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| Di paesaggi incontaminati e paesaggi 'rovinati' |
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14/03/2017 | Quella odierna è stata individuata come la prima "Giornata Nazionale del Paesaggio". La dicitura campeggia sul sito del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. «L'evento - si legge - è stato voluto per promuovere la cultura del paesaggio e sensibilizzare i cittadini riguardo i temi e i valori della salvaguardia dei territori».
Potremmo definire l'iniziativa come un giusto corollario di quanto previsto dal secondo comma dell'articolo nove del nostro dettato costituzionale, in base al quale «la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
Al netto delle facili ironie (si pensi alle pale eoliche disseminate un po' dappertutto), riteniamo opportuno analizzare la rilevanza di quanto stabilito dai padri costituenti quasi settanta anni fa e che troppo spesso è stato disatteso. Perché non può bastare approcciare l'argomento esclusivamente su basi pedagogiche. Soprattutto se poi si assumono decisioni che vanno nella direzione diametralmente opposta. Perché la scelta (condivisibilissima) di dare il via alla celebrazione di una simile ricorrenza da parte del ministro Franceschini, contrasta terribilmente con quanto stabilito due anni fa da Matteo Renzi, allora suo leader di governo, di autorizzare con una deliberazione la prosecuzione dell'attività della Centrale del Mercure senza considerare che, nella migliore delle ipotesi, rovini lo scenario in cui è immersa. La lotta contro gli effetti della riapertura sul piano ambientale e giudiziario la conosciamo tutti. Tanto che ormai, facendola partire dalla riconversione a biomassa dell’insediamento, potremmo definirla addirittura endemica. Tuttavia, non è assolutamente da trascurare l'impatto sotto il profilo paesaggistico dello stesso. La veduta dell’intera valle non può che risentirne. Ma anche il panorama ammirato dalle sommità del Parco del Pollino ne risulta inevitabilmente compromesso.
È capitato di incontrare chi sostiene che il continuo andirivieni di mezzi pesanti (anche della San Benedetto) non inquini. Per cui, probabilmente ci sarà anche qualcuno disposto ad affermare che il paesaggio non venga in alcun deturpato dalla presenza di un tale complesso industriale. A ciascuno la propria opinione, purché parta da presupposti oggettivi, non basati su congetture astratte, sempre più spesso in antitesi con la quotidianità che ci circonda.
Gianfranco Aurilio
lasiritide.it
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