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| Gli itinerari artistici del sacro a Rotondella |
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27/09/2012 | Ultimi giorni di apertura al pubblico della mostra “Itinerari d’Arte” che propone nella cornice della Torre Sanseverino due opere di fine ‘700, un San Rocco ed una Santa Lucia che nel catalogo vengono attribuite, da Elisa Acanfora (docente di Storia dell’Arte all’Università di Basilicata) e da Italia Manolio (Storica dell’Arte) a Francesco Oliva da Mormanno.
Due tele degne di attenzione tanto che, Elisa Acanfora, in catalogo, scrive: “Talmente belle queste due tele, che, a essere sinceri, se fossero state rintracciate prima, le avrei senza dubbio portate a Palazzo Medici Riccardi, nella sede fiorentina che ospitò nel 2010 la Mostra da me curata “Splendori del Barocco defilato”. I due “Capolavori ritrovati” di Francesco Oliva faranno ritorno, ad ottobre, nella Chiesa di S. Antonio da Padova.
Interessanti le presenze registrate sino ad oggi per la mostra che da alcuni giorni, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2012, insieme alle stesse chiese rotondellesi, è meta di visite guidate che vedono la partecipazione degli allievi dell’Istituto comprensivo “Giovanni XXIII”, sia elementari che medie, e della sezione staccata di Rotondella dell’IPSIA “Pitagora”.
Un itinerario storico-artistico che dal ‘500 giunge alla fine del ‘700, curato da Italia Manolio, che da luglio viene proposto tra le attività dello sportello di informazione turistica, promosso da tre anni a questa parte dall’Amministrazione comunale e che dal 2011 ha ottenuto il riconoscimento IAT dall’Apt Basilicata.
Un viaggio sintetico ed interessante per capire la crescita stessa del paese e la diffusa religiosità tuttora presente. Tra l’altro, nel passato delle nostre comunità, piccole o grandi che siano, si ritrovano tracce profonde dell’opera della Chiesa, soprattutto sul piano educativo, che ha tolto -spesso- le comunità stesse da forme di imbarbarimento.
Va detto che a Rotondella le chiese, a volte anche le piccole cappelle (alcune scomparse alla fine dell’800 insieme alle edicole votive), con i loro stili semplici ed essenziali, a volte sovrapposti per rispondere ad esigenze di ampliamento (come per la Chiesa Madre SS Maria delle Grazie), con gli arredi recuperati (risalenti ai secoli scorsi), i libri sacri, le statue, i pochi dipinti presenti e quelli di cui si ha solo notizia oltre agli oggetti di culto, continuano a rappresentare una testimonianza importante per la storia della comunità.
Queste visite guidate andrebbero estese all’intera comunità che troppo spesso tende ad ignorare la ricchezza e la varietà del patrimonio culturale che possiede.
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