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La voce della Politica
| Dall'Ucraina al Covid: intervista al coordinatore di Italia Viva Ettore Rosato |
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24/03/2022 | La guerra in Ucraina, le sanzioni, le armi, il covid: sono i temi affrontati con Ettore Rosato, vice presidente della Camera e coordinatore nazionale di Italia Viva. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente.
Presidente, cosa pensa di questa guerra? Oltre a morti e distruzione si parla di milioni di profughi.
E’ una tragedia che non avremmo mai pensato di dover rivivere nel cuore dell’Europa. La lezione del secolo scorso evidentemente non è bastata.
Zelensky ha parlato al Parlamento e dunque al Paese, ma in 330 erano assenti, e non sono mancate le critiche a Draghi, troppo interventista. Gli altri parlamenti, compreso quello americano, hanno dimostrato una certa unità, non si rischia di prestare il fianco alla Russia, ne esce un Paese quasi spaccato, una parte d’Italia putiniana, quasi l’anello debole dell’alleanza. Cosa può significare tutto questo?
C’è una consapevolezza in Italia e anche nel Parlamento che c’è un aggressore, che è Putin, e un aggredito, l’Ucraina, dopodiché, qualche voce dissonante non cambia la posizione dell’Italia e del Governo italiano. Le parole di Draghi sono state efficaci, dirette e da noi assolutamente tutte condivise. Penso che nessuno sano politicamente di mente può continuare a sostenere Putin e giustificare le sue azioni.
In tanti non condividono l'invio di armi
Mi considero un pacifista, ma l’invio di armi difensive a un popolo che viene aggredito, come sono stati aggrediti gli ucraini, è un dovere di una democrazia come la nostra. Sono armi difensive, perché un’arma contro carro non serve a niente se non c’è un carro armato che ti attacca e neanche un missile antiaereo serve se non c’è un aereo che ti bombarda. Quindi penso che l’invio di armi sia stata una scelta giusta e bisogna continuare a farlo, accanto far lavorare la diplomazia.
Lei, Renzi, il suo partito appoggerete altre sanzioni?
Assolutamente sì! .
Servono?
Servono! Sono l’arma più potente che ha una democrazia. Chi dice che non bisogna mandare le armi, non bisogna praticare le sanzioni, dice che bisogna girarsi dall’altra parte.
E’ arrivato il momento per l'Europa di parlare con un'unica voce su temi fondamentali come energia, agricoltura, difesa, politica estera, ricerca, tecnologia, risorse strategiche e altro ancora. Lei vede dietro l'angolo una svolta in questo senso?
Io vedo che una svolta c’è già stata, non ancora sufficiente, ma c’è già stata. Dalla crisi sulla Brexit, alla pandemia e ora sull’Ucraina, l’Europa ha cambiato radicalmente il suo approccio.
L'aumento delle spese militari al 2 per cento del Pil è materia controversa,
spese per la difesa italiana. Non sarebbe meglio unificare la spesa con raziocinio, d'accordo con alcuni paesi come Germania, Francia, Spagna, in una visione di difesa comune, un primo nucleo, considerato che allargare a tutti e 27 i Paesi sarebbe pressoché impossibile, per come dice più di un analista
L’aumento delle spese militari in linea con gli impegni che l’Italia ha già assunto da anni in sede Nato serve proprio per far realizzare la difesa comune europea, non possiamo pensare che la difesa comune europea ce la garantiscano altri. Siamo stati abituati a pensare che alla nostra difesa ci dovessero pensare prima di tutto gli americani, per poi lamentarsi di una politica troppo filo atlantista, e le due cose sono in contraddizione. Bisogna che la nostra linea atlantista sia sempre confermata, ma che l’Europa abbia strumenti di autonoma difesa, efficienti e sufficienti.
Parlamentari, leader di partito, imprenditori si sono recati in Russia alla “corte” di Putin, che ha fatto buon viso in questi anni, preparando un cattivo gioco? E perché non si è stati capaci di cogliere segnali che potessero fare presagire il ritorno di un vizio antico, l'uso della forza e dell'imperialismo russo, partendo dalle parole di Putin nella conferenza di Monaco del 2007.
Probabilmente tutti hanno sottovalutato il rischio che Putin passasse dalle parole a un’invasione armata di questo tipo. Le sanzioni relative all’invasione della Crimea sono state evidentemente troppo blande e il ritiro dall’Afghanistan ha fatto capire a Putin di poter agire impunito.
Proprio a Monaco Putin aveva lanciato una serie di messaggi. Aveva fatto capire che voleva tornare ad essere attore principale.
Essere attori principali non vuol dire bombardare il proprio vicino.
La crisi ucraina favorirà la nascita di un partito di centro o si rafforzerà una politica di centro?
Ahimè…! Sul sangue del popolo ucraino non si costruiscono partiti, si costruiscono drammi. Quello che sta succedendo lì cambierà in maniera radicale gli equilibri mondiali e quindi ci sarà più bisogno di Europa, la politica italiana, penso, si muoverà su questo.
C’è un’altra Guerra, quella informatica, non fa morti, ma tanti danni. E l’Italia da anni si è affidata ad antivirus russi, siamo stati ingenui?
La globalizzazione ha prodotto che tante aziende russe entrassero sul mercato europeo, ma tante aziende europee sono entrate sul mercato russo. La guerra in Ucraina darà una forte cesura al fenomeno di globalizzazione, cambierà tutto anche su questo.
Più Europa nei settori strategici?
“ Il “made in Europe” varrà molto di più, ci sarà un forte sforzo sull’agricoltura, per un’autonomia alimentare e sicuramente una rilocalizzazione in Europa di tante imprese che in questi anni sono andate in mercati lontani per questioni di abbattimenti di costi”.
Il Copasir vuole ascoltare il presidente Conte sugli aiuti russi durante la fase acuta della pandemia, e più di qualcuno, su questa storia, storce il naso, si può parlare di “Covidgate”, che idea si è fatta?
Molte cose di Conte risultano opache, e più passa il tempo, più questa opacità risulta evidente. Ci è sempre stata negata la commissione d’inchiesta sugli acquisti durante la pandemia, miliardi di euro di cui non si sa nulla. L’episodio del rapporto con Putin rappresenta un’altra pagina che pretendiamo di chiarire, e bene fa il Copasir a occuparsene.
Un pensiero per la popolazione ucraina
Quando vedo le fotografie, le immagini di città distrutte da bombardamenti percepisco la sofferenza di un popolo e la forza d’animo che li spinge a difendere la propria terra, servono solidarietà e accoglienza
Vincenzo Diego |
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