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Il Sindaco di Melfi e Polimedica al tavolo in Prefettura: un Piano per salvare lavoro e cure

1/03/2026

Il Sindaco di Melfi e Polimedica al tavolo in Prefettura: un Piano per salvare lavoro e cure
Martedì 3 marzo alle ore 11.00, in Prefettura a Potenza, si terrà il tavolo di raffreddamento e conciliazione sulla vertenza che riguarda Polimedica e, con essa, un pezzo importante dell’assistenza sanitaria nel territorio.
Non è un appuntamento qualunque. È uno di quei momenti in cui le istituzioni possono scegliere se limitarsi a gestire un’emergenza, oppure trasformarla in una soluzione.
Un Piano nato dal territorio, non da uno slogan. In vista del tavolo, il Sindaco di Melfi Giuseppe Maglione ha preso la guida di una volontà diffusa e trasversale della città, emersa con forza dalla Commissione consiliare, e l’ha tradotta — insieme a un gruppo incaricato di medici e dipendenti di Polimedica — in un vero Piano di salvataggio e rilancio. Un Piano che ha una caratteristica rara: non cerca scorciatoie, non chiede favori, non invoca eccezioni.
Chiede responsabilità. E propone un percorso concreto. Il Piano ha un obiettivo chiaro: salvare i livelli occupazionali e garantire continuità assistenziale, facendo evolvere Polimedica da un modello on demand, centrato su singole prestazioni richieste caso per caso, a un modello fondato su percorsi di cura e piani di assistenza continuativa, con una maggiore capacità di intercettare prestazioni coperte dai fondi di sanità integrativa.
In altre parole: non solo resistere, ma cambiare pelle. E farlo in fretta. La condizione perché il Piano funzioni davvero: meno rigidità, obiettivi chiari. C’è però un punto decisivo che va detto con franchezza. Un piano di rilancio può reggere, ma se il SSN si irrigidisce, si rischia di non poter liberare tutta la capacità produttiva disponibile proprio quando serve di più e di non rendere possibile l’intero Piano di “salvataggio”.
Il nodo è la mensilizzazione del budget annuale quando questa riguarda le prestazioni nelle branche mediche più critiche, quelle del PNGLA e del D.L. 73/2024: bisogna superare una logica che “spalma” artificialmente la produzione, anche quando la domanda sanitaria richiederebbe una risposta più rapida. Se l’obiettivo pubblico è abbattere le liste d’attesa nel minor tempo possibile, allora la direzione deve essere opposta: mettere la struttura nelle condizioni di spingere al massimo la capacità produttiva, entro i limiti di finanza pubblica annuali, ma senza il freno dei dodicesimi. È una scelta di buon senso, prima ancora che amministrativa.
Perché significa più prestazioni erogate quando il bisogno è urgente, meno rinvii e meno rinuncia alle cure, meno obilità sanitaria passiva e, se si riesce davvero a invertire la rotta, anche più mobilità attiva.
Il Piano del Sindaco Maglione e del gruppo di lavoro di Polimedica è una vera soluzione “win-win”, ed è l’unica che può soddisfare tutti. Questo è il punto che martedì dovrebbe unire, senza bandiere e senza polemiche: i cittadini hanno bisogno di cure tempestive, non di burocrazia; i lavoratori hanno diritto a non pagare le conseguenze di rigidità che non dipendono da loro; le istituzioni possono ottenere un risultato di sistema senza spendere un euro in più di finanza pubblica e governando per obiettivi.
La prospettiva è semplice: trasformare una criticità in una scelta opportuna di buona amministrazione. E, se questo avverrà, sarà giusto riconoscerne il merito: al governo regionale, alla dirigenza pubblica, alla Prefettura, e a chi avrà scelto la strada del dialogo. Sarebbe anche un segnale concreto di distensione e ritrovato confronto con il territorio, con le comunità locali e con la città di Melfi, che attraverso la Commissione consiliare ha dimostrato di voler proteggere concretamente lavoro, servizi e diritto alla salute.
L’auspicio è un esito positivo, concreto e immediato. Affinché dal tavolo del 3 marzo esca un impegno chiaro: riconoscere il Piano come strumento reale di salvaguardia occupazionale e assistenziale; attivare subito un confronto tecnico per uno schema contrattuale SSN finalizzato agli obiettivi di liste d’attesa e mobilità; aprire un canale di relazione periodica e strutturale, per monitorare e evitare effetti irreversibili.
E qui l’appello è inevitabile, e va rivolto con rispetto ma anche con franchezza a tutte le istituzioni che siederanno al tavolo. Oggi non serve una promessa in più. Serve una decisione che produca effetti. Serve il coraggio amministrativo di fare una cosa semplice: usare al meglio, e in modo più intelligente, ciò che già esiste.
Non si chiedono privilegi. Si chiede di poter lavorare. E di poterlo fare nel modo giusto: curando più persone, più in fretta, con percorsi migliori, salvando posti di lavoro e sostenendo il diritto alla salute.
Martedì 3 marzo, in Prefettura, c’è la possibilità di scegliere un esito positivo. Ed è un esito che soddisfa tutti.



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