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La voce della Politica
| Referendum e diritto alla conoscenza,Bolognetti:la mia quaresima per la verità e la democrazia,la giustizia e la libertà |
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1/03/2026 | Centosei giorni possono condensare una vita e gli ultimi centocinque giorni ci offrono lo spaccato del livello di abbrutimento, avvilimento, decadimento politico, culturale, economico e istituzionale in cui è precipitata questa nostra democrazia, dopo quasi un ottantennio partitocratico di metamorfosi del male.
Centosei giorni di assordante e fin troppo eloquente silenzio. Un silenzio che verrebbe da definire killer ed assassino. Silenzio da parte della “Commissione Parlamentare di Vigilanza sui Servizi Radiotelevisivi”, silenzio pressoché generalizzato, tranne rarissime e lodevoli eccezioni, da parte di coloro sui quali la Commissione dovrebbe vigilare.
Silenzio sulle ragioni della nonviolenza, che vengono giorno dopo giorno inghiottite da un buco nero di antidemocrazia e antistato di diritto.
Eppure, eccomi qua. Di nuovo e ancora a nutrire il tentativo quasi impossibile di convincere i miei interlocutori sul loro dovere di intervenire, affinché si ponga la parola fine al patente attentato contro i diritti politici del cittadino. Dai 40 membri della Commissione di Vigilanza, destinatari, a partire dal 15 novembre 2025, di numerose missive e sollecitazioni, non è giunta una parola su quanto abbiamo rappresentato, ad iniziare dalla presidente Barbara Floridia. Un silenzio che fa da pendant alla vile censura Rai, che ha letteralmente cancellato con un tratto di penna una forza politica e chi la rappresenta.
Dalle 23.59 del 21 febbraio son tornato a nutrire il mio Satyagraha, alternando un giorno di digiuno e un giorno di sete. Spes contra spem! Sono ancora qui ad alimentare la mia fame e la mia sete di verità e democrazia, giustizia e libertà. Lo faccio con l’amara consapevolezza che il prof. Sergio Tanzarella aveva ragione nell’esprimere le sue perplessità, in una missiva che ebbe ad indirizzarmi qualche settimana fa: “Questi tuoi interlocutori non meritano sacrifici personali che per loro, sazi, sono incomprensibili. Uno sciopero della sete o della fame necessita e presuppone un confronto, anche dialettico, ma tra pari, tra pari almeno moralmente. Ma qui l'abisso è infinito. Diciamo che sono parlamentari distratti, distratti dai sondaggi, dalla cura del proprio futuro, da un orizzonte tanto ristretto da fargli sfuggire il primato della libertà e della conoscenza”.
Carissimo Prof., tu hai di certo ragione, ahimé, ma io non posso, non voglio e non devo gettare la spugna e avverto come un dovere morale continuare ad alimentare la mia fame e la mia sete di ciò di cui provo a parlare quotidianamente.
Lo faccio nella consapevolezza che negli ultimi 120 giorni circa 57 li ho trascorsi ad alimentare la mia “Quaresima”, nella speranza che non sia solo una traversata nel deserto.
Provo ad inchiodare me stesso a ciò che ritengo necessario fare e una volta di più cito quell’ Ernesto Rossi che affermava: “Anche se la giustizia non è nel mondo, è nei nostri cuori. Si deve fare quel che si reputa giusto, non perché la giustizia avrà successo, ma perché l’ingiustizia è per noi ripugnante: consentire a quel che si reputa ingiusto è degradarsi ai nostri propri occhi”.
Certo, è pur vero che paradossalmente chi ha trascorso quasi un intero ventennio nelle patrie galere forse aveva prospettive migliori rispetto a quelle che abbiamo di fronte noi altri in questo disgraziato inizio di XXI secolo. Ciononostante, ripeto con il galeotto Rossi: “Vivere significa agire da uomini e non da servi […] La vita ha un valore solo per le ragioni ideali per la quale viene spesa”.
Di Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani, già membro del Consiglio nazionale dei “Club Pannella”, già membro della Presidenza e del Consiglio generale del Prntt, iscritto all’ODG e alla FNSI. |
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