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Sanità lucana, la Regione taglia e poi rattoppa: le liste d’attesa si curano con la burocrazia

31/10/2025

"C’è un paradosso nella sanità lucana che non può passare inosservato", secondo l'unione sanitaria convenzionata presieduta da Michele Cataldi. Dopo aver tagliato risorse con la DGR 473/2025, la Regione Basilicata ora tenta di curare le ferite che essa stessa ha provocato con la DGR 513/2025, varata per ridurre le liste d’attesa. Ma i fondi non sono nuovi e le esclusioni gravi — come TAC e Risonanze con contrasto — rischiano di trasformare la lotta alle attese in un esercizio di burocrazia più che di cura. Cosi in una nota stampa che riportiamo di seguito.

C’è qualcosa di profondamente stonato nella gestione sanitaria lucana degli ultimi mesi.
Da un lato, la Regione Basilicata riconosce l’emergenza delle liste d’attesa e vara la DGR 513/2025 per finanziare prestazioni “straordinarie”. Dall’altro, pochi mesi prima, con la DGR 473/2025, aveva già tagliato risorse proprio dove servivano, producendo quelle attese interminabili che ora dice di voler combattere.
È come se si volesse curare una ferita con la stessa lama che l’ha inferta: quella della burocrazia.

Le liste d’attesa non nascono dal nulla. Sono la conseguenza di una programmazione malata, di scelte che hanno distribuito i fondi non dove servono, ma dove “si è sempre speso”.
La DGR 473 ha di fatto tradito la logica dei fabbisogni, condannando la Basilicata alla spesa storica del 2014 — una decisione che ha tagliato fuori i territori più produttivi, più innovativi e più vicini ai cittadini, colpendo in particolare quelle strutture che avrebbero potuto assorbire domanda e ridurre i tempi di attesa.

Se le risorse fossero state allocate sui fabbisogni reali e non sui ricordi contabili, oggi la Basilicata avrebbe meno attese e più cure. Ma la Regione ha scelto di finanziare la storia invece di finanziare la salute.

Quando le conseguenze della 473 sono esplose, è arrivata la soluzione — purtroppo, una toppa mal cucita. Così è nata la DGR 513/2025, presentata come il rimedio per abbattere le liste d’attesa. Ma a guardarla da vicino, la toppa non copre lo strappo: lo evidenzia.

Innanzitutto, i fondi non sono nuovi: si tratta di residui non spesi per le liste d’attesa dell’anno scorso, che ora si tenta di utilizzare in fretta e furia per evitare sanzioni ministeriali. Non è una strategia: è una corsa contro il tempo.
Non un piano di governo, ma un piano di sopravvivenza amministrativa.
Il rischio paradossale è che non si riescano nemmeno a individuare i pazienti cui erogare le prestazioni: se così fosse, si rischia di assistere a una nuova stagione di caos, con pazienti abbandonati e strutture ingiustamente penalizzate.

E come se non bastasse, l’elenco delle prestazioni finanziabili rivela un’assenza che grida all’incredibile: TAC e Risonanze magnetiche con mezzo di contrasto.
Prestazioni salvavita, fondamentali nei percorsi oncologici, cardiologici e neurologici, indispensabili per diagnosi tempestive e per il monitoraggio terapeutico. In molti casi, la differenza tra una TAC con contrasto e una senza è la differenza tra diagnosticare una malattia o lasciarla avanzare.

Qualcuno ha provato a giustificare questa esclusione richiamando Agenas, sostenendo che l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali non ha inserito tali prestazioni tra quelle monitorate nella piattaforma nazionale. È vero — ma è un argomento che potrebbe non reggere. Il compito della Regione è sì di rispettare la lista di prestazioni che Agenas ha individuato per il monitoraggio, ma anche e soprattutto quello di rispettare il PNGLA 2019–2021 attualmente ancora vigente (Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa), che governa la sanità pubblica e chiede di garantire i livelli essenziali di assistenza.

Soprattutto perché è la stessa DGR 513, che nel suo testo, cita proprio il PNGLA 2019–2021 come riferimento normativo. Ebbene, quel Piano include chiaramente TAC e Risonanze con mezzo di contrasto tra le prestazioni critiche da monitorare e garantire.
Se la Regione lo richiama formalmente ma poi lo disattende, non è una svista: è un travisamento.
Una scelta che contraddice se stessa e che tradisce lo spirito di assistenza che vorrebbe assicurare ai suoi cittadini.

Basterebbe parlare con un qualsiasi medico — e ancor più con un radiologo — per capire quanto sia pericoloso per i pazienti omettere queste prestazioni. Ogni giorno, nei reparti e nei centri diagnostici, TAC e Risonanze con contrasto permettono di salvare vite, di scoprire tumori, aneurismi, ischemie, recidive, calibrare terapie salva vita. Negare o ritardare questi esami significa negare la possibilità stessa di guarire. Significa trasformare la lista d’attesa in un conto alla rovescia.

È proprio vero: le liste d’attesa non si risolvono con delibere frettolose. Si riducono solo se si programmano le risorse sui fabbisogni reali, se si valorizzano le strutture che funzionano, e se si ascoltano i pazienti e gli operatori invece di ignorarli. Il tempo della cura non può essere sostituito dal tempo dell’attesa.
E la Basilicata, ancora una volta, sembra aver confuso la medicina con la burocrazia.


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Presidente U.S.C. - Michele Cataldi



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