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La voce della Politica
| ''Il 27 gennaio e la memoria che rischia di rimanere orfana di coscienza'' |
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29/01/2026 | I fatti occorsi a Potenza in occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria del 27 gennaio, così come riportati da studentesse e studenti, costituiscono un episodio critico sul piano politico, culturale e democratico, la cui portata non può essere sottovalutata né derubricata a mero incidente marginale.
Nel giorno consacrato alla commemorazione della Shoah, al riconoscimento del genocidio perpetrato contro il popolo ebraico (così come contro Rom, dissidenti politici, persone omosessuali) e all’impegno solenne affinché simili atrocità non abbiano mai più a ripetersi, parrebbe che uno studente sia stato arbitrariamente allontanato da uno spazio pubblico destinato alla cultura per aver espresso pacificamente, attraverso un gesto simbolico, la propria solidarietà verso un popolo, quello palestinese, che oggi affronta una crisi umanitaria di proporzioni drammatiche. Una crisi che la comunità internazionale – a partire dalle Nazioni Unite – documenta attraverso dati incontrovertibili e rapporti dettagliati come una sistematica opera di distruzione, di annientamento delle strutture civili e di violazione massiva e reiterata dei diritti umani fondamentali.
È proprio in questa contraddizione che risiede l’aspetto più allarmante dell’accaduto: nel giorno dedicato alla memoria di un genocidio, si censura un simbolo di resistenza associato a un popolo che, secondo autorevoli organismi internazionali, sta subendo pratiche configurabili come genocidarie. Tale contraddizione non soltanto rischia di svuotare la memoria del suo significato più autentico e vincolante, ma la riduce a mero rituale, incapace di interrogare il presente e di fornire strumenti critici per interpretare le tragedie contemporanee.
La Giornata della Memoria non può essere intesa come una cerimonia neutra né come una liturgia priva di implicazioni etiche e politiche. Essa rappresenta il momento in cui la storia ci impone una responsabilità attiva e ineludibile: riconoscere i segnali premonitori, le dinamiche di potere, i linguaggi dell’odio e le pratiche sistematiche che conducono alla disumanizzazione di interi popoli. Scindere la memoria storica dall’impegno nel presente non costituisce prudenza istituzionale, bensì rimozione morale e abdicazione intellettuale.
L’allontanamento di uno studente per la manifestazione pacifica di una idea fa pensare a una lesione del principio fondamentale della libertà di espressione e tradisce la funzione che scuole, teatri e istituzioni culturali sono chiamati a svolgere: essere spazi autentici di confronto democratico, di pluralismo delle idee, di formazione del pensiero critico,
non luoghi di indottrinamento o di imposizione del silenzio.
L’episodio di Potenza non è un caso isolato. Esso si inscrive in un quadro più ampio e profondamente preoccupante, caratterizzato da una crescente recrudescenza di ostilità politica, mediatica e persino istituzionale nei confronti di chiunque esprima solidarietà al popolo palestinese o richiami il rispetto del diritto internazionale umanitario. Una deriva autoritaria che ha colpito anche rappresentanti democraticamente eletti delle istituzioni repubblicane. È il caso emblematico della nostra parlamentare del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, la quale – nell’esercizio pieno e legittimo del proprio mandato rappresentativo – è stata fatta oggetto di attacchi strumentali, campagne di delegittimazione e tentativi sistematici di intimidazione volti a silenziare la sua voce e a limitare la sua azione politica in difesa dei diritti umani universali.
Non è tollerabile che la difesa dei diritti umani fondamentali venga stigmatizzata come atto di provocazione. Non è ammissibile che simboli di solidarietà pacifica vengano repressi in nome di una presunta neutralità che, nella sostanza, coincide con l’indifferenza morale o con la deliberata rimozione della sofferenza altrui.
Alle ragazze e ai ragazzi coinvolti esprimiamo la nostra piena e convinta solidarietà. A loro rivolgiamo un appello: non rinunciate alla partecipazione civile, al pensiero critico, all’impegno per la giustizia. È anche grazie al vostro coraggio che la memoria resta viva e operante, che l’imperativo del “mai più” non decade a formula retorica priva di contenuto e che la democrazia continua a essere pratica concreta, capace di confrontarsi con il presente senza ipocrisie, senza rimozioni, senza silenzi complici.
Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata) |
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