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| Il terremoto del 1980 nelle corrispondenze per Radio Vaticana |
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6/01/2021 | «È tutto da Potenza». Con questa espressione si chiudevano lapidariamente molte delle corrispondenze di don Gerardo Messina per Radio Vaticana nei mesi successivi al terremoto del 23 novembre 1980 e oggi pubblicate, a cura del prof. Donato Verrastro, docente di Storia contemporanea dell’Università degli Studi della Basilicata, per le edizioni Stes, a quarant’anni dal disastroso sisma che colpì l’Irpinia e la Basilicata.
Il volume è il risultato di uno sforzo collettivo compiuto dal gruppo di lavoro del Centro di geomorfologia integrata per l’area del Mediterraneo (Cgiam) di Potenza, presso cui afferisce, come sezione, il Centro studi internazionali “Emilio Colombo”.
Don Gerardo Messina, sacerdote, storico e giornalista lucano, un paio d’anni prima della sua morte, avvenuta a Potenza nel febbraio del 2017, affidò al prof. Verrastro il dattiloscritto delle corrispondenze, confidando nella possibilità di farne un’edizione curata a quattro mani; il rapido capitolare degli eventi, però, soprattutto a causa delle sue precarie condizioni di salute, impedì che il lavoro fosse portato a termine.
Oggi, il bel volume Il volume che vede la luce a tre anni dalla sua scomparsa, presenta un’apertura affidata a una lirica e densa pagina redatta il 30 dicembre 1980, preambolo delle trenta corrispondenze che seguono e che coprono un arco temporale che va dal 29 novembre 1980 al 24 novembre 1981; si tratta per lo più di resoconti brevi ma esaustivi, talvolta lapidari, che restituiscono il clima concitato di quei giorni e che mettono in luce tutta l’abilità comunicativa di don Gerardo Messina il quale, tra le numerose attività, annoverava anche quella di giornalista.
Il valore insito in una radiocronaca è proprio quello di riuscire a raccontare i contesti, gli scenari osservati che, proprio per la limitazione del campo visivo, costringono il cronista a descrivere anche emotivamente ciò che lo circonda; da questa prospettiva, uno dei tratti più interessanti delle cronache di don Gerardo Messina, vista anche la particolare tipologia di fonte che oggi viene resa disponibile, è costituito dal tratto “religioso” che fende la fredda narrazione storica, offrendo al lettore la dimensione intima di una sacralità fortemente presente nelle corrispondenze.
Il 1980, dalla lettura delle cronache di don Gerardo, si conferma data periodizzante per chi ha vissuto quell’esperienza: nei testi è sempre presente lo sguardo sul futuro che, sul piano della percezione collettiva, strappa via il tempo passato attraverso una faglia temporale simile a quella che si apre plasticamente nel terreno, per inaugurare, da quel momento in poi, un tempo nuovo. Se nulla sarà più come prima, il tempo del futuro si traduce in pianificazione, mentre nel vissuto di ciascuno si produce una cesura nel complesso impianto della memoria fra un prima e un dopo-terremoto, laddove il tentativo di orientare all’indietro i propri ricordi comporta la necessità di leggere nel sisma del 1980 il momento rispetto al quale riavvolgere il proprio passato in un nuovo ordine di senso, come per ricollocare temporalmente fatti e vicende in una vecchia o in una nuova vita.
Si trattò, come documentato nei testi di Messina e come riportato dalla stampa dell’epoca, anche di un’operazione di solidarietà internazionale, laddove numerose furono le organizzazioni, confessionali e laiche, che si riversarono nelle aree del cratere per prestare la propria opera di supporto nel primo soccorso e nella ricostruzione.
Una bella occasione, dunque, per fare memoria di un anniversario traumatico per le genti lucane ma anche per riscoprire la cifra più autentica di un sacerdote intenso e di un intellettuale autorevole.
Antonio Corbo |
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