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| Stop allo spreco alimentare: il ruolo dei supermercati in Basilicata |
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30/01/2025 | Lo spreco alimentare è sicuramente uno dei fenomeni più paradossali della società in cui viviamo e non sembra indietreggiare. E’ un fenomeno globale e si stima che circa un terzo del cibo prodotto ogni anno venga perso o sprecato. Questo spreco ha pesanti conseguenze ambientali, economiche e sociali, e costi economici significativi. Si stima che i cibi che vengano gettati più spesso siano: frutta e verdura, latticini e pane. Si stima che ogni persona sprechi più di mezzo chilo di cibo a settimana, principalmente a causa della dimenticanza delle date di scadenza o del deterioramento degli alimenti deperibili. Andando più nel dettaglio, invece:
I punti vendita, come negozi e supermercati, sono responsabili di circa il 12% dello spreco;
I servizi di ristorazione contribuiscono per il 29%;
Il restante 13% del cibo scartato avviene durante le fasi di approvvigionamento e produzione, dall’atto della raccolta al trasporto.
L'enorme quantità di alimenti e bevande che buttiamo via (secondo i dati ufficiali) ne è il segno più inaccettabile. D'altro canto non c'è dubbio che la consapevolezza del problema e un cambiamento dei consumi alimentari meno esagerato stiano lievemente, ma costantemente aumentando. Almeno osservando la crescita in Italia delle associazioni impegnate a sottrarre cibo allo spreco per donarlo ad enti che si occupano di mense sociali, case famiglia, hub di quartiere, canili, ecc. Da nord a sud sono decine di migliaia i pasti di cibo fresco non consumati e recuperati in un'ottica di lotta allo spreco, non di carità. Per tutte le associazioni infatti l'obiettivo è mettere in funzione un circolo virtuoso ed eco sostenibile: il potenziale alimento-rifiuto diventa risorsa che non solo sfama, ma aiuta il reintegro sociale. Senza contare che ciò che finirebbe nei rifiuti ha costi non soltanto etici, ma anche economici. E qui c'è un altro paradosso: il cibo buttato via aumenta il volume dei rifiuti e anche le imposte. Diverse sono le associazioni che hanno deciso di impegnarsi sul recupero del cibo fresco connettendo i "luoghi del potenziale spreco" (matrimoni, feste di laurea, eventi pubblici e privati) con i "luoghi del bisogno" nel più breve tempo possibile.
Così sono nate le prime associazione di recupero cibo anche in Basilicata. Il loro obiettivo è recuperare il cibo rimasto integro e non consumato durante gli eventi dove un terzo di solito non viene consumato e finisce nella spazzatura. I volontari hanno una loro filosofia: "Il cibo è anche cultura e relazioni sociali, legame con i territori. Combattere le eccedenze significa portare un beneficio per tutta la comunità. Per accedere al servizio basta mettersi in contatto con l’Associazione VOLA- Volontari per l’Ambiente da me presieduta e i volontari arriveranno. I nostri volontari VOLA, ma anche altre associazioni di Basilicata, ritirano cibo alimentare anche per sfamare cani abbandonati da “brave” persone. Ci sono aziende che manifestano grande sensibilità e disponibilità nei riguardi del problema, ma sono tante quelle che preferiscono buttare nei rifiuti tanta roba e non consegnarla alle associazioni.
Volendo denunciare questa situazione vergognosa, Giovedi 23 gennaio, coordinati dal sottoscritto, ci siamo riunite come associazioni del settore per affrontare questa triste situazione e cercare, anche, di mettere in campo una serie di iniziative, anche boicottando quelle aziende, soprattutto non locali ma forestieri, che vengono in Basilicata solamente per fare profitto. Oggi siamo partiti con il dire a tutti gli associati e alle proprie famiglie di non comprare beni da queste aziende. Siamo partiti da questa prima iniziativa, ma intendiamo andare avanti con manifestazioni sempre piu’ eclatanti. Nei prossimi giorni cercheremo di coinvolgere anche altre associazioni, partiti politici, ecc.
Prof. Giuseppe Amodeo – Presidente regionale VOLA- Volontari per l’Ambiente di Basilicata |
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