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| A San Costantino Albanese si rinnova la tradizione del presepe Arbëresh |
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31/12/2022 | L’Associazione Pro Loco di San Costantino Albanese, con il patrocinio del Comune di San Costantino Albanese, del GAL La Cittadella del Sapere, dell’APT Basilicata, della Regione Basilicata e del Parco Nazionale del Pollino, ha riproposto ieri sera “Flëj ti Bir”, il Presepe Vivente Arbëresh, tra i più significativi e belli d’Italia. La rappresentazione della natività, giunta alla quarta edizione, si è svolta fra le stradine del centro storico. I personaggi hanno indossato gli antichi costumi, interpretate scene di vita quotidiana di un tempo e gli antichi mestieri, in parte scomparsi, quali il fabbro, il calzolaio, le ricamatrici di costumi arbëreshë, il falegname, il pastore, il casaro, le lavandaie ed altro ancora. Forte il richiamo alla cultura, alla storia e alle tradizioni, anche con l’esecuzione delle antiche danze e dei canti tradizionali. Un progetto nato nel 2018 che vede coinvolto quasi tutto il paese e persone di tutte le età e che coinvolge emotivamente tutti, soprattutto i visitatori. Numerosi i turisti, affascinati dagli angoli suggestivi del centro storico e dalla particolarità delle scene e dei costumi. Una notte magica, quella di San Costantino Albanese, incorniciata dalla luna e dalle stelle, accompagnata dal suono ancestrale delle ciaramelle e delle zampogne, mentre i canti diventano stornelli che come vortice si alzano al cielo come le fiamme dei fuochi accesi, mentre la legna diventa brace ed arde con forza, come l’animo indomito di questo antico popolo. Il tempo ti prende per mano e ti accompagna tra gli ameni cortili, i vicoli, i palazzi, le piazze, le chiese, mentre i cittadini diventano attori della propria vita, della propria storia,della propria sorte, indossando costumi meravigliosi che ricordano il giorno e la notte, la terra delle origini, la terra delle aquile, oltre i monti, le valli e il mare.

Mille colori, come l’arcobaleno, decine i mestieri durante il percorso nel borgo incantato. L’oscurità, la luce delle candele, il chiarore di un cielo primaverile ti rapiscono e ti portano tra donne e uomini con un vissuto appena accennato, occhi che ti conquistano in fretta e nei quali riesci a tuffarti per navigare nell’immenso mare della passione di una comunità dalle radici profonde, segnata ancora oggi dal solito timido sorriso. I quadretti di vita quotidiana mettono in scena una umanità d’altri tempi, a noi forse sconosciuta, dove nei vicoli stretti si incontrava l’essenza dell’uomo, oggi dispersa in anonimi spazi, senza una storia vera da poter raccontare. Un viaggio nel tempo che termina in una delle abitazioni più antiche del paese, dove la natività ci mette davanti al mistero eterno della vita e che ci porta ad interrogarci. Nel paese delle aquile, qui, nel paese dei costumi dai fili d’oro e d’argento, donne e uomini nell’intimità profonda da sempre lo fanno, accompagnati dai ritmi eterni della natura.
Vincenzo Diego

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