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| Libera e il ricordo di Mimmo Beneventano a 40 anni dalla sua morte |
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6/11/2020 | Mimmo Beneventano era un chirurgo in servizio presso l'ospedale San Gennaro di Napoli e medico di base ad Ottaviano, suo paese natale, dove svolgeva anche l'attività di consigliere comunale. Mimmo non si era piegato alla volontà criminale dei clan che volevano cementificare un territorio tra i più belli dell’intera Campania. E’ stato vittima della violenza camorristica in una stagione di morte e di terrore che la nuova camorra organizzata aveva cominciato da qualche anno contro tutti coloro che non si asservivano al volere e al potere del capo indiscusso, Raffaele Cutolo. Aveva trentadue anni quando fu ammazzato. In paese lo conoscevano tutti come il "medico buono" con la passione per la poesia e per la musica. La sua scelta di campo Mimmo l’aveva fatta da ragazzo: a fianco dei più deboli. Era disponibile sempre con tutti. La sua casa e il suo studio medico
erano sempre aperti, giorno e notte.
Il suo impegno politico lo portò presto a confrontarsi con i progetti di cementificazione speculativa e sversamento illegale di rifiuti, sui quali si fondavano le principali attività economiche del crimine organizzato in quell'area della Campania. La politica per Mimmo era il prolungamento del suo impegno civile a fianco delle persone che avevano bisogno: i poveri. Le sue battaglie erano battaglie per la difesa del territorio. Oggi Mimmo avrebbe guidato, insieme a noi, la lotta per liberare la Basilicata dai tanti pericoli che la tormentano, ad iniziare dal disastro petrolifero che attanaglia la Val d’Agri, zona di origine della sua famiglia, fino al malaffare che si nasconde nei meandri della società. Quest’anno, in occasione del quarantesimo anniversario della sua morte, la pandemia non ci ha permesso di assegnare il riconoscimento “Beneventano”, che ogni anno viene
consegnato a Sasso di Castalda, dedicato a giornalisti e amministratori che si sono distinti nella lotta all'illegalità, cercando di contrastare le mafie di ogni tipo, e nella promozione di una società giusta; ma non ha annebbiata il ricordo. I ricordi, sono l'arma più potente di tutte: nessuno è in grado di cancellarli e quelli più forti sopravvivono persino al tempo che fugge senza pensare alle vittime che miete.
E’ bello ricordarlo con una sua poesia, “Lucania” :
Ho voluto girare per conoscere la tristezza della sua terra senza stagioni.
Ho voluto leggere qualche segreto fra le rughe ataviche della tua desolata terra.
Ho visto, nei tuoi tramonti, la tua vita che se ne andava:
dovunque vecchi e bimbi dagli occhi grandi e vuoti, coi capelli bruciati dal sole.
Ho visto in te i dolori di sempre, la schiavitù senza possibile redenzione per la tua gente.
Ho visto sopraffazioni ed odi, offese e calunnie.
I miei antenati, e quelli di tanti altri, hanno imparato molto bene a tacere ed obbedire senza discutere: io non ancora.
Ho visto nei tuoi crepuscoli tanta speranza, una speranza arida come il sole che arde ed invano ho cercato un verde che sapesse di giustizia.
Di seguito il manifesto realizzato per ricordare il cammino svolto da dieci anni a questa parte con il Riconoscimento Benventano, un modo per non interrompere il cammino.
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