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La voce della Politica
| Vertenza Natuzzi senza intesa, Cifarelli: il distretto del mobile imbottito resta strategico e va rilanciato |
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18/03/2026 | La crisi del gruppo Natuzzi riporta con forza al centro del dibattito pubblico il futuro del distretto del mobile imbottito tra Matera, Montescaglioso e l’area murgiana. Non si tratta di una vertenza aziendale isolata, ma di un passaggio cruciale per uno dei principali sistemi manifatturieri del Mezzogiorno, che da decenni rappresenta un pilastro dell’economia della Basilicata e della Puglia.
La mancata intesa al tavolo ministeriale conferma purtroppo quanto da tempo sosteniamo: siamo di fronte a una crisi che è insieme congiunturale e strutturale. Da un lato, pesano fattori globali come la contrazione della domanda internazionale, l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, le tensioni geopolitiche e la crescente concorrenza dei Paesi a basso costo. Dall’altro, emergono limiti storici del modello distrettuale, che non è stato adeguatamente rinnovato per affrontare le sfide della competizione globale.
In questo contesto, il piano industriale presentato dall’azienda — pur contenendo elementi di investimento — solleva interrogativi profondi sul piano occupazionale e sulla tenuta complessiva della filiera. Le misure annunciate rischiano infatti di produrre effetti che vanno ben oltre i lavoratori diretti, tanto in Puglia quanto in Basilicata, coinvolgendo l’intero indotto: piccole imprese, terzisti, servizi logistici e commerciali. È questo l’aspetto più preoccupante, perché mette a rischio l’equilibrio economico e sociale di un intero territorio.
Occorre allora uno scatto di responsabilità da parte di tutti: imprese, organizzazioni sindacali e istituzioni. È necessario riaprire il confronto, ma soprattutto cambiare approccio. Non basta gestire l’emergenza: serve una visione strategica.
Per questo ho proposto, nelle sedi istituzionali, una risoluzione per il rilancio del distretto del mobile imbottito che parte da alcuni punti fondamentali.
Il primo è la ricostruzione di una governance efficace del distretto. Non è più accettabile che uno strumento strategico come questo sia privo da anni di una guida operativa. Senza coordinamento, le imprese restano isolate e incapaci di affrontare sfide che richiedono massa critica, innovazione e cooperazione.
Il secondo riguarda la necessità di accompagnare il sistema produttivo verso un’evoluzione: dal modello tradizionale di distretto a quello di cluster industriale avanzato, fondato su ricerca, digitalizzazione, sostenibilità e integrazione tra manifattura e design. Matera e il suo territorio hanno tutte le potenzialità per giocare questa partita, grazie a competenze consolidate e a una tradizione produttiva riconosciuta a livello internazionale.
Il terzo punto è il sostegno agli investimenti e all’internazionalizzazione. Le imprese devono essere messe nelle condizioni di competere sui mercati globali, attraverso politiche regionali mirate, utilizzo efficace dei fondi europei e la costruzione di un vero piano per l’export.
Infine, è indispensabile rafforzare il legame tra sistema produttivo e territorio. Il tema delle internalizzazioni, posto con forza dalle organizzazioni sindacali, va affrontato seriamente perché è strettamente connesso alla sopravvivenza dell’indotto locale. Senza una filiera solida, il rischio concreto è quello della desertificazione industriale.
Siamo in attesa da tempo, e continuiamo ad auspicare con forza, che la Regione assuma fino in fondo il ruolo politico e istituzionale che le compete. Su una questione così strategica non bastano dichiarazioni di principio: serve un’iniziativa vera, autorevole e continuativa, capace di costruire un confronto serrato con la Puglia e con il Governo nazionale.
La Regione può e deve essere il perno di una vertenza che riguarda il futuro del lavoro, dell’apparato produttivo e dello sviluppo dell’intero territorio. Per questo è necessario promuovere un’azione coordinata e condivisa, che coinvolga attivamente anche le imprese e le parti sociali, dentro un percorso serio che rimetta al centro occupazione, investimenti e prospettive di crescita.
La crisi attuale può rappresentare un punto di svolta: o si subisce un progressivo declino, oppure si coglie l’occasione per ripensare e rilanciare il distretto su basi nuove e più solide.
La posta in gioco è alta. Non riguarda solo il futuro di un’azienda, ma quello di migliaia di lavoratrici e lavoratori e di un intero sistema produttivo che ha fatto la storia industriale del nostro territorio. È il momento di agire con determinazione, visione e responsabilità. |
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