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USC, Unione Sanità Convenzionata: Governare l’urgenza per salvare il PSR appena approvato

9/02/2026

Nella sanità lucana c’è una frattura che non può più essere ignorata: da un lato la necessità di programmare il futuro, dall’altro l’urgenza di rispondere ai bisogni immediati della popolazione. Troppo spesso queste due dimensioni vengono contrapposte, come se la programmazione del futuro significasse risolvere l’emergenza del presente. Ovviamente non è così. Anzi, questa contrapposizione è una distrazione fuorviante. In realtà, oggi è vero l’opposto: senza governare l’urgenza, la programmazione non può essere credibile, non può essere salvata.

Un sistema sanitario può programmare solo se resta operativo, stabile, funzionante. Quando l’offerta si riduce, quando le liste di attesa diventano strutturali, quando le prestazioni si fermano per esaurimento dei tetti di spesa, il sistema entra in una condizione di sofferenza che rende qualsiasi piano di medio-lungo periodo fragile e difficilmente attuabile. La programmazione, in assenza di risposte immediate sui fattori in emergenza, rischia di trasformarsi in un esercizio astratto, scollegato dalla realtà che dovrebbe governare.

In queste condizioni, il rischio è evidente: la programmazione perde contatto con la realtà che dovrebbe governare. Diventa un documento formale, coerente sul piano teorico, ma incapace di incidere sul vissuto quotidiano dei cittadini.

L’urgenza che oggi attraversa la sanità lucana non nasce da eventi eccezionali o imprevedibili. È il risultato di scelte cumulative che hanno progressivamente compresso l’offerta territoriale, senza adeguarla ai fabbisogni reali. Liste di attesa, mobilità sanitaria, crisi di alcune strutture non sono incidenti di percorso: sono segnali sistemici. Ignorarli significa lasciare che il sistema si deteriori, giorno dopo giorno.

Governare l’urgenza non significa abbandonare il controllo della spesa o rinunciare alla programmazione. Significa, al contrario, riconoscere che l’urgenza è essa stessa un dato di programmazione. Un sistema che accumula ritardi genera costi futuri più elevati, in termini economici, clinici e sociali. Ogni prestazione rinviata oggi aumenta la complessità dell’intervento domani. Ogni risposta mancata sul territorio spinge i cittadini altrove, con una perdita di risorse e di fiducia difficilmente recuperabile.

In questo quadro, la rigidità degli strumenti di governo – a partire dai tetti di spesa scollegati dai fabbisogni – diventa un fattore di rischio. Non perché il controllo della spesa sia sbagliato in sé, ma perché un controllo che non tiene conto della domanda reale finisce per produrre inefficienza. Bloccare l’offerta non elimina il bisogno: lo sposta, lo aggrava, lo rende più costoso da gestire.

La vera sfida è quindi integrare l’urgenza nella programmazione. Questo richiede un cambio di approccio: strumenti flessibili, meccanismi di adeguamento dinamico, capacità di utilizzare pienamente le risorse già disponibili. Significa anche riconoscere il ruolo di tutti gli attori del sistema, pubblici e privati accreditati, come componenti strutturali dell’offerta e non come soluzioni residuali.

Un sistema sanitario che funziona non è quello che dimentica l’urgenza in nome del futuro, ma quello che la governa per costruire il futuro. Mettere in sicurezza l’offerta oggi è la condizione per la programmazione del domani. Senza questa base, qualsiasi innovazione rischia di poggiare su fondamenta instabili.

In una regione come la Basilicata, caratterizzata da piccoli comuni, aree interne e distanze significative, questo significa soprattutto rafforzare la sanità territoriale. La sanità di prossimità non è un capitolo accessorio della programmazione: è la sua colonna portante. Quando il territorio funziona, l’ospedale viene utilizzato in modo appropriato. Quando il territorio si indebolisce, l’ospedale diventa l’unica risposta, con costi più elevati e minore efficacia complessiva.

La sanità lucana ha bisogno di una scelta di responsabilità. Continuare a rinviare significa accettare che l’urgenza venga gestita in modo disordinato, attraverso emergenze, deroghe, soluzioni tampone. Governarla, invece, significa riportarla dentro una cornice razionale, trasformandola in leva di cambiamento e non in fattore di crisi.

In definitiva, non esiste una buona programmazione senza solide fondamenta di partenza.
Il Piano Sanitario Regionale potrà essere uno strumento utile solo se accompagnato da una gestione consapevole e coraggiosa del presente. La programmazione si salva solo se il presente viene curato.

E curare il presente, oggi, è l’unico modo per garantire un futuro sostenibile, equo e credibile alla sanità lucana.


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Presidente U.S.C. - Michele Cataldi



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