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Commercio di prossimità: la FILCOM Basilicata rilancia la proposta di legge e denuncia il silenzio delle istituzioni

9/05/2026

«Il commercio di prossimità non è un settore residuale: è una infrastruttura sociale, un presidio di cittadinanza, una condizione di sicurezza e di vitalità dei territori.»
— FILCOM Basilicata – CONFSAL, Proposta di Legge Regionale, 2025

C'è un momento, nella vita delle istituzioni, in cui la storia si permette di essere spietata: quando chi aveva visto giusto, chi aveva parlato per primo, chi aveva costruito con pazienza artigianale una proposta concreta, si trova a guardare da fuori una finestra che non si è ancora degnata di aprirsi. Quel momento, per la FILCOM Basilicata – CONFSAL, è adesso.

Il Parlamento arriva dove FILCOM era già
Nelle ultime settimane, la Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati ha posto all'ordine del giorno una proposta di legge nazionale dedicata al rilancio del commercio di vicinato e alla lotta al declino delle botteghe nei centri storici italiani. La stampa ne ha dato conto con toni di novità e urgenza. Dal 2012 ad oggi, si legge, il Paese ha perduto circa 129.000 attività commerciali in sede fissa, con una riduzione che in molti centri storici ha raggiunto il 25%. Un'emorragia silenziosa, ma devastante.

Benissimo. Nessuno può che rallegrarsi del fatto che il tema entri nell'agenda parlamentare. Ma chi ha la memoria lunga — o anche soltanto chi ha custodito qualche carta — sa che questa non è una novità. È, piuttosto, un'eco. Un'eco che rimbalza da Potenza, e che la FILCOM Basilicata aveva già lanciato, con la forza e la precisione di chi conosce il territorio, ben prima che il dibattito nazionale si accorgesse dell'urgenza.

I NUMERI DELLA BASILICATA
Oltre 1.800 esercizi di vicinato chiusi negli ultimi dieci anni
Più di 2.700 posti di lavoro perduti nel settore commerciale regionale
Zero risposte istituzionali alla proposta FILCOM trasmessa alla Regione

Una proposta scritta, firmata, consegnata
La FILCOM Basilicata – CONFSAL non si è limitata a diagnosticare il problema. Ha fatto qualcosa di più raro e più esigente: ha scritto una legge. Una bozza articolata, tecnicamente fondata, trasmessa formalmente al Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata, On. Marcello Pittella, e, per conoscenza, al Presidente della Regione, Gen. Vito Bardi. Un documento protocollato, una lettera istituzionale firmata, un atto di responsabilità sindacale che va ben oltre il consueto comunicato di protesta.

La proposta reca il titolo: "Norme per la valorizzazione del commercio di prossimità, la rigenerazione urbana economica e la promozione dell'occupazione nei centri urbani e nei borghi della Basilicata". Non è uno slogan. È una legge regionale già scritta, articolo per articolo, con strumenti identificati e risorse indicate.

La proposta prevede:
Art. 2 – Fondo Regionale per la Rigenerazione Commerciale: dotazione minima di 10 milioni di euro annui, con accesso a fondi europei FESR e FSE+, destinati al recupero di locali sfitti, apertura di nuove attività e riqualificazione energetica delle microimprese.
Art. 3 – Sportello Unico Digitale per il Commercio (SUDC): semplificazione amministrativa radicale per licenze, autorizzazioni, contributi e formazione.
Art. 4 – Reti di Imprese e Cooperative di Comunità: sostegno alla collaborazione tra esercenti, artigiani e operatori turistici; piattaforme digitali territoriali; servizi condivisi di logistica, marketing e sostenibilità.
Art. 5 – Formazione e occupazione qualificata: percorsi formativi con enti bilaterali; incentivi per assunzioni a tempo indeterminato; attenzione specifica a giovani, donne e disoccupati.
Art. 6 – Tavolo Permanente Regionale: organo di monitoraggio e proposta con parti sociali, Camere di Commercio e Comuni. Governance partecipata, non decisionismo verticale.

