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Acerenza e Romania unite dal vino: firmato protocollo di cooperazione

9/02/2026

Un protocollo per sostenere e promuovere a livello internazionale i migliori vini , i territori, il turismo legato a storia, Cultura e tradizioni è stato siglato dal sindaco di Acerenza Fernando Scattone, i partner romeni Asociatia Bolgiu "Paralela 45", Società Culturale Mihai Vieazu Ploiesti, Palazzoitalia Bucarest. Ne dà notizia il presidente di Palazzo Italia Giovanni Baldantoni che insieme al professor Mircia Cosma, al Sindaco Scattone, a Costantin Bolgiu, ha firmato il documento di cooperazione . Il 45esimo parallelo che lega la Basilicata alla regione di Prahova (Romania) – sottolinea - garantisce le migliori qualità di uva e vini ed è considerata dagli enologi la latitudine ideale per i grandi vini. Nel mondo affascinante del vino, spesso ci dimentichiamo di quanto sia intrigante il legame tra la produzione vinicola e la geolocalizzazione delle vigne. Questa linea attraversa alcune delle regioni vinicole più rinomate e iconiche del mondo, ciascuna con le sue caratteristiche uniche.



Acerenza condivide con altri 13 Comuni Lucani del Vulture oltre a Conegliano-Valdobbiadone in Veneto , il riconoscimento di Città Italiana del vino 2026-2027 . Il Sindaco Scattone grazie al Desk in Palazzo Italia Bucarest ed al gemellaggio con le aree geografiche del vino Rumeno , Comune di Tomsani Judet Prahova , ha ricevuto dagli omologhi attori Rumeni del " Drumu Vinuri " e " Tenute dei vini rossi Parallelo 45 " , Asociatia Bolgiu 1934 , proposte di partenariati promozionali dei territori mediante protocolli che svilupperanno consumi e turismo. Il progetto Città del Vino - che nasce dalla capacità di coniugare tradizione vitivinicola e sviluppo territoriale, con l’ambizione di trasformare il Vulture in un vero e proprio laboratorio nazionale di buone pratiche - va oltre i confini nazionali. La cooperazione con i partner romeni consentirà di attrarre visitatori e turisti dai Paesi dell’Est Europa e scambi commerciali nel settore vinicolo e alimentare. Un progetto che ha messo l’accento sulla connessione con l’aspetto dello sviluppo territoriale, con l’ambizione di costituirsi come vero e proprio laboratorio nazionale e che ha proposto molte nuove attività da realizzarsi sul territorio non solo in occasione del 2026 ma anche negli anni successivi, come patrimonio permanente di esperienze e di progettualità, con particolare riferimento alle aree interne nelle quali la ruralità, quindi anche la vitivinicoltura, possa costituire un fondamentale ambito di rigenerazione.

Il titolo di Città Italiana del Vino non è soltanto un riconoscimento simbolico: comporta la realizzazione di un programma annuale di eventi culturali, enoturistici, ambientali e sociali, pensati per valorizzare il patrimonio materiale e immateriale legato alla vite e al vino. Un’occasione che promette di accendere i riflettori sul Vulture, rafforzando la promozione dei suoi prodotti e stimolando nuove opportunità turistiche.

Per i 14 Comuni coinvolti, si è aperta dunque una fase intensa di lavoro e di collaborazione. Dopo l’esperienza dei Castelli Romani, Città Italiana del Vino 2025, il testimone passa a una terra dalla forte identità, dove la ruralità e la viticoltura diventano strumenti di rigenerazione e di crescita.



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