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La voce della Politica
| Comitato medici e dipendenti Polimedica: ASP sostituisce il tavolo con una PEC |
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27/03/2026 | Quando il linguaggio burocratico prevale e prende il posto del confronto serio, non si limita a complicare i problemi: finisce per aggravarli. È quanto accade nella vicenda Polimedica, dove al posto del confronto tecnico-istituzionale deciso in Prefettura il 3 marzo, l’ASP ha inviato una PEC con il contratto da firmare, comunicando di non condividere le modifiche proposte agli articoli 1 e 4 e limitandosi a un ritocco dell’articolo 8, comma 5, allegando direttamente lo schema contrattuale 2026.
Il punto non è soltanto formale. Il punto è sociale, istituzionale e umano.
In Prefettura non si era deciso di chiudere la questione con una corrispondenza unilaterale. Si era invece riconosciuta la necessità di un approfondimento serio su una vertenza che riguarda non solo una struttura sanitaria, ma anche il lavoro, l’assistenza e la tenuta di un intero territorio come il Vulture-Melfese-Alto Bradano. Sostituire quel confronto con una PEC significa, nei fatti, eludere il merito della questione.
E il merito è semplicissimo: la proposta avanzata da Polimedica insieme al Sindaco di Melfi non chiedeva un euro in più di spesa pubblica. Non domandava privilegi. Non pretendeva deroghe. Si muoveva all’interno del limite annuale di spesa già assegnato, che lo stesso contratto ASP continua a richiamare. Chiedeva solo una cosa ragionevole: usare quel tetto annuale in modo più utile e più veloce, così da liberare l’erogazione delle prestazioni più critiche in lista d’attesa, salvaguardare i livelli occupazionali e consentire un piano di salvaguardia della struttura.
In altre parole: una proposta che teneva insieme cure, lavoro e sostenibilità.
Ed è questo che rende il rifiuto così difficile da comprendere e spiegare ai cittadini. Perché una soluzione che non costa di più, che non altera la spesa pubblica complessiva e che anzi aiuterebbe il territorio a ricevere prestazioni per tempo dove servono davvero, viene di fatto respinta senza un vero confronto pubblico e tecnico. In un’area già segnata da fragilità sanitarie, attese e mobilità, è una scelta che appare distante dalla realtà concreta delle persone.
C’è poi un ulteriore elemento che pesa molto. La nota ASP non risulta inviata a tutte le parti che avevano preso parte al tavolo prefettizio. Dalla documentazione emergono Polimedica e, per conoscenza, il Dipartimento Salute regionale, il Direttore Sanitario ASP e il Direttore Amministrativo facente funzioni. Non figurano invece la Prefettura, il Sindaco di Melfi, la UIL FPL, né il comitato dei dipendenti e dei medici di Polimedica.
Non è un dettaglio. È un segnale. Quando una vertenza viene trattata in sede prefettizia e coinvolge istituzioni, sindacato, amministratori locali, lavoratori e medici, ricondurre tutto a un rapporto bilaterale freddo tra ASP e struttura privata significa sminuire il carattere pubblico della questione. Significa riportare nell’ombra ciò che era stato riconosciuto come problema collettivo.
Le domande vere, allora, restano tutte aperte. Che fine fanno i livelli occupazionali, se si nega una soluzione organizzativa capace di rendere sostenibile l’attività? Che fine fanno i livelli essenziali di assistenza, se si preferisce una gestione inutilmente rigida del budget invece di usarlo per abbattere concretamente le liste d’attesa? Perché respingere una proposta che non altera il limite annuo di spesa ma consente una più utile allocazione della capacità produttiva? Perché rifiutare, nei fatti, un piano di salvaguardia che avrebbe evitato ulteriore impoverimento assistenziale e occupazionale del territorio?
Sono domande che meritano risposte pubbliche, non formule pseudo-notarili.
Per questo la vicenda Polimedica ormai va oltre. Qui si misura la distanza tra le istituzioni e la vita reale delle persone. Tra chi ragiona per atti e chi ogni giorno ha davanti pazienti, medici e lavoratori. Tra chi considera il contratto un punto di arrivo da imporre e chi chiedeva che prima di quel contratto si discutesse seriamente di come usarlo nell’interesse pubblico.
Ecco perché non bastano più i toni felpati. Serve una reazione civile, forte e democratica. Diventa urgente la convocazione di un Consiglio comunale aperto alla cittadinanza, perché la comunità ha diritto di capire cosa stia accadendo alla propria sanità territoriale. Così come appare inevitabile un sit-in di protesta davanti alla sede dell’ASP, perché il dissenso civile è spesso l’unico linguaggio capace di interrompere il silenzio delle procedure.
Va infine rafforzata la petizione popolare già in corso, che chiede proprio ciò che oggi manca: criteri chiari e trasparenti per i contratti, una governance stabile e partecipata, tutela dei lavoratori, certezza normativa e servizi continuativi per i cittadini. La stessa petizione richiama la necessità di restituire al sistema sanitario regionale un quadro “certo, trasparente e sostenibile”.
Perché se davanti a una proposta che non chiedeva più soldi, salvava lavoro e aiutava il territorio ad avere più cure, la risposta delle istituzioni è una PEC con il contratto in allegato, allora il problema non è più solo amministrativo. È sociale. Ed è il segno di uno scollamento che non può più essere taciuto.
Il Comitato di medici e dipendenti di Polimedica
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