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Donato, il Torinese

3/11/2018

Un toccante ricordo, a firma di Giovanni Labanca, di Donato Adduