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'' Una porta aperta per tutti '' : a Scanzano ha preso il via l’ Ambulatorio Infermieristico Solidale

9/10/2026

È da un profondo senso di umanità e di attenzione al territorio che prende vita a Scanzano Jonico l’Ambulatorio Infermieristico Solidale, un progetto di volontariato nato per offrire cure gratuite, ascolto e supporto concreto a chiunque ne abbia bisogno, senza distinzioni o barriere territoriali. Un'iniziativa dal grande valore sociale, realizzata con il supporto della Parrocchia Maria SS. Annunziata e della Caritas che dimostra come la solidarietà possa trasformarsi in un punto di riferimento reale per l'intera comunità. Ideatore e promotore di questa splendida iniziativa è Gianfranco Gerardi, il quale con grande disponibilità, ci racconta il tutto nei dettagli.
“Tornando a vivere sul territorio dopo diversi anni fuori, mi sono reso conto che esisteva uno spazio tra il bisogno delle persone e la risposta che riuscivano concretamente a trovare. Mi capitava di incontrare pazienti che, dopo una dimissione ospedaliera, avevano ancora bisogno di assistenza infermieristica e incontravano difficoltà nel reperire rapidamente un supporto sul territorio. Spesso erano costretti a organizzarsi autonomamente, rivolgendosi a professionisti a domicilio e sostenendo personalmente il costo delle prestazioni; per alcune persone, soprattutto in presenza di difficoltà economiche, questo significava anche rimandare cure di cui avevano bisogno. Da infermiere mi sono chiesto cosa potessi fare, nel mio piccolo, per colmare almeno una parte di quello spazio. Da qui è nata l’idea di mettere gratuitamente a disposizione il mio tempo e le mie competenze professionali. Quando ne ho parlato con don Francesco Lauciello, parroco di Scanzano Jonico, non si è limitato ad apprezzare l’idea: ha deciso di crederci e di costruirla insieme a me. Il suo ruolo è stato fondamentale perché quello che inizialmente era soltanto un pensiero potesse trasformarsi in un progetto concreto, inserito nella realtà della Caritas di Scanzano Jonico. Senza di lui, probabilmente, questo progetto non sarebbe diventato realtà. Credo che il senso dell’Ambulatorio Infermieristico Solidale sia tutto qui: non possiamo risolvere da soli i problemi della sanità, ma possiamo evitare che una persona, quando ha bisogno di aiuto, si senta sola. Le persone che si rivolgono all’ambulatorio sono molto diverse tra loro, perché il servizio è aperto a tutti e non nasce con l’idea di distinguere le persone in base alla loro condizione economica. In queste primi mesi abbiamo incontrato soprattutto anziani, pensionati e persone che necessitano di prestazioni infermieristiche anche semplici, ma che non sempre riescono a trovare una risposta facilmente accessibile sul territorio. La difficoltà, infatti, non è soltanto economica. A volte c’è un problema di mobilità, altre volte manca una rete familiare che possa aiutare, oppure semplicemente non si sa a chi rivolgersi dopo una dimissione ospedaliera o quando nasce una necessità assistenziale a domicilio. Spesso dietro la richiesta di una prestazione apparentemente semplice emerge soprattutto il bisogno di sentirsi ascoltati e di sapere che, in un momento di difficoltà, esiste qualcuno a cui potersi rivolgere. Ed è anche per questo che teniamo molto a un principio: chi entra nel nostro ambulatorio non deve sentirsi una persona “bisognosa” che sta chiedendo qualcosa gratuitamente, ma semplicemente una persona che, in quel momento, ha bisogno di assistenza e trova una porta aperta. Ci tengo inoltre a sottolineare che l’Ambulatorio Infermieristico Solidale, pur essendo nato a Scanzano Jonico, non è rivolto esclusivamente ai cittadini del nostro comune. Le nostre porte sono aperte a chiunque abbia bisogno di assistenza infermieristica, anche a persone provenienti dai comuni limitrofi. Crediamo che la solidarietà non debba avere confini territoriali e che la possibilità di ricevere aiuto non debba dipendere dal luogo in cui si vive. Il nostro desiderio è diventare, nel nostro piccolo, un punto di riferimento per l’intera comunità e per il territorio circostante. Attualmente riusciamo a garantire gratuitamente diverse prestazioni infermieristiche: medicazioni semplici e avanzate, somministrazione di terapie intramuscolari, sottocutanee ed endovenose