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| Amos Gitai ospite di Cinemadamare a Genzano di Lucania |
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17/08/2019 | “Il cinema si sta intrappolando in troppe regole. Deve disfarsi di queste regole che possono trasformarsi in limiti”. Ne è convinto Amos Gitai, uno dei più importanti registi internazionali, di origine israeliana, special guest di Cinemadamare 2019, nella tappa di Genzano di Lucania, dove ha tenuto un workshop sulla regia cinematografica e sul cinema come mezzo di comunicazione globale. Il cineasta, che tra gli altri successi ha firmato un film inchiesta sull’assassinio dell’allora primo ministro israeliano, dal titolo appunto “Rabin, the Last Day”, che nel 2015 ha partecipato alla Mostra del Cinema di Venezia, rispondendo alle domande dei filmmaker di Cinemadamare, spiega: “Fare cinema significa anche prendersi il rischio di esporre realtà scomode, al di là delle possibili conseguenze. Ma –aggiunge- in quanto autore, io comunque sento tutta l'esigenza di raccontare proprio quelle storie, senza pormi il problema di cosa potrà succedere, di quali reazioni potrà provocare”.
Tra le soluzioni registiche che Amos Gitai (Architetto prestato al Grande Schermo) ama di più, e che trova congeniali al suo modo di organizzare le riprese, c’è senz’altro il “piano sequenze”, ciò perché “questo modo di girare immagini senza interruzione –spiega- permette di compattare e mescolare più arti in una, dalla colonna sonora alla recitazione, quindi all’abilità dell’attore, alla narrazione filmica, arrivando a suscitare nello spettatore emozioni veramente forti”.
Particolarmente apprezzati dai giovani filmmaker (in questa settimana, a Genzano di Lucania, sono presenti in 87, provenienti da 53 paesi diversi), i consigli che lo Special guest di Franco Rina e della sua Kermesse, fornisce ai suoi giovani colleghi, alla ricerca di storie prima da scrivere e poi da filmare. E a questo proposito, racconta un episodio della sua vita reale che ha ispirato un suo successivo lavoro: “Un giorno –racconta- ho letto su una lattina di ananas sciroppata, ‘coltivata nelle filippine, lavorata in Sud America, confezionata e distribuita negli stati Uniti, con etichetta e design fatto in Giappone’. A quel punto –svela Gitai- ho inviato subito una foto al mio produttore. E da lì si è messo in moto tutto un processo di pianificazione operativa e finanziaria, che ha dato vita ad un successivo lavoro: sono andato alla ricerca di tutte le storie e di tutti i retroscena in giro per il mondo che avevano prodotto quella semplice lattina di ananas sciroppata”.
“Abbiamo voluto fortemente la presenza di Gitai a Cinemadamare –spiega Franco Rina- perché per noi che organizziamo un “Travelling Campus”, un autore che mette al centro del suo lavoro l’impegno per la ricerca di sempre più moderne soluzioni registiche e narrative, rappresenta sicuramente un modello di riferimento da offrire ai giovani filmmaker”.
Prosegue fino al 19 agosto la ricerca cinematografica degli 87 filmmaker di Cinemadamare a Genzano di Lucania. |
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