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La voce della Politica
| PD Senise, il segretario lascia: “Non posso più continuare in queste condizioni” |
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25/02/2026 | È una lettera di riflessione politica quella diffusa dal dirigente del circolo locale del Partito Democratico di Senise Armando Roseti, con la quale annuncia la conclusione del proprio incarico. Nel testo, scritto in forma di appello pubblico, vengono ripercorse le difficoltà incontrate nella gestione dell’attività politica territoriale e nel rapporto con le dinamiche organizzative a livello regionale in Basilicata, accompagnate da considerazioni sul futuro impegno nella comunità locale e sulla propria esperienza politica.
Sento il dovere di condividere con voi, finalmente, una riflessione seria sulla mia impossibilità di continuare la mia attività politica in questa grande ed importante comunità che è il Partito Democratico di Senise (PZ). Lo devo soprattutto agli amici che, con grande speranza e coraggio, vorranno ancora provare a ricostruire dalle ceneri un Partito che certamente, per la storia che da sempre ha rappresentato sul territorio, non merita la condizione in cui si trova oggi.
È doveroso anche e soprattutto perché il mio definitivo passo indietro consentirà a chi vorrà di riorganizzare il circolo con serenità.
Per tantissimi anni ovunque in Italia, ma in particolar modo a Senise, in questa bellissima ed importante città del Sud della Basilicata, diventare segretario del Partito Democratico significava aver raggiunto una maturità politica tale da essere pronto per “i grandi passi”. Storicamente, infatti, a Senise, il ruolo di Segretario del PCI-PDS-DS-PD si è sempre tradotto, nel tempo, per importanza e per merito, in importanti ruoli istituzionali territoriali: basti pensare ai tanti miei predecessori che, ad esempio, sono poi diventati Sindaci della nostra comunità. Per questo motivo, devo innanzitutto ringraziare gli amici e le amiche che, con sincerità e stima, hanno davvero creduto ed investito su di me. Sono tanti, potrei farei nomi di tutti, ma non è necessario. Grazie!
Comunque, a me non è toccata tale fortuna, sicuramente da un lato per la mia impossibilità sopravvenuta di gestire le pluralità che compongono il Partito in un momento storico molto delicato di scarso appeal, dall’altro per la nascita, a livello territoriale di strutture organizzative più fresche che hanno fagocitato la nostra base e il nostro elettorato. Sicuramente, lo ammetto, ha inciso anche la mia sensazione di non sentirmi sempre “a casa”. Divento Segretario del Circolo, nel 2021, seguendo un po’ quel processo che ha visto ciò che era alla sinistra del Partito Democratico aderire a questa comunità immaginandone un ruolo di “casa del centrosinistra”, di “partito federatore”. Da subito e negli anni, ho subito però notato come la mia “formazione” di provenienza (una sinistra radicale, ecologista e progressista), spesse volte, era inconciliabile con un Partito che per tanti anni ha guardato “al centro”, quasi rinnegando le proprie radici. Questo mio “disagio” ideologico, quindi, è stato un tormento interiore che ho saputo nascondere solo perché ho provato, come sempre, a portare avanti il ruolo che mi era stato assegnato con responsabilità e rispetto.
È stata, allora, lo dico con molta franchezza, innanzitutto una mia responsabilità se il Partito oggi non brilla come dovrebbe e se non ricopre il ruolo storico che dovrebbe essergli riconosciuto.
Ma, detto ciò e ribaditi i ringraziamenti agli amici che in me hanno creduto, è opportuno segnalare a chi legge come la gestione del Partito Democratico, a Senise, in questi ultimi anni, è stata una psicotica avventura soprattutto per il sempre contestato rapporto che non si è costruito con chi ha guidato la comunità democratica regionale per anni. E non mi riferisco, di certo, ad alcuni rappresentanti regionali e nazionali del Partito che da sempre hanno ascoltato i territori e le loro istanze, in particolar modo quelle di Senise. Di questo non posso che ringraziare, a nome di tutta la Comunità che ho rappresentato, ad esempio i consiglieri Regionali del Partito Democratico Lacorazza, Cifarelli e Marrese che da sempre hanno partecipato alle iniziative territoriali e lavorato sulle nostre istanze, il Presidente Vito De Filippo, presenza costante di esperienza e di peso durante il mio mandato o l’On. Roberto Speranza, sempre vigile sulle dinamiche della sua terra di origine.