su prescrizione medica quando prevista, controllo dei parametri vitali come pressione arteriosa, glicemia e saturazione, gestione del catetere vescicale e delle stomie. Una parte importante dell’attività riguarda inoltre l’educazione sanitaria e la prevenzione, perché crediamo che il ruolo dell’infermiere non debba limitarsi alla singola prestazione, ma possa contribuire anche a rendere la persona più consapevole nella gestione della propria salute. Dopo un primo periodo in cui ero l'unico infermiere, si sono unite al progetto anche le colleghe Imma Romaniello e Simona Nitti, che ringrazio sinceramente per aver scelto di mettere gratuitamente a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze. Il loro contributo ci permetterà di garantire una presenza più costante sul territorio Il materiale che utilizziamo racconta la natura solidale del progetto. Gran parte dei presidi a nostra disposizione proviene da donazioni di farmacie, studi medici e cittadini e, in alcuni casi, viene acquistato direttamente da noi. Questo, naturalmente, significa che non possiamo avere sempre a disposizione ogni tipologia di materiale. Quando una prestazione richiede presidi o medicazioni particolari, soprattutto se specifici o più costosi, chiediamo quindi alla persona di procurarsi autonomamente il materiale necessario e di portarlo con sé in ambulatorio. Ci tengo però a sottolineare un aspetto: la prestazione infermieristica rimane sempre completamente gratuita. L’eventuale necessità di reperire un presidio riguarda esclusivamente il materiale che in quel momento l’ambulatorio non è in grado di fornire. Il funzionamento è volutamente semplice: l’accesso è aperto a tutti e, per alcune necessità, è preferibile contattarci preventivamente, così da verificare anche la disponibilità del materiale e organizzare al meglio l’assistenza. Abbiamo previsto anche la possibilità di effettuare prestazioni infermieristiche a domicilio, su appuntamento, rivolte in particolare alle persone che, a causa delle proprie condizioni di salute o di importanti difficoltà motorie, non sono nelle condizioni di raggiungere l’ambulatorio. Per noi è un aspetto importante, perché rendere un servizio accessibile significa anche cercare di raggiungere chi, pur avendone bisogno, avrebbe maggiori difficoltà a raggiungere noi. L’obiettivo non è soltanto rispondere a chi trova il coraggio di bussare alla nostra porta, ma soprattutto riuscire a raggiungere chi quella porta non riesce nemmeno a bussarla, pur avendone realmente bisogno. Dobbiamo provare a superare l’idea, ancora troppo radicata, che chiedere aiuto sia qualcosa di cui vergognarsi, quasi significasse perdere la propria dignità o esporsi al giudizio degli altri. A volte dietro un bisogno non espresso non c’è l’assenza di una difficoltà, ma semplicemente il silenzio di una persona che non vuole pesare su nessuno, che prova imbarazzo o che, per orgoglio, continua a dire “ce la faccio da solo”. Ed è proprio quel silenzio che vorremmo imparare a intercettare. Perché la solitudine più difficile da vedere è spesso quella di chi non chiede nulla. Nel nostro piccolo vogliamo provare ad esserci anche per queste persone, offrendo un punto di riferimento semplice, gratuito e soprattutto umano. Non abbiamo la presunzione di sostituirci alle istituzioni o al Servizio Sanitario, ma di dare una mano laddove, anche a causa della carenza di personale e delle difficoltà organizzative, non sempre si riesce ad arrivare. Ed è anche questo il senso del nostro volontariato. Dedicare gratuitamente anche solo un paio d’ore della propria settimana a chi ne ha bisogno può sembrare poco, ma per qualcuno può significare moltissimo. E alla fine quello che doniamo agli altri, in termini di tempo e competenze, torna anche a noi sotto un’altra forma: nella consapevolezza di essere stati utili, di aver alleggerito una difficoltà, magari semplicemente di aver fatto sentire qualcuno meno solo. È qualcosa che, prima ancora che come professionisti, ci fa stare bene come persone e ci arricchisce nell’anima. Se riusciremo anche solo a far sentire una persona meno sola e a farle capire che chiedere aiuto non significa perdere la propria dignità, ma prendersi cura di sé, allora questo progetto avrà già raggiunto una parte importante del suo obiettivo”.



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