La diagnosi lucana, anticipata con esattezza
Ciò che colpisce, rileggendo oggi quella proposta alla luce del dibattito parlamentare nazionale, è la straordinaria coerenza di analisi. Le audizioni parlamentari parlano di desertificazione commerciale, di perdita di identità urbana, di necessità che i Comuni abbiano strumenti più incisivi nella pianificazione commerciale. La FILCOM Basilicata scriveva esattamente questo: che il commercio di prossimità è «una infrastruttura sociale», che la sua scomparsa rappresenta «una crisi della coesione territoriale e della dignità del lavoro», che serve una legge quadro organica.

Non è coincidenza. È che chi vive il territorio lo legge in anticipo. Chi non lo vive, lo insegue.

E la Regione Basilicata? Il silenzio come risposta
Qui la cronaca diventa denuncia, e la denuncia diventa necessaria. Perché di fronte a una proposta legislativa elaborata con rigore, trasmessa nelle forme dovute agli organi istituzionali competenti, la Regione Basilicata ha risposto con il silenzio. Non una convocazione, non un cenno di riscontro, non l'apertura del Tavolo Istituzionale che la FILCOM chiedeva espressamente. Nulla.

Eppure la richiesta era chiara, misurata, costruttiva: «l'apertura di un Tavolo Istituzionale permanente per la condivisione della proposta e per l'avvio di un percorso partecipato di costruzione della legge regionale, con il coinvolgimento delle parti sociali, delle amministrazioni locali e delle associazioni di categoria». Una proposta di dialogo, non di contrapposizione. Un'offerta di metodo, prima ancora che di merito.

IL PARADOSSO LUCANO
Mentre la Camera dei Deputati discute una legge nazionale sul commercio di prossimità — tema che la FILCOM Basilicata aveva già tradotto in proposta articolata — la Regione Basilicata non ha ancora risposto alla federazione sindacale che quella proposta l'aveva elaborata e consegnata per prima. Il Parlamento rincorre. La Regione tace. E le botteghe continuano a chiudere.

La Basilicata non può permettersi questo lusso
La Basilicata è una regione che perde popolazione, perde giovani, perde servizi. I numeri che la FILCOM ha portato all'attenzione delle istituzioni — oltre 1.800 esercizi chiusi in dieci anni, più di 2.700 posti di lavoro evaporati — non sono dati astratti. Sono famiglie senza reddito, borghi senza presidio, centri storici che si svuotano di vita e di senso.

In questo contesto, il silenzio istituzionale non è un fatto neutro. È una scelta. E ogni scelta, anche quella di non scegliere, ha un costo. Il costo, in questo caso, lo pagano i lavoratori del commercio, gli artigiani, i piccoli esercenti che ogni mattina aprono la saracinesca senza sapere se l'anno prossimo potranno ancora farlo.

La FILCOM Basilicata – CONFSAL ha svolto il proprio dovere: ha analizzato, ha proposto, ha costruito. Ha offerto alla Regione uno strumento già pronto, frutto di competenza sindacale e di conoscenza profonda del territorio lucano. Ora tocca alle istituzioni fare la propria parte. Non domani. Non quando sarà comodo. Adesso.



Il commercio di prossimità non muore per fatalità storica. Muore per indifferenza politica. E l'indifferenza, quando è documentata, si chiama responsabilità. La FILCOM Basilicata continuerà a chiedere, a proporre, a denunciare — con la stessa tenacia di chi sa di avere ragione, e sa che la ragione, alla lunga, non si può ignorare.

Alla Regione Basilicata chiediamo, ancora una volta e pubblicamente: rispondete alla proposta. Convocate il Tavolo. Fate la legge. O almeno dite perché non volete farla. Il silenzio, su questo, non è più ammissibile.

Donato Rosa
Segretario Generale Regionale
FILCOM Basilicata – CONFSAL



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