Mi riferisco ad una classe dirigente regionale, indistinta, che non ha mai saputo essere incisiva e determinante sui territori, abituandoci, ormai storicamente con rassegnazione, a dinamiche che gli stessi territori subiscono perdendo credibilità e dignità politica. E gli esempi che riporterò a breve ne sono l’oggettiva dimostrazione. Si badi bene: io non cerco scuse. Anzi, abbandono questa comunità con molto rammarico. Ma chi ha deciso di restare o chi vorrà provare a ricostruire, e anche i nostri rappresentanti nazionali, devono conoscere le dinamiche che vive un segretario di circolo, nei nostri anni, in Basilicata. Poi si può giudicare e potrete giudicarmi effettuando un esercizio di immedesimazione negli eventi, ponendovi dalla prospettiva di un ragazzo di 30 anni che ha deciso di restare in questo difficile territorio senza voler chiedere nulla alla politica, se non il desiderio di vivere in una realtà più giusta, accogliente e prospera. E chi mi conosce bene, lo sa.
Partiamo.
1) Esiste un tema “base”: terminato l’entusiasmo congressuale che ha visto la partecipazione di circa 150 iscritti, il capitale umano della nostra classe dirigente si è disperso, arrivando a contare poche decine di unità in media (lo definisco “tesseramento debole”), per due ordini di motivi: la nascita di soggetti politici molto radicati sul territorio nella nostra stessa “area”; la scarsa consapevolezza di appartenere ad una comunità. Perché se mentre il primo aspetto è legittimamente avvenuto e, anzi, rappresenta un impulso positivo in più alla dialettica politica, il secondo è figlio dei nostri tempi. Ho avuto la fortuna di frequentare, da ragazzino, ciò che rimaneva delle “scuole di partito” e della “formazione politica”: dal volantinaggio ai tavoli che contano l’appartenenza alla comunità di appartenenza era prioritaria su tutto e tutti. “Il segretario non ha saputo coinvolgere i giovani”; “il segretario non ha organizzato gli eventi”; “il segretario non ha trovato una sezione dove incontrarci”. Questo, invece, è stato l’atteggiamento negativo con il quale mi sono scontrato; questa idea che deve essere sempre l’”altro” ad organizzare, a comunicare, a coinvolgere, non comprendendo che la figura del Segretario di circolo è figura di garanzia e di guida politica che va supportata con idee, proposte ed iniziative della base che, salvo alcune rarissime eccezioni, non ho purtroppo registrato. Anzi, ad esempio, alcuni componenti del mio direttivo hanno ben pensato di lasciare il partito anche a distanza di pochissimi mesi dalla loro elezione (per diverse motivazioni);
2) Il Partito delle “porte girevoli”: “Si, è vero che sono iscritto del PD e partecipo con voi, ma questa campagna elettorale devo farla per “Tizio” del partito X perché in questo momento è meglio così”. No cari amici, questo ragionamento non funziona. Il Partito doveva essere casa nostra sempre, anche quando chi ci rappresentava magari non ci piaceva molto. Con il Sottoscritto solo tre o quattro altri amici degli organi direttivi hanno sempre tenuto fede all’impegno assunto con la partecipazione alla comunità democratica. E l’abbiamo dimostrato in ogni sacrosanta competizione elettorale degli ultimi anni, soprattutto nelle sconfitte. Gli altri amici hanno usato il nostro partito come “porta girevole”, assecondati da nostri autorevoli rappresentanti istituzionali, uscendo dalla porta nei momenti elettorali (quelli che contano) e rientrando il giorno dopo perché volevano “ricostruire”. Nulla di più psicotico e assurdo se non fosse che tale atteggiamento è stato veramente sostenuto e giustificato da, ripeto, “membri autorevoli” e non del nostro Partito;
3) Ricordarsi i “territori”: dopo l’esperienza piena di speranza della Segreteria Regionale di Raffaele La Regina, se non erro ultimo segretario eletto in un congresso, sono stati mesi difficili e pieni di insidie. Come circolo di Senise ho completamente perso i contatti con il mio partito regionale negli anni che vanno dal 2022 al 2024, salvo l’azione costante e presente dell’allora unico consigliere regionale del Pd, Roberto Cifarelli. Il Partito si è fatto vivo, improvvisamente, all’inizio del 2024, periodo in cui in Consiglio Comunale (in cui ero stato eletto da autonomo nel 2020 all’opposizione) si decidevano le sorti dell’amministrazione comunale di Senise. Chiamate, messaggi, inviti, sollecitazioni ricevute in quantità da importanti esponenti del mio partito regionale che, fino a quel momento non avevo avuto l’onore di conoscere e sentire. Mi chiedevano con fermezza e grinta di non consentire la caduta di quell’amministrazione, senza mai chiedermi un