italia, l’entrata in funzione delle Case e degli Ospedali di Comunità sta creando non poche fibrillazioni nei territori. Dove queste strutture sono già operative, la dislocazione del personale, delle apparecchiature e dei servizi non risulta ancora ottimale. Chiaramente servirà ancora tempo per andare a regime, ed è anche per questo che territori e cittadini sono entrati in uno stato di forte preoccupazione”. Lo dichiara il capogruppo di Avs-Psi-LBp in Consiglio regionale, Antonio Bochicchio, che aggiunge:
“In ogni caso, non sappiamo ancora quali effetti concreti produrrà questa riforma dell’assistenza territoriale, che ridisegna l’intera rete dei servizi attraverso un modello integrato. In questo quadro, le Case di Comunità rappresentano il punto di accesso unitario ai servizi sanitari e socio-sanitari territoriali, con funzioni di presa in carico, orientamento e coordinamento delle cure, mentre gli Ospedali di Comunità sono strutture intermedie destinate a pazienti a bassa intensità clinica, soprattutto per percorsi di stabilizzazione, post-acuzie e dimissioni protette. L’obiettivo complessivo della riforma è rafforzare l’assistenza sul territorio, migliorare l’appropriatezza delle cure e ridurre gli accessi impropri al Pronto soccorso e i ricoveri ospedalieri non necessari, attraverso una rete integrata che comprende anche medici di medicina generale, assistenza domiciliare e servizi socio-sanitari”.
“Ma al momento i dubbi sono tanti, perché permangono criticità rilevanti, tra cui quelle legate all’insufficienza e alla riallocazione del personale, al ruolo dei medici di medicina generale e al funzionamento dell’intero approccio integrato socio-sanitario”.
“Il dato di fatto concreto – sottolinea Bochicchio – è che la corsa ad aprire le nuove strutture per rispettare le scadenze del PNRR ed evitare il rischio di definanziamenti ha creato grande confusione e ha alimentato le legittime preoccupazioni di operatori e cittadini. In Basilicata, poi, si avverte la necessità di intensificare il confronto con interi settori sanitari e con il territorio. Se oggi i Sindaci rivendicano il diritto a essere ascoltati è perché avvertono il peso di problemi ancora non chiariti. Accogliamo favorevolmente gli incontri annunciati dalla Regione, ma inevitabilmente dobbiamo sottolineare che arrivano con un colpevole ritardo. Questa riforma della sanità avrebbe dovuto essere riconfigurata sulle specifiche esigenze lucane e l’introduzione di un nuovo modello organizzativo non può essere semplicemente subita, ma va innanzitutto condivisa”.
“Apprezziamo lo sforzo dell’Assessore di anticipare i tempi rispetto a quanto previsto, ma quei tempi si portavano già dietro un pesante ritardo e una comunicazione non adeguata. Certo non sarà un solo incontro a fugare tutti i dubbi e si deve pensare di accompagnare questo processo senza rintanarsi ognuno nelle proprie posizioni. Ripetiamo, siamo di fronte a problemi nazionali comuni e quasi tutte le Regioni sono in difficoltà, ma in Basilicata ci trasciniamo criticità ancora più gravi, dovute a un sistema sanitario con un forte disavanzo coperto con i fondi del petrolio, a una mobilità passiva elevata e al fatto che 60 mila lucani hanno rinunciato alle cure. Inoltre, le peculiarità del nostro territorio e dei nostri paesi sono differenti rispetto a quelle di altre regioni. Non vorremmo – conclude Bochicchio – che l’introduzione di un modello innovativo, slegato dalla nostra realtà, si rivelasse un modello inefficace. Per questo, tanto più mentre si discute del Psr recentemente approvato dalla Giunta, è necessario uno sforzo collettivo di concertazione e condivisione tra le istituzioni, nell’interesse dei lucani”.
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