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| Romeo De Maio: un ricordo ad un anno dalla morte |
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17/12/2019 | Un anno fa, il 17 dicembre 2018, morì a Napoli il prof. Romeo De Maio. Aveva novant’anni, gran parte dei quali spesi a scrivere di storia e a formare generazioni di studenti tra Roma, Salerno e Napoli.
Era nato a Salerno il 20 settembre 1928. Si era laureato sia in Teologia sia in Lettere. La formazione accademica di Romeo De Maio è avvenuta essenzialmente presso l’Università di Napoli e la Pontificia Facoltà teologica di Capodimonte, collegata al Seminario arcivescovile napoletano.
È stato direttore della Scuola Vaticana di Biblioteconomia, scriptor latinus della Biblioteca Apostolica Vaticana, ordinario di Storia moderna all’Università di Salerno, e poi di Storia del Rinascimento, Storia moderna e Storia del Cristianesimo all’Università Federico II di Napoli, Honor Guest al Warburg Institute di Londra, membro del Comitato per lo studio dei Codici miniati della Bodleian Library-Oxford University.
Ha scritto moltissime opere, tradotte e diffuse anche all’estero.
Nel corso di sei lunghe decadi di densa produzione storiografica, Romeo De Maio ha percorso itinerari di ricerca poco frequentati o addirittura inesplorati; ha segnalato alla comunità scientifica documenti e manoscritti inediti e rari; ha inciso sul rinnovamento della storiografia italiana e del suo lessico.
È stato un punto di riferimento privilegiato per le storiografie di altri paesi, soprattutto
di Spagna e Germania, in cui l’influsso della sua opera si fa sentire specialmente con un classico come Michelangelo e la Controriforma (Roma-Bari, Laterza, 1978).
Oggi vogliamo ricordarlo non solo come studioso, ma per la sua umanità e per il suo legame con sant’Andrea Avellino.
Conobbi il professor De Maio il 9 novembre 2007, quando in San Paolo Maggiore si tenne la “Giornata di studi su sant’Andrea Avellino nel IV Centenario del suo transito al Cielo” alla quale partecipò coordinando i lavori e presentando una sua relazione su La spiritualità di S. Andrea Avellino.
Nei primi mesi del 2010 lo contattai chiedendogli di scrivere un suo contributo sul Santo.
Fu subito disponibile e, benché ormai vedesse pochissimo, ci recammo numerose volte nella stanza della Biblioteca della “Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale” di Capodimonte dove erano conservatati i libri e i documenti da lui donati a detta struttura.
Per molte mattinate parlammo di sant’Andrea Avellino e, con molta attenzione lo ascoltavo e affascinato scoprivo aspetti del Santo a me sconosciuti. Parlava con un linguaggio semplice mettendo in risalto caratteristiche importanti di sant’Andrea Avellino. In seguito cominciò a dettarmi i suoi pensieri e, a volte, con notevoli sforzi e con una scrittura tremolante, mi abbozzava degli schemi della sua analisi. Conservo gelosamente tali fogli.
Mi chiese di analizzare le citazioni fatte nelle opere del Santo per mettere in risalto la sua dottrina e la conoscenza delle fonti religiose.
Gli leggevo le mie trascrizioni gliele leggevo e lui mi indicava le correzioni o le integrazioni da fare.
Alla fine di giugno 2010 completammo questo lavoro che divenne l’introduzione al libro “Il trattato del timore”, pubblicato a luglio del 2010 per le Edizioni della Cometa e presentato il 18 agosto 2010 nel paese natale del Santo.
È possibile leggere il suo interessante scritto sul portale dedicato a sant’Andrea Avellino (www.santandreaavellino.it ).
Nicola Arbia
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