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M5S, liste d'attesa: 'Latronico annuncia ma non spiega'

27/04/2026

Il comunicato diffuso dall’assessore Latronico a seguito del tavolo di monitoraggio sulle liste d’attesa ambulatoriali al 31 marzo 2026 solleva più interrogativi di quanti ne risolva. Al di là della retorica del sistema “in piena attività” e della “crescita della produzione”, i dati presentati fotografano una realtà parziale e selettiva, che rischia di raccontare solo ciò che conviene raccontare, lasciando nell’ombra esattamente le aree più critiche del sistema sanitario lucano.

A quanto ci consta, infatti, ma saremmo felici di essere smentite, il programma di abbattimento delle liste di attesa sarebbe partito soltanto presso i presidi ospedalieri di Potenza e Matera, escludendo invece tutte le articolazioni territoriali, che pure avrebbero fatto richiesta di adesione al programma stesso.

Parrebbe infatti che, malgrado la volontà del personale sanitario di lavorare anche il sabato e la domenica per ridurre le liste di attesa presso i presidi territoriali, ad esempio di Melfi, non sia stata accordata alcuna autorizzazione a procedere.

Se così fosse, saremmo di fronte a un paradosso drammatico: in un momento storico in cui la prima emergenza risulta propria quella legata ai tempi e alle possibilità di cura, non beneficiare e ottimizzare la disponibilità del personale a lavorare anche durante il fine settimana risulta davvero incomprensibile.

Auspichiamo, pertanto, che l’assessore possa rispondere e chiarire il prima possibile e, soprattutto, intervenire per sanare la situazione.

Il secondo nodo è interpretativo. L’assessore presenta il Tempo Medio Ponderato (TMP) salito a 88,9 giorni non come un segnale di peggioramento ma come la conseguenza virtuosa di una “scelta precisa di aprire le agende”. Si tratta di una lettura tecnicamente plausibile in astratto — la domanda latente che emerge può temporaneamente alzare i tempi medi — ma politicamente inaccettabile nella sua genericità. Un TMP in crescita significa che i cittadini aspettano di più, non di meno. La soglia dei 120 giorni evocata dall’assessore non è un traguardo ambizioso: è il limite massimo previsto dalla normativa vigente, il cui superamento configura una violazione dei livelli essenziali di assistenza. Portare quel valore come elemento rassicurante significa abbassare il metro di valutazione fino al punto in cui qualunque risultato inferiore alla soglia di illegittimità diventa un successo da celebrare.

Il terzo nodo riguarda le prestazioni diagnostiche ad alto impatto clinico. Lo stesso assessore riconosce che TC, risonanze magnetiche, colonscopia, gastroscopia ed elettromiografia restano “sfide aperte”. Sono esattamente le prestazioni che determinano diagnosi oncologiche tempestive o ritardate, che orientano i percorsi neurologici e gastroenterologici, che decidono se un paziente riceve cure adeguate o accumula mesi di attesa in una zona grigia diagnostica. Il fatto che, a quattro mesi dall’approvazione del Piano Sanitario Regionale 2026-2030, queste prestazioni siano ancora fuori dai tempi di legge non è una “sfida”: è una lacuna strutturale che il piano avrebbe dovuto affrontare con misure concrete e non con generici impegni di “potenziamento dell’offerta”.

Come M5S chiediamo che il monitoraggio delle liste d’attesa venga pubblicato integralmente, con dati disaggregati per azienda sanitaria — ASP, ASM, AOR San Carlo — e per singola tipologia di prestazione, indicando per ciascun punto di erogazione i tempi effettivi e non quelli medi ponderati. La trasparenza non è un accessorio della governance sanitaria: è la condizione perché i cittadini lucani possano sapere dove curarsi, quanto aspettare, e se il sistema che li dovrebbe servire sta davvero funzionando o si sta semplicemente raccontando che funziona.

Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)



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