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Referendum costituzionale. Volantinaggi e banchetti Cgil in Basilicata

20/03/2026

Banchetti e volantinaggio in quasi tutti i comuni lucani e tra i luoghi di lavoro. Così la Cgil in Basilicata chiude la campagna referendaria per No al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. I cittadini e le cittadine saranno chiamati a decidere la modifica di sette articoli della Costituzione. La cosiddetta Riforma Nordio prevede l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell’accusa), al posto del CSM unico per tutti i magistrati; l’estrazione a sorte, anziché l’elezione, dei loro componenti, con modalità diverse per magistrati e componente “politica” e la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM).

Una riforma costituzionale che secondo la Cgil "non introduce solo la separazione delle carriere tra giudici e pm, come si sente dire spesso, ma fa molto di più: minaccia l’autonomia e l’indipendenza della magistratura - affermano i segretari generali Fernando Mega (Cgil Basilicata e Cgil Matera) e Vincenzo Esposito (Cgil Potenza) - cambia il modello costituzionale del CSM, non risolve i problemi della giustizia che gravano sui cittadini disperdendo risorse perché moltiplica i costi, separa le carriere di giudici e pubblici ministeri snaturando la pubblica accusa (senza aumentare in modo significativo le garanzie di imputati e indagati). La posta in gioco è altissima: la legge Meloni/Nordio stravolge la Costituzione e mette a rischio l’autonomia della magistratura, compromettendo l’equilibrio tra i poteri dello Stato. L’obiettivo è preciso: sottoporre la magistratura al condizionamento del governo e indebolire i controlli su chi esercita il potere. La legge Meloni/Nordio, con autonomia differenziata e premierato, è parte di un disegno più ampio di profondo e radicale cambiamento della nostra Repubblica democratica.
Il risultato è una giustizia dura con i deboli e indulgente con i potenti. L’autonomia della magistratura non è un privilegio, ma una garanzia di uguaglianza per tutti. Difendere l'autonomia e l'indipendenza della magistratura significa anche difendere i lavoratori più fragili e la possibilità stessa di contrastare lo sfruttamento, facendo emergere situazioni gravi che riguardano lavoratori spesso in condizioni di bisogno. Se ciò fino a questo momento è stato possibile è perché nel nostro Paese esiste una magistratura autonoma e indipendente, capace di intervenire quando le regole vengono violate".

Mega ed Esposito ricordano inoltre che "siamo chiamati al referendum perché la riforma non ha ottenuto l’approvazione dei due terzi del Parlamento. In assenza di una condivisione larga, il governo, anziché favorire la discussione, ha voluto fare da solo, con un procedimento “blindato”: dopo la prima approvazione, per le altre tre votazioni previste non è stato possibile presentare emendamenti. Si è arrivati in fondo con lo stesso testo con cui era iniziato il percorso d’approvazione. È la prima volta nella storia della Repubblica che una riforma della Costituzione viene approvata in questo modo. Una procedura affrettata e “chiusa” che è esattamente il contrario di quella auspicata da padri e madri costituenti". Andare a votare e votare No per Mega ed Esposito "è essenziale per difendere la nostra Costituzione nata dalla Resistenza e difendere i nostri diritti e libertà individuali che sono una conquista nata dall'opposizione al nazi- fascismo. La Costituzione è la carta su cui si fonda la nostra Democrazia: modificarla, destrutturarla, significa ledere la democrazia e i nostri diritti di cittadini liberi. Un chiaro disegno del governo di destra, che si completa con l'autonomia differenziata e il premierato. Mantenere l’indipendenza della magistratura - concludono - serve proprio a far si che il potere giudiziario possa limitare il potere esecutivo e controllare che rispetti le leggi, a tutela di tutti i cittadini. È uno dei cardini delle democrazie liberali, che non a caso oggi è sotto attacco in molti Paesi, in Europa e nel mondo. Altrimenti la legge non è uguale per tutti".



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