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Guido Catalano: un poeta fuori dai canoni tra ironia, performance e divulgazione

15/01/2025

La poesia contemporanea italiana ha tra le sue stelle Guido Catalano, un poeta fuori dai canoni, come poesia vuole, un attivista della poesia capace di unire armonicamente l’arte performativa alla parola poetica, la profondità alla suggestione di alcune esperienze di vita, compiendo così una importante operazione culturale di divulgazione poetica.
Una formula moderna e primigenia la sua che conquista un ampio pubblico grazie all’ironia della sua singolare ironia. Nell’intervista che segue, Guido Catalano ci racconta la sua poetica.

Si definisce precisamente un "poeta professionista vivente". Cosa intende con questa espressione?

Ho iniziato con “poeta semiprofessionista vivente” qualche anno fa. Poi, nel momento in cui sono passato al professionismo la definizione è mutata.
Per quanto riguarda il termine “poeta”, fino a qualche tempo fa mi incuteva un po’ di timore, ma è un dato di fatto che ho pubblicato una decina di raccolte di poesie e dunque non si scappa, anche se non tutti sono d’accordo sul fatto che io sia in poeta.
Il concetto di “professionista” lo uso perché mi fa sorridere: in un mondo, soprattutto quello italiano, dove l’artista e ancor più il poeta, non sono considerati lavoratori come gli altri, mi piace sottolineare il fatto che grazie alla poesia riesco a pagarmi l’affitto e la benzina, anche se non ho la patente.
La Poesia, in particolar modo, è vista da molti come qualcosa di sacro, di alto, più di altre forme artistiche. La Poesia non può essere sporcata dal vil denaro. È impossibile vivere di Poesia. Lo dicevano anche gli antichi d’altra parte: “Carmina non dant panem”. C’è da dire che non siamo in molti a campare di poesia in Italia. Forse un paio. Forse tre.
Sul “vivente”, la questione è legata a un fatto che mi innervosisce e un po’ mi rattrista: spesso i poeti sono riconosciuti, amati e letti da morti. Mi sembra davvero una cosa di cattivo gusto.

La sua è una scrittura spiazzante e spesso densa di ironia, pur affrontando argomenti complessi come l'amore e il senso di incomunicabilità. E' forse per lei la scrittura un tentativo di razionalizzare il dolore?

Sicuramente scrivere mi ha aiutato, in molte fasi della vita, a superare momenti difficili. Mi ha aperto al mondo. Sono una persona timida e incontrare il pubblico dal vivo mi è servito ad aprirmi. L’ironia e l’autoironia a loro volta mi sono servite e mi servono tutt’ora a sopravvivere nel mondo piuttosto triste in cui viviamo.
In alcuni momenti la poesia è stata per me una sorta di auto psicanalisi e considerando quanto costa andare da uno psicanalista, devo dire che mi è andata piuttosto bene.

Come nasce il suo approccio alla scrittura? Ha dei riferimenti letterari a cui si ispira?

Leggo molto, in modo bulimico. In questi giorni sto preparando uno spettacolo che si intitola “Catalano VS Bukowski”. Ecco, sicuramente Charles Bukowski ha avuto un ruolo importante per la mia vita letteraria e rileggerlo a cinquant’anni è un’esperienza davvero interessante: sto cogliendo delle parti di lui che a vent’anni forse non mi interessavano più di tanto. Il suo senso dell’umorismo ad esempio.
Poi, se devo citare altre importanti fonti d’ispirazione, ci sono i “Peanuts” di Charles Schulz, Woody Allen, Stephen King, anche se non scrivo horror, e molti dei nostri principali cantautori.

Come definirebbe il suo stile poetico?

Direi uno stile narrativo-biografico-ironico-romantico.

Lei ha fatto della sua scrittura una vera e propria forma di comunicazione performativa; quale ritiene siano oggi, nell'era tecnologia, le modalità attraverso cui la poesia possa far sorgere la sua stessa diffusione?

Sicuramente Internet si presta molto alla diffusione della poesia e alla sua condivisione. Basta vedere ciò che succede su Instagram con i cosiddetti “Instapoet”.
Per quanto mi riguarda, a proposito di “performance”, amo la dimensione live, dunque andare a leggere le mie poesie davanti ad un publico vivo e vegeto in carne ed ossa. Quando ho iniziato non esistevano i social e probabilmente per me è stata una fortuna: avrei rischiato di non uscire più di casa.

Roberta LaGuardia



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