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La voce della Politica
| Napoli: Pasolini non è ‘arruolabile’, è patrimonio di tutti |
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19/03/2026 | “In queste ore, attorno a un’iniziativa culturale di altissimo valore per Barile e per la Basilicata, si è scelto deliberatamente di alzare polvere. Non per discutere di Pasolini, non per valorizzare un pezzo di storia lucana e nazionale, ma per costruire una polemica di appartenenza: il vecchio riflesso di chi pensa che la cultura sia un recinto e che la memoria debba avere un ‘proprietario’. È un metodo povero. E, soprattutto, è un metodo pericoloso”. Lo dichiara il capogruppo di FdI in Consiglio regionale, Michele Napoli, che aggiunge:
“Povero, perché riduce Pier Paolo Pasolini — una delle coscienze più lucide e scomode del Novecento — a un pretesto da battaglia politica di giornata. Pericoloso, perché trasforma ciò che dovrebbe unire una comunità (la memoria, la bellezza, la conoscenza) in materia di tifo, insinuazioni e sospetti. È così che si avvelena il dibattito pubblico: non con le idee, ma con le etichette; non con il merito, ma con la malizia; non con la verità, ma con il rumore. Io respingo questa impostazione con fermezza”.
“Ho partecipato all’iniziativa istituzionale promossa dal Comune di Barile – spiega Napoli - su invito formale, nella mia qualità di Consigliere regionale, perché considero quel legame tra Barile e Pasolini un patrimonio di tutti: della comunità locale, della Basilicata e dell’Italia. Pasolini non appartiene a una parte politica. Pasolini appartiene alla cultura italiana. Ed è proprio la sua grandezza a renderlo non ‘arruolabile: chi prova a sequestrarlo dentro una casacca ideologica non lo difende, lo rimpicciolisce. C’è una cosa che deve essere detta con chiarezza, le istituzioni non chiedono tessere all’ingresso di un auditorium. Le istituzioni hanno un dovere molto più alto, essere presenti dove un territorio cresce, dove una comunità investe in identità e qualità, dove la memoria smette di essere rituale e diventa progetto, scuola, futuro. Chi pretende patenti ideologiche sulla cultura non è “custode” di nulla: è un doganiere del pensiero”.
“E c’è un altro punto, ancora più netto. Le insinuazioni e le allusioni – aggiunge Napoli - non sono politica, e non sono informazione. Sono l’ultima scorciatoia di chi non ha argomenti. Se esistono fatti concreti, si dicano con precisione e se ne assuma la responsabilità nelle sedi opportune. Diversamente, si abbia il rispetto di non trascinare Barile, un evento culturale e la figura di Pasolini nel pantano dell’ambiguità costruita a tavolino. Io non mi farò trascinare lì. Io scelgo un’altra strada: quella della serietà, della sobrietà e della responsabilità”.
“La Basilicata ha bisogno di meno agitatori e di più costruttori. Di meno slogan e di più visione. Di meno polemiche e di più lavoro su ciò che resta: scuole, comunità, territori, opportunità per i giovani. La politica che fomenta e divide può strappare un titolo facile, ma non produce futuro. La politica che guida, invece, si riconosce da una cosa semplice: non ha bisogno di urlare per farsi ascoltare, perché parla con i fatti e con la direzione che indica. A Barile – conclude l’esponente di FdI - ci sono stato con rispetto e con determinazione. Perché la cultura non serve a fare bandiere, serve a dare senso. E quando si prova a trasformarla in un’arma di propaganda, il dovere di chi ha responsabilità pubbliche è uno solo, difenderla, con fermezza e con dignità”. |
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