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M5S. San Nicola di Melfi, il cielo plumbeo e il lavoro che resiste

10/04/2026

C'è una notizia, e vale la pena dirla prima di tutto il resto. Per PMC Automotive e Brose esiste oggi un investitore, un imprenditore con un progetto industriale scritto, una piattaforma per il recupero di pneumatici fuori uso e un impianto di produzione di bitume, e la disponibilità dichiarata ad assorbire la forza lavoro delle due aziende. Stellantis ha confermato la cessione agevolata del sito. Accogliamo la notizia con la soddisfazione di chi ha lottato perché arrivasse e con la vigilanza di chi sa che il percorso è ancora lungo. E questo lo sanno soprattutto i lavoratori della PMC in presidio da oltre centosettanta giorni e convinti a rimanerci finché l’annuncio non si trasformerà nella firma del nuovo contratto.

Hanno aspettato abbastanza, anzi no: hanno lottato ogni giorno, meritano garanzie concrete, non annunci.

Le garanzie che mancano sono precise. Le autorizzazioni necessarie all'avvio dell'impianto richiederanno tra dodici e ventiquattro mesi, un arco di tempo lungo, condizionato da una burocrazia storicamente imprevedibile. Va detto con chiarezza: ogni concessione deve essere subordinata a impegni sull'assorbimento della forza lavoro esistente. Il territorio di Melfi non ha bisogno di nuovi capannoni: ha bisogno di lavoro stabile per persone reali. Nel periodo di transizione — con gli ammortizzatori di Brose in scadenza il 18 aprile e quelli di PMC il 30 aprile — la copertura reddituale dei lavoratori deve essere garantita senza interruzioni, attraverso la cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione. Questo accordo va formalizzato adesso, non rimandato a giugno.

Su Tiberina il quadro è differente. I centoventotto lavoratori con contratti di solidarietà in scadenza a maggio non hanno visto arrivare nemmeno una commessa dalla ripresa produttiva di Stellantis — ripartita a febbraio con la nuova Jeep Compass — che pure viene celebrata come segnale di rilancio. Uno dei fornitori storici dello stabilimento madre rimane fuori dalla ripresa produttiva del sito intorno a cui è nato. Non è una casualità: è la conseguenza di scelte di fornitura che Stellantis compie liberamente, senza che alcun vincolo istituzionale la obblighi a privilegiare l'indotto che ha costruito attorno a sé in trent'anni. Questa asimmetria va rotta, il Ministero deve fare la sua parte e la politica tutta ancora di più, a partire da un concreto e robusto piano di sviluppo industriale. Ci uniamo al grido di dolore dei lavoratori Tiberina che, non più tardi di ieri, hanno continuato a chiedere lavoro e certezze per pagare le bollette, per sostenere gli studi dei figli e per vivere e resistere in Basilicata.

Tutto questo si gioca su uno scenario internazionale che non aiuta. I conflitti in corso — con le tensioni nel canale di Hormuz che hanno già prodotto shock energetici misurabili — i dazi americani che penalizzano il manifatturiero europeo, il costo dell'energia in Italia strutturalmente incompatibile con la competitività industriale: sono variabili che pesano su ogni piano di reindustrializzazione, rendendo fragile ciò che sulla carta sembra solido.

È qui che la nostra richiesta alla Regione Basilicata diventa più netta, e più politica. Una regione che affronta una crisi strutturale del proprio principale polo industriale ha bisogno di una strategia, non di risposte emergenziali cucite sulle scadenze dei singoli ammortizzatori. Chiediamo che la Regione si faccia protagonista attiva sul piano della politica nazionale ed europea: il piano Sure da cinquecento miliardi proposto dall'europarlamentare Tridico — uno strumento europeo per sostenere le transizioni industriali e proteggere l'occupazione nei territori più colpiti — è esattamente il tipo di iniziativa che una regione come la Basilicata dovrebbe sostenere con forza, portare nelle sedi istituzionali competenti e attorno a cui dovrebbe costruire un'alleanza con le altre regioni del Mezzogiorno che stanno vivendo la stessa trasformazione.

La nostra è una regione demograficamente fragile, costruita attorno a pochi grandi equilibri occupazionali. Quando uno di questi equilibri entra in crisi — come sta accadendo a Melfi da oltre due anni — il territorio non ha margini di tenuta automatica. Ogni posto di lavoro perso è un pezzo di futuro che se ne va, e non torna.

Occorrono energie straordinarie, e noi le mettiamo tutte a disposizione, sperando che chi governa faccia lo stesso.

Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)



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