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Potenzialità energetiche delle biomasse e Aglianico in uno studio dell'Unibas

15/11/2013

La filiera di recupero delle biomasse residuali rappresenta un settore di fondamentale importanza, perché consente di recuperare materiale senza impiegare il terreno per colture energetiche, trasformando così i residui dal materiale di scarto, gravato da costi di smaltimento. Questo accade anche nel settore viticolo, e sulla base di queste considerazioni è nato lo studio sui cantieri di raccolta delle biomasse residuali da Aglianico del Vulture realizzato dai ricercatori della Scuola di Scienze Agrarie (Safe) dell'Università della Basilicata.
I risultati della ricerca - condotta dalla docente Paola D’Antonio, in collaborazione con i ricercatori Carmen D’Antonio e Sandro Cicchiello - saranno illustrati sabato 16 novembre, nel corso del convegno “Aglianico e dintorni”, organizzato durante la manifestazione "Ellenico: la festa dell'Aglianico del Vulture", in programma a Rionero in Vulture (Potenza) dalle ore 10. All'incontro parteciperanno i ricercatori e il direttore del Safe, Michele Perniola. Lo studio rientra nel progetto Faesi (Filiere agro-energetiche nel Sud Italia), promosso dal Ministero per le Politiche Agrarie, per "adattare e trasferire le tecnologie sviluppate per le colture energetiche nelle aree nazionali in cui le filiere agro-energetiche si sono già sviluppate, verso quelle aree in cui le nuove filiere non sono adeguatamente conosciute".
L’attività di ricerca è stata condotta su specifici cantieri di raccolta a elevata tecnologia che consentono di ottimizzare la gestione dei residui di potatura. Così questo tipo di "scarti" rappresenta un valore aggiunto per la produttività economica dell’Aglianico del Vulture. Per il professor Perniola, la forza di questi studi e di queste iniziative è di calibrare "le caratteristiche dei territori alle vere potenzialità di produzione", com'è accaduto "per l'Aglianico, valorizzato dalle peculiarità del Vulture Melfese e grazie alle attività di ricerca del Safe e ai corsi specifici, attraverso un vero sviluppo culturale e scientifico": in questo modo, ha aggiunto il direttore del Safe, "si risponde alla vera vocazione di una terra", in un'area "come il Vulture, anche accanto al vino deve ora puntare con forza anche alla produzione di olive e di olio".
"La gestione dei residui di potatura - ha detto D'Antonio - che derivano in particolare dai vigneti di Aglianico può rappresentare un valore aggiunto non solo alla produttività economica della coltura, ma anche all'azione di salvaguardia dell'ambiente, poiché queste biomasse possono rientrare in un processo di recupero energetico. A patto però di puntare a impianti d'uso che rispondono alle effettive potenzialità di un territorio, senza ipotesi di mega impianti che poi non riescono a essere alimentati".



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