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| La Val Sarmento e i suoi carnevali |
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22/02/2023 | Sono stati tanti i paesi della Valle del Sarmento che quest’anno si sono messi la maschera. Un carnevale ricco e molto partecipato. Suoni, canti di tradizione, prodotti tipici. I cittadini, specialmente i più piccoli, si sono svegliati sin dal mattino al suono delle ciaramelle, delle zampogne, delle surduline, come a san Paolo Albanese, San Costantino Albanese, Terranova di pollino, Noepoli, e complice il bel tempo, l’unica pioggia che si è vista è stata quella dei coriandoli, dei sorrisi degli scherzi. A Cersosimo, l’Amministrazione comunale, dopo anni, ha riscoperto invece antiche maschere e tradizionali costumi che sicuramente avranno un seguito. Ecco allora entrare in scena “U campanar”: un personaggio gobbo che di continuo salta e si scuote alla testa del corteo, con cappello conico, pendenti di carta e fronzoli, alle spalle e sul petto grossi campanacci che richiamano la folla sulle strade. “A Cinnrar”: vestita di grigio che distribuisce cenere al popolo, la promessa dei potenti di ogni tempo diventa metafora e maschera di cenere e carbone. Poi, “U Privt”, “i Musicant”, “i Zit” (gli sposi) che vogliono rappresentare il futuro, il cambio di generazioni. Naturalmente tra queste e altre maschere non poteva mancare sua maestà “‘U Carnuval”: un pupazzo portato a spalla per il paese dai suoi carnefici, mentre i cittadini, dopo averlo osannato, alla fine gli gettano addosso dell’olio e lo sbeffeggiano sino al luogo dove “’U Boi” (il boia) lo schernisce, lo maltratta e a nome del popolo lo mette sul rogo, ma solo dopo la lettura di una sentenza contro il Carnevale. Un processo sommario, in seguito alle denunce di ateismo, di provocatore, peccatore ostinato e impenitente giunte dai cittadini di Cersosimo. Per tali accuse viene portato in piazza e issato su ceppi di legno e fascine e poco alla volta, mentre il popolo beve, suona e canta, il fuoco lo consuma e lo incenerisce, per poi rinascere, come nelle favole, dopo appena un anno.
Vincenzo Diego
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