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Recensione:“La pena e i diritti – il carcere nella crisi italiana”

26/07/2015

Il libro di Luigi Manconi e Giovanni Torrente “La pena e i diritti – il carcere nella crisi italiana” edito dalla Casa editrice Carocci, ci riporta alla realtà italiana, ed è un contributo importante per la ricostruzione della cultura politica, impresa indispensabile per uscire dalla regressione civile e culturale nella quale siamo piombati ed il suo nucleo contiene una forte indicazione di carattere generale.
È illegittimo, e pericoloso, separare la persona dai suoi diritti, ed è esattamente quello che sta avvenendo nelle più diverse direzioni, con la riduzione/cancellazione dei diritti sociali, con il sacrificio dei medesimi come sta avvenendo nelle più diverse direzioni con la riduzione/cancellazione dei diritti civili sull’altare della governabilità, con l’indifferenza per la spaventosa crescita delle diseguaglianze.
I diritti disturbano, perché mostrano l’inaccettabilità dell’arbitrio nell’esercizio di una discrezionalità politica svincolata da ogni controllo e separata da ogni fondamento umano e costituzionale.
I diritti fondamentali rimangono forse “l’ultima “utopia”, come è stato scritto, ma diventano lo strumento che rivela la natura profonda di una società.
La dignità, come è iscritta nelle costituzioni, non è categoria astratta e sfuggente, come confronto che essa impone. Basta ricordare l’ “esistenza libera e dignitosa” di cui parla l’art. 36 della Costituzione, per rendersi conto che essa rinvia alla materialità del vivere, alle condizioni, essa compare per la prima volta come dignità “sociale” nell’art. 3, stabilendo una relazione stretta con l’eguaglianza e la separazione sociale imposta dalla detenzione non può convertirsi in una privazione della dignità della persona considerata in sé e nella relazione con la società nel suo complesso.
Si esce così dal mondo delle astrazioni, come dimostra il passaggio dall’abituale riferimento a categorie astratte, il “soggetto” in primo luogo, ma anche l’individuo ad un termine che si propone di riassumere e concretizzare l’essere” persona”.
Il tema della dignità è davvero il fi lo conduttore di questo libro. Più si va avanti nella lettura, più la dignità scompare con un così pesante accumulo di materiali da far dubitare se davvero sia possibile, concretamente rispettare “la dignità del corpo recluso”. Ed il fenomeno assume qualità e dimensione tali da evocare i “crimini di pace” denunciati con grande evidenza da Franco e Franca Basaglia.
L’espressione è recente, ma il crimine è antico, insidia lo stesso grado di un paese, come ricorda la più volte citata frase di Voltaire: “Non fatemi vedere i vostri palazzi, ma le vostre carceri, perché da esse si misura la civiltà di una nazione”.
Non siamo in grado di sapere quanto fosse consapevole di quell’ammonimento il responsabile delle truppe americane a Napoli il quale appena giunto in città nel 1944, si recò nel carcere di Poggioreale, problemi che il governo della nuova Italia doveva affrontare.
Si racconta che riferito ad uno dei leader che avrebbe poi accompagnato la politica italiana in lunghi anni successivi, quell’invito fosse stato liquidato seccamente: “un’americanata”.
Questa vicenda, tramandata oralmente, non per dire che quell’affermazione rispecchiava la cultura del tempo in quanto le discussioni all’Assemblea costituente manifestarono un ben altro spirito.
Ma i nostri tempi ci dicono che vi è un “grumo” irrisolto nella cultura politica, dove ha trovato un terreno fertile la violenza degli “imprenditori della “paura che inseguono il consenso anche insistendo sul carcere, stimolando un senso comune perverso che spiega la disattenzione parlamentare addirittura per il messaggio sulla condizione carceraria dell’ ex capo dello stato Giorgio Napolitano.
Nel 1975 fu approvata una riforma carceraria alla quale seguì la Legge Gozzini del 1986 che è stata più volte accusata di essere responsabile di problemi di ordine che avevano altre cause e responsabilità.
Ancora oggi permane irrisolto il problema del sovraffollamento delle carceri e questo dovrà essere uno dei problemi che dovrà risolvere l’attuale governo.
Inoltre il carcere deve essere considerato come un luogo non soltanto per scontare una determinata pena, ma anche per riabilitarlo ed reinserirsi nella vita sociale una volta che una persona è stata scarcerata.



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