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| “Monte Cotugno, la diga e la natura” in difesa del Torrente Frido |
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20/12/2022 | Si è svolto il 18 dicembre a Senise l’evento “Monte Cotugno, la diga e la natura”, che ha visto la partecipazione di circa 50 persone, provenienti sia dalla Basilicata che dalla Puglia. L’evento è stato organizzato da Coordinamento LIPU Puglia e Basilicata e Italia Nostra Senisese-Pollino, con la collaborazione del Gruppo Lupi San Severino Lucano e di Wilderness Italia. Lo scopo dell’iniziativa è stato quello di raccogliere fondi per il ricorso in difesa del Fiume Frido, un affluente del Sinni da cinque anni ormai minacciato dal progetto di una centrale idroelettrica, fortunatamente bloccato proprio grazie all’azione di associazioni e cittadini che ne difendono l’habitat e l’integrità paesaggistica e naturalistica.
In via del tutto eccezionale è stato possibile visitare la struttura della diga di Senise. l’Ing. Domenico Totaro, Presidente di Italia Nostra sez.Senisese, ci ha fatto da guida per capire il funzionamento dell’impianto. Dal piazzale antistante la casa di guardia, da cui i partecipanti hanno potuto fare fotografie paesaggistiche dell’intero invaso, si è passati a conoscere più da vicino le opere idrauliche principali (corpo diga e coronamento, scarico di superficie, torrino di presa, scarico mezzo fondo, dissipatori a griglia).
L’invaso di Monte Cotugno, diga in terra battuta realizzata nel periodo 1970/1980, la più grande del genere in Europa, non è solo un’opera di alta valenza ingegneristica, decisiva per l’agricoltura, ma un’importante area umida ricca di biodiversità, nonostante sia un lago artificiale: numerosi sono gli uccelli acquatici stanziali o di passo che la frequentano. Sono perciò indubbie le sue potenzialità per un turismo naturalistico e rispettoso dell’ambiente. Nei pressi della struttura della diga si potrebbero inoltre creare impianti per l’energia rinnovabile, come la riattivazione della centrale idroelettrica della diga, oggi chiusa, e impianti fotovoltaici posizionati sulla grande superficie della scarpata lato valle diga, che potrebbero produrre energia pulita: opere ben diverse dallo sfascio delle rive di torrenti integri che verrebbe perpetrato con la centrale idroelettrica del Frido, per gli interessi speculativi di pochi!
Dopo la visita alla diga i partecipanti hanno potuto osservare l’area dell’Osservatorio Avifaunistico, gestito dall’Associazione Argento Vivo. In passato era un’area coltivata per la presenza di acqua sorgiva: con l’abbandono dei terreni il bosco prese il sopravvento. Qui si creano dei piccoli stagni nei pressi dei quali è possibile avvistare specie importanti come il granchio di fiume e la salamandrina dagli occhiali. E dal punto più alto, con l’edificio dotato di torretta panoramica si può praticare birdwatching, osservando gli uccelli che si muovono presso la superficie dello specchio d’acqua. Ovviamente Senise, patria del “peperone crusco” è importante per la sua agrobiodiversità: le rive della diga vantano numerosi oliveti e frutteti, campi coltivati del tipico paesaggio agrario di Basilicata, che fanno felici i fotografi di paesaggio.
L’iniziativa si è conclusa nel pomeriggio, con una visita alle bellezze del centro storico di Senise, tra cui la Chiesa di San Francesco che vanta un coro ligneo su due livelli di Scuola napoletana del 500 e il famoso Polittico (1523) attribuito a Simone de Florentia.
Saverio De Marco, Consigliere Naz. Associazione Italiana Wilderness e Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano |
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