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Peste suina: il punto in un incontro tra Asp e allevatorii

6/05/2022

L'emergenza cinghiali approda sui tavoli dell'Asp Basilicata con un incontro presso la sede dell'Azienda Sanitaria Locale di Potenza che ha visto attorno allo stesso tavolo i Direttori Generale Giampaolo Stopazzolo e Sanitario Luigi D'Angola, Vito Bochicchio Direttore del Dipartimento Prevenzione Sanità e Benessere Animale della Asp, Gerardo Salvatore Veterinario dell’Ufficio Prevenzione e Sanità Umana e Veterinaria della Regione Basilicata, Giuseppe Cefalo area funzionale ‘C’ Asp e il componente del gruppo di lavoro Asp Donato Orlando. Presenti le associazioni di categoria con Arab, Cia, Confagricoltura, Copagri, Coldiretti. Argomento centrale, la peste suina africana che ha visto scoppiare alcuni focolai recenti in Piemonte e Liguria e, dopo un salto di cinquecento chilometri, anche nel Lazio dove un caso è stato accertato nel comprensorio della città di Roma. Per evitare la diffusione epidemica nell'intero Paese, il Ministero della Sanità ha nominato un Commissario Straordinario ad hoc, la cui recente Circolare impone controlli mirati da parte delle Aziende Sanitarie su tutto il territorio nazionale. Va precisato che la malattia non è trasmissibile all’uomo ma provoca alta mortalità ai capi suini infetti presenti negli allevamenti, oltre che creare ingenti danni economici al sistema agro-alimentare. Alcuni Paesi hanno infatti già proceduto al blocco delle esportazioni di prodotti italiani della filiera suinicola. Obiettivo dell’incontro è stato quello di presentare il lavoro svolto dalla Azienda Sanitaria Locale e consolidare un confronto con tutti gli stakeholder operanti sul territorio provinciale per giungere alla condivisione di strategie sinergiche mirate alla maggiore sensibilizzazione degli allevatori su tale problematica.
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via ad una collaborazione mirata tra Asl e associazioni di categoria. Alcuni allevamenti sono stati chiusi per mancanza di requisiti minimi di sicurezza ma, in ogni caso, dalle risultanze sui controlli si può tranquillamente affermare che la situazione in provincia di Potenza si attesta su di un livello medio-alto di sicurezza''. Sul territorio potentino sono in totale oltre 2844 gli allevamenti con presenza di almeno un capo di suino.
Per il Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Locale di Potenza, Giampaolo Stopazzolo, ''in regione Basilicata la filiera agroalimentare è di fondamentale importanza perché vitale dal punto di vista economico. La presenza di decine di migliaia di cinghiali, indica che conviviamo con un potenziale serbatoio epidemiologico che va controllato e limitato per evitare l’insorgenza di eventuali focolai locali. Vanno inoltre incrementati i controlli delle attività venatorie''.
Per il Direttore Sanitario Luigi D’Angola, l’incontro con medici del servizio veterinario e associazioni di categoria ''è la conferma dell’attenzione che la Asp pone nei confronti della Peste suina Africana, malattia virale per cui non esistono né vaccini né cure, e che se pur non trasmissibile all’uomo è di particolare interesse per la sanità animale a causa delle notevoli ricadute socio-economiche.  L’ASP- ha aggiunto D’Angola- è impegnata nell’incentivare tutte le azioni che, in modo integrato e coordinato, si collocano nell’ambito di un piano di eradicazione diffuso e capillare sull’intero territorio>>. Ribadita la necessità di porre in essere, nel rispetto delle norme di indirizzo comunitarie e nazionali, il piano di sorveglianza anche per monitorare costantemente la portata dell’eventuale diffusione della malattia sul territorio lucano. A tal proposito il Direttore Sanitario ha ribadito che <Le associazioni di categoria, alla luce delle richieste dell’Ispra che vorrebbe sul territorio locale solo diciottomila capi di cinghiali, hanno sottolineato non solo la necessità di modificare la legge 157/92, ma anche di prevedere fondi utili a consentire l’abbattimento e lo smaltimento. Presenti al confronto con l’Asp Antonio Pessolani (Coldiretti), Nicola Figliuolo (Cia Basilicata), Giuseppe Brillante (Arab) e Claudio Cufino (Copagri) i quali, nel prendere atto che la peste suina africana amplifichi l'indice di rischio, hanno ribadito <

spese di abbattimento e recupero dell’esemplare morto: ''allo stato attuale i rimborsi per danni agricoli ammontano ad oltre due milioni e duecentomila euro, che circa un milione di euro è stato investito in soli cinque mesi come risarcimento per sinistri causati dai cinghiali. Va anche chiarita la codificazione del capo abbattuto che va individuato come rifiuto speciale o classificato diversamente''. Il punto centrale attorno a cui sono ruotate le proposte delle associazioni è stato quello per cui non solo occorre apportare modifiche alla legge 157/92 per giungere al depopolamento dei cinghiali, ma soprattutto mettere in sicurezza il patrimonio suinicolo regionale, difendendo la biodiversità del suino nero, punto di riferimento per la produzione lucana. Per il raggiungimento di questi obbiettivi, si devono attuare azioni mirate dedicate anche agli allevamenti intensivi''.



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