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Cgil Basilicata e Cgil Potenza presentano il Rendiconto di genere Inps 2025

6/03/2026

“Parlare di divario di genere in Basilicata significa parlare di una ferita ancora aperta nel nostro sistema economico e sociale. I dati ci dicono che il gap tra uomini e donne nel lavoro supera i 29 punti percentuali, uno dei valori più alti non solo in Italia ma in Europa. Quando parliamo di divario di genere non ci riferiamo soltanto alla differenza di salario. Parliamo di un insieme di disuguaglianze che le donne incontrano nel lavoro e nella società: minori opportunità di accesso all’occupazione, maggiore precarietà, salari mediamente più bassi, carriere più lente e una distribuzione ancora profondamente squilibrata del lavoro di cura nelle famiglie”. Così Anna Russelli, segretaria regionale della Cgil Basilicata, commentando il Rendiconto di genere Inps 2025 presentato questa mattina a Potenza all’incontro “Close the gap” promosso dalla Cgil Basilicata e dalla Cgil di Potenza nell'ambito delle iniziative per la Giornata internazionale della donna. Ad illustrarlo, Tiziana Miglio, direttrice regionale vicaria e dirigente area Prestazioni Ips Basilicata e Geraldina Mazzeo, dirigente area Entrate contributive e vigilanza documentale e ispettiva Inps Basilicata.

I dati

Dal Rendiconto di genere Inps 2025 emerge che la popolazione della regione Basilicata è composta da 530.004 abitanti. Il saldo naturale al 2024 riporta una differenza tra nascite e decessi negativa pari a 3.154 mila unità, di cui 50,5% donne e 49,5% uomini. La speranza di vita alla nascita è 85,2 anni per le donne e 80,9 anni per gli uomini. Dal 1954 l’età media della donna al parto del primo figlio in Basilicata è aumentata di circa 7 anni (da 25 a 32 anni).

Il numero di posti autorizzati nei servizi educativi per la prima infanzia evidenzia una marcata disparità territoriale fra Nord e Sud. In tale scenario la Basilicata presenta un valore pari a 22,4 posti ogni 100 bambini, valore al di sotto del Nuovo obiettivo dell’Unione Europea pari al 45%. Il numero di beneficiarie donne di congedi parentali nel 2024 è stato di 1.335, a fronte di 1.266 uomini. In Basilicata, in linea con il panorama nazionale, i congedi di maternità sono richiesti maggiormente nella fascia di età 25-34, mentre quelli di paternità in quella 35-44. La paternità, infatti, per dinamiche demografiche e di carriera, spesso slitta un po’ più avanti (partner più grandi, stabilità economica/ruolo prima di attivare il congedo). Nella regione Basilicata relativamente alle anticipazioni pensionistiche “Opzione Donna” e “Quota 100-102 e 103”, si è raggiunto il massimo utilizzo nel 2022 e 2023, con una netta diminuzione nel 2024 e nel 2025. Questo è dovuto principalmente ai requisiti sempre più stringenti.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, in Basilicata lavora il 40,9% delle donne contro il 59,1% degli uomini. Le donne hanno principalmente contratti di lavoro occasionale: 66,44%, contro il 33,56% degli uomini. Il dato medio regionale evidenzia un tasso di disoccupazione medio del 6,7%. I dati mostrano un tasso di disoccupazione femminile pari a circa il doppio rispetto al dato registrato per gli uomini, evidenziando un persistente divario nella stabilità e nell’inclusione occupazionale. In Basilicata il divario di genere tra i giovani NEET resta marcato: le donne registrano un valore pari al 19,9%, nettamente superiore a quello degli uomini (14,4%), evidenziando come l’inattività colpisca in misura più significativa la componente femminile. Tra i lavoratori dipendenti del settore privato in Basilicata solo il 21,6% delle donne ha contratti da dirigente contro il 78,4% dei colleghi uomini. Tra i quadri il genere femminile rappresenta il 26,4% mentre quello maschile il 73,6%. Rispetto alla tipologia di contratto le lavoratrici con contratto a tempo indeterminato sono il 30,6%, mentre il 38,6% ha un contratto a tempo determinato. Nel 2024 le lavoratrici part-time risultano il 63,5% rispetto al 36,5% dei lavoratori, con un gap del 27%. È interessante notare che il part-time involontario è in calo rispetto all’anno precedente, ossia la quota di occupati che lavorano part-time perché non sono riusciti a trovare un lavoro a tempo pieno; per le femmine, però, la percentuale è notevolmente maggiore rispetto a quella dei maschi (21,2% e 5,7% rispettivamente). Inoltre, i valori sono maggiori alla media nazionale per entrambi i generi.

Nel settore pubblico della Basilicata il divario retributivo di genere nelle retribuzioni medie giornaliere è meno marcato rispetto al settore privato. Tuttavia, nella maggior parte dei settori economici del privato e dei gruppi contrattuali del pubblico, la retribuzione media giornaliera delle donne rimane comunque inferiore a quella degli uomini: nel privato è di 63,89 euro per le donne e 92,95 euro per gli uomini (gap 31,26%); nel pubblico è di 110,53 euro per le donne e 137,04 euro per gli uomini (gap 19,34%).