confronto sulle motivazioni che hanno portato a quel processo. Un tentativo di imporre una “linea di partito” da parte di funzionari a me sconosciuti, senza conoscere il territorio, che ho saputo rispedire al mittente rivendicando la mia posizione di “autonomia” in Consiglio, in quanto eletto nel 2020 con lista civica e trasversale. Magicamente, in quel momento, punzecchiati da qualche amico fraterno di zona che chiedeva di intervenire, i miei rappresentanti di partito avevano riscoperto “la cosa più giusta da fare per il PD”, la “linea di partito” e i “regolamenti decisionali”. Il doppio binario di chiedere la disciplina di partito quando conviene e di consentire il trasversalismo elettorale non è stato più sostenibile, e forse è stata la cosa che più ho odiato di questa mia esperienza;
4) Elezioni Europee 2024, come “umiliare” un circolo: durante la campagna elettorale delle Europee 2024, una forza politica alleata che si era fortemente affermata alle elezioni regionali di qualche mese prima (processo anche questo sfuggito completamente alla valutazione e alla considerazione dei miei rappresentanti regionali di partito), ha organizzato a Senise, per tre volte, iniziative elettorali con i candidati del Partito Democratico, senza che io ne sapessi nulla. Attenzione: non ho nulla contestare all’alleato; anzi, ha fatto una cosa giusta e sacrosanta e va ringraziato per l’enorme contributo che ha donato alla nostra comunità. Ma il punto è un altro, e si comprende ponendosi dalla prospettiva del nostro circolo: come deve sentirsi un Segretario di Circolo quando improvvisamente viene a scoprire che candidati del suo partito organizzano eventi nel suo paese (a Senise) senza essere informato ed invitato? Che rilevanza può avere una segreteria regionale che consente una dinamica del genere? La dignità del mio circolo non è stata in quel momento considerata da nessuno, anzi è stata schernita e sminuita da alcuni funzionari regionali con frasi del tipo: “ah, ma neanche noi sapevamo dell’iniziativa” oppure “eh, ma che ci possiamo fare”. Solo Giuseppina Paterna e Piero Lacorazza, in quella circostanza hanno ridato forza e vigore alla mia segreteria e al mio circolo, portando a casa un bel risultato. Posso assicurarvi che chiunque, al mio posto, avrebbe già rassegnato le dimissioni in quella circostanza;
5) Il “colpo di grazia”, le elezioni comunali 2025 a Senise: nonostante la dinamica sopra rappresentata ho deciso, con gli altri, di ripartire comunque, anzi, di rilanciare l’azione del Partito: ho consentito con un piccolo sacrificio manuale ed economico la riapertura della sede fisica del circolo a fine del 2024 per essere pronti all’imminente campagna amministrativa che ci aspettava. Da buon comportamento di partito, di comunità e di gruppo ho deciso, questa volta, di giocare di anticipo e di coinvolgere in anticipo la mia segreteria regionale. Con loro abbiamo concordato la “linea”, le “strategie”, i “perimetri” della coalizione di centrosinistra che si andava a costituire. A Giovanni Lettieri, che ringrazio per il sacrificio disumano portato avanti nella gestione del partito degli ultimi anni, ho chiesto solo una cosa: sincerità e schiettezza. La mia domanda, e quella degli amici iscritti, è stata sempre una, con chiunque abbiamo interloquito: “siamo sicuri che, negli accordi regionali, non avete preso decisioni per conto dei circoli? Siamo sicuri che la partita nella coalizione, soprattutto sulla scelta del candidato Sindaco, è aperta e priva di vincoli già concordati negli equilibri tra gli alleati?”. La risposta, più volte ribadita, è stata sempre la stessa, rassicurante: “nessun accordo è stato preso a livello di coalizione regionale del centrosinistra, la partita si gioca in ogni comune nella trattativa a livello locale”. Così, come Partito Democratico, andiamo alle trattative giocando al “rialzo”; ci sentivamo pronti anche a guidare la coalizione per motivazioni più o meno forti, che qui non è il caso di riprendere. Sull’onda delle rassicurazioni possibiliste dei nostri dirigenti regionali è uscito, nelle trattative, anche il mio stesso nome come potenziale guida della coalizione. Sicuramente un orgoglio personale, anche per il ruolo che ricoprivo, ma precisiamo: sapevo benissimo che alcuni amici stavano rilanciando sul mio nome ben consapevoli che insistere su un nostro candidato avrebbe portato ad una rottura con gli alleati, BCC in primis. Anzi, alcuni lo hanno fatto volontariamente per assecondare il loro desiderio di “rompere” la coalizione. Ma sono stato al gioco con dignità e rispetto, ringraziando tutti, per la mia comunità, sperando di riuscire a trovare una soluzione. La verità è che qualcuno, sulla mia testa e forse anche sulla testa del Segretario Lettieri, aveva già giocato la nostra “partita” a Potenza, negli equilibri della coalizione regionale: Senise non poteva essere a guida PD, nell’ottica di “accordi giusti” tra i partiti della coalizione sui comuni che in quel momento andavano al voto. E questa consapevolezza, purtroppo, l’abbiamo acquisita a trattative avanzate, a poche settimane dalla presentazione delle liste. È a quel punto che, umiliato di nuovo, rassegno le mie dimissioni alla segreteria regionale, pensando erroneamente che un mio passo indietro potesse consentire una serena prosecuzione delle trattative per cercare di “salvare il salvabile”. A questo punto, registrando l’eclissi totale dei dirigenti di partito regionale (loro la scelta l’avevano già fatta) mi si ripresenta l’ennesimo paradosso psicotico: in un direttivo di circa 10 persone mi sono trovato a gestire da dimissionario tre diverse linee di pensiero: alleanza (come partecipanti e non leader) con BCC e gli altri movimenti della coalizione; supporto alla lista civica alternativa e trasversale che si andava costruendo; una lista autonoma (a due settimane dalla scadenza della presentazione delle liste). In questo ennesimo caos, costituito da riunioni nervose e inconcludenti, contatti segreti, accordi già presi e parole non dette, con i “Ponzio Pilato” del mio partito regionale che su Senise hanno ben pensato di “lavarsene le mani”, ho acconsentito ad un sostanziale “liberi tutti”, con l’ennesima sconfitta politica di non aver portato il simbolo del PD, di nuovo, nella competizione elettorale. L’iniziativa completamente autonoma di un mio iscritto, il Dott. Asprella, ora assessore, di sostenere, con il supporto esplicito e pubblico dell’On. Speranza e con il simbolo del PD sullo sfondo, la coalizione con BCC, è stata una dinamica impossibile da ratificare a livello di circolo e non concordata, per le divergenze che ho esposto sopra, ma è l’unico dato oggettivo dal quale chi vorrà potrà ripartire. Mi auguro che il mio definitivo e irrevocabile passo indietro consentirà a chi di dovere di provvedere a prendere decisioni nell’unica finalità di restituire dignità e forza ad una comunità che comunque continuo a rispettare;
6) “Cosa rimane?”: dopo la sconfitta elettorale di Matera e alcune (ennesime) assenze pesanti in giro per la Basilicata (parlo di amministrative 2025) il Partito viene, per forza di cose, commissariato. La Segreteria nazionale, quasi certificando l’assenza totale di personalità e classe dirigente in Basilicata, ha pensato bene di incaricare l’On. Manca, già Sindaco di Imola. Ringrazio l’On. Manca e davvero gli esprimo la mia più profonda stima per aver accettato un incarico di tale portata. Mi consenta, però, tra amici di partito, tre domande.
La prima: ma lei lo sa dove si trova, ad esempio, Senise?
La seconda: davvero qualcuno pensa che un simile compito possa svolgersi “occasionalmente” convocando assemblee di giovedì alle ore 15.30 mentre gli iscritti sono a lavoro?
La terza: quando si aprirà, finalmente una fase congressuale di questo benedetto partito?
Ed una ancora più sincera ed esplicita alla Segretaria Nazionale, che io ho apertamente sostenuto: davvero mancavano, tra i militanti e dirigenti del Partito Democratico, figure lucane che avrebbero potuto guidare questo passaggio temporaneo in vista del congresso?
Quesiti che resteranno, tra gli altri, senza risposta, perché, come sempre, la priorità è garantire gli equilibri. E vi comprendo anche.
Ma io personalmente non posso più continuare ad assecondare queste dinamiche, in questo territorio, perché sono le violenze più gravi che si continuano a perpetuare nei confronti di questa storica comunità.
Auguro il meglio a chi ancora avrà la forza di crederci e di lavorare per il suo bene.
Per quanto riguarda me, ho ancora il fuoco dentro e la passione politica mi consuma i pensieri. Non ho mai chiesto nulla in cambio e continuerò in questa direzione, ma è una dipendenza ereditata geneticamente dalla quale non posso fuggire.
Tornerò a “casa”, la “casa” che per anni ha ospitato le mie iniziative e le mie attività politiche, convinto che il vento stia per cambiare. E se non cambierà a breve avremo tempo per goderci la calma e la quiete di chi è stato sempre dalla stessa parte.
Chiamatela scelta “minoritaria” o definitela nel modo che più vi piace. A me tornerà il sorriso e la serenità per tornare a lavorare, finalmente, nel mio piccolo, per il bene della mia città, Senise, e della mia Regione."
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