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Vulture Città Italiana del Vino: bene le celebrazioni, ma ora la Regione metta subito le risorse. Siamo già in ritardo

12/02/2026

Mentre Bardi (e mezzo Consiglio regionale, in verità! ) raccontano la Basilicata alla BIT di Milano, qui, senza soldi, si continuano a non cantare messe!

Il riconoscimento del Vulture come Città Italiana del Vino 2026–2027 è motivo di orgoglio autentico per tutto il territorio. La cerimonia a Roma ha rappresentato un passaggio importante: si è parlato di eccellenza, di identità, di Aglianico del Vulture come simbolo di qualità e di futuro. Parole forti, impegni pubblici, grande soddisfazione istituzionale.

Questo risultato nasce prima di tutto dal lavoro dei 14 Comuni del Vulture, dall’impegno dei consorzi del vino, delle cantine e dei produttori che negli anni hanno investito in qualità, innovazione e reputazione. È merito loro se oggi questo territorio viene riconosciuto a livello nazionale come area vitivinicola di riferimento. Senza la costanza delle amministrazioni locali e la competenza delle imprese del vino, questo traguardo non sarebbe stato possibile.

Ora però è il tempo della coerenza e della concretezza.

Perché tra l’enfasi delle dichiarazioni e la realtà operativa c’è uno scarto che non può essere ignorato: siamo già in ritardo sulla messa a terra dei programmi, delle risorse e della struttura organizzativa necessaria a sostenere un titolo che coinvolge numerosi Comuni e un intero sistema produttivo.

Il Comune di Ripacandida, in qualità di capofila, e la rete degli enti coinvolti stanno facendo la loro parte, ma non possono essere lasciati soli sul piano finanziario e operativo. Se la Regione rivendica giustamente il successo del riconoscimento, deve anche dimostrare la stessa rapidità e determinazione nella fase attuativa, con atti immediati e risorse dedicate.

Non basta celebrare il risultato: serve mettere subito in campo le somme necessarie per il programma eventi, la promozione integrata, l’enoturismo, la comunicazione e il coordinamento territoriale. Ogni giorno perso riduce la portata dell’opportunità e indebolisce l’impatto economico e turistico che questo titolo può generare.

C’è una contraddizione evidente tra la soddisfazione espressa nelle sedi istituzionali nazionali e la lentezza che si registra sul piano delle decisioni finanziarie e amministrative da parte del governo regionale. Sembra di rivedere ciò che sta accadendo con i fondi FSC per le arterie stradali - tanti proclami da anni, ma ancora zero trasferimenti a Comuni e Province - tema, quest’ultimo, strettamente correlato al mondo produttivo e turistico.

Le imprese vitivinicole, gli operatori turistici e le comunità locali devono vedere partire subito le azioni previste, con un cronoprogramma chiaro e risorse attivate, altrimenti si troveranno già in svantaggio rispetto ad altri territori.

Il titolo di Città Italiana del Vino deve diventare una possibilità reale di sviluppo territoriale, non un trofeo da esibire. Su questo il confronto istituzionale sarà fermo, pubblico e continuo, affinché anche questa occasione non venga sprecata.

Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)



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