“Il quadro – ha ripreso Russelli – è in linea anche con i dati più recenti della Consigliera regionale di parità. Nel 2024 sono stati registrati 245 casi di dimissioni convalidate di lavoratrici madri e lavoratori padri, ma la grande maggioranza riguarda le donne. Le dimissioni, infatti, hanno riguardato soprattutto donne, nella stragrande maggioranza dei casi di un’età compresa tra i 26 e i 35 anni, con almeno 1 figlio a carico e in prevalenza operaie. Questo significa che spesso, davanti alla difficoltà di conciliare lavoro e responsabilità familiari, sono ancora le lavoratrici a dover rinunciare all’occupazione. Il divario di genere non nasce solo da problemi economici o organizzativi. È anche e soprattutto il prodotto di una cultura patriarcale che continua ad attribuire alle donne il ruolo principale nella cura della famiglia e a considerare il loro lavoro meno stabile e meno centrale. Per noi, questo divario non è una fatalità: è il risultato di scelte politiche e culturali. Abbiamo più volte denunciato il progressivo arretramento che stiamo registrando sul terreno dei diritti e dell’uguaglianza di genere. Fin dal suo insediamento, il governo guidato da Giorgia Meloni ha espresso un orientamento politico e culturale che tende a comprimere l’autodeterminazione e la libertà delle donne e a riproporre una visione tradizionalista dei ruoli sociali. In questi anni abbiamo contestato diverse scelte che indicano un’idea del mondo ben precisa: l’apertura di spazi pubblici alle associazioni antiabortiste che mettono in discussione il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza sancito dalla legge 194; il veto all’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, uno strumento fondamentale per prevenire la violenza di genere; la mancanza di investimenti adeguati nell’occupazione femminile e nei servizi pubblici a sostegno della genitorialità”.

A questo per Russelli “si aggiunge la mancata introduzione di un vero congedo parentale paritario, che sarebbe uno strumento decisivo per redistribuire il lavoro di cura tra uomini e donne e ridurre la penalizzazione delle lavoratrici dopo la nascita dei figli. Non a caso, lo scorso 24 febbraio la Camera ha bocciato gli articoli della proposta di legge che prevedeva un congedo paritario di cinque mesi per ciascun genitore con copertura piena della retribuzione: una scelta di civiltà che è stata giudicata troppo costosa ancor prima di essere davvero discussa. In questo quadro è fondamentale anche l’attuazione della direttiva europea sulla trasparenza salariale. Il 5 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo per recepire la direttiva europea 2023/970, nata proprio con l’obiettivo di eliminare le disparità salariali tra lavoratrici e lavoratori a parità di lavoro o di lavoro di pari valore. Tuttavia il recepimento italiano appare debole e rischia di svuotare molti degli strumenti più efficaci previsti dalla direttiva per contrastare realmente il gender pay gap. Abbiamo inoltre espresso forte preoccupazione per il cosiddetto ddl “Stupri”, presentato al Senato, che rischia di determinare un arretramento culturale e giuridico su un terreno delicatissimo come quello della violenza sessuale, ribaltando la logica sul tema del consenso e mettendo nuovamente in discussione la libertà delle donne. In questo clima - non possiamo ignorare che la violenza continua a colpire. Dall’inizio dell’anno sono già diverse le donne vittime di femminicidio, mentre si moltiplicano le iniziative e le pressioni volte a indebolire ulteriormente la legge 194 e il diritto all’autodeterminazione. Per questo vogliamo riaffermare con forza il valore della libertà delle donne, della loro autodeterminazione e della parità sostanziale. Ricordo, a questo proposito, lo sciopero dichiarato da Filcams Cgil e Flc Cgil per il 9 marzo. Senza politiche adeguate, infatti, sono quasi sempre le donne a pagare il prezzo più alto: sono loro che rinunciano al lavoro per accudire figli o familiari, sono loro che restano intrappolate nel part-time involontario o nella precarietà. Per questo chiediamo politiche concrete: più servizi pubblici, più investimenti nell’occupazione femminile, contratti stabili e salari dignitosi. Perché la parità non è uno slogan: è lavoro, diritti e autonomia economica. Ridurre il divario di genere in Basilicata non è solo una battaglia delle donne. È una battaglia di civiltà e di futuro per tutta la nostra comunità”.

Al dibattito hanno partecipato anche Valeria Cirillo, docente di Economia politica all’Università di Bari; Esmeralda Rizzi, responsabile Politiche di genere Cgil nazionale e comitato donne Ces; Anna Rita Rosa, Rsu Smart Paper; Giovanna Galeone, segretaria Spi Cgil Basilicata e Angela Blasi, consigliera del Comune di Potenza.



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