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Vertenza Polimedica a Melfi: pressing su Prefettura, basta rinvii e ritardi

25/03/2026

Quando a muoversi, nello stesso giorno, sono da un lato Polimedica e UIL FPL e dall’altro il Sindaco di Melfi, non siamo più davanti a una semplice richiesta di aggiornamento. Siamo davanti a un fatto politico e istituzionale preciso: la misura è colma.

Con due distinte PEC inviate oggi alla Prefettura di Potenza, è stata chiesta in via d’urgenza la riconvocazione del tavolo prefettizio del 3 marzo. Il motivo è semplice, grave e ormai impossibile da aggirare con formule burocratiche: l’ASP Basilicata non ha ancora convocato l’incontro tecnico che, proprio in quella sede, avrebbe dovuto essere svolto entro il 10 marzo. Questo è il punto. Tutto il resto viene dopo.

La questione, ormai, non riguarda soltanto Polimedica. Riguarda il rispetto dovuto alle istituzioni. Perché se quanto concordato davanti alla Prefettura può essere ignorato senza conseguenze, allora il danno non è solo amministrativo: diventa un danno al principio stesso di affidabilità istituzionale. Nella PEC congiunta di Polimedica e UIL FPL si afferma chiaramente che non dovrebbe essere consentito che quanto concordato in una sede del Governo dello Stato venga ignorato, e si chiede una nuova immediata convocazione del tavolo.

Né si può far finta di non vedere il significato politico della seconda iniziativa. Il Sindaco di Melfi, con una propria nota formale, ha chiesto alla Prefettura di riconvocare il tavolo istituzionale, sottolineando che il passaggio tecnico concordato non è stato ancora formalizzato e che esso è indispensabile per la tutela dei lavoratori e per la continuità delle prestazioni sanitarie ai cittadini.

Sono due atti distinti, ma parlano con una sola voce. Ed è una voce che dice una cosa molto netta: non si può più perdere tempo.

Intanto, mentre l’ASP continua a non dare corso a quanto concordato, la realtà corre molto più veloce delle omissioni amministrative. Il 24 marzo il Comitato di medici e dipendenti di Polimedica ha denunciato pubblicamente che l’incontro tecnico indicato al tavolo del 3 marzo non si è mai tenuto e che, nel frattempo, sono maturati gli effetti occupazionali più gravi, con la decorrenza dei licenziamenti dei primi sette posti di lavoro. Nella stessa nota è stato annunciato anche un sit-in davanti alla sede dell’ASP di Potenza.

È questo il punto più duro da accettare: mentre c’era chi chiedeva solo il rispetto di un cronoprogramma concordato, il tempo è stato lasciato scorrere fino a trasformare una possibilità di soluzione in un danno concreto. E quando i problemi si aggravano per inerzia, non si è più nel campo delle difficoltà organizzative. Si entra in quello delle responsabilità.

Le due PEC inviate oggi segnano allora un passaggio importante. Non sono un gesto rituale. Non sono una formalità. Sono il segno che prendono sempre più corpo le iniziative istituzionali, sindacali e civili per indurre l’ASP Basilicata a rispettare gli impegni assunti.

Adesso la parola torna alla Prefettura. Perché la Prefettura non può consentire che un impegno assunto in quella sede venga svuotato nei fatti dal silenzio, dai rinvii o da una mancata convocazione. Non sarebbe solo una sconfitta per una vertenza. Sarebbe un precedente sbagliato per tutti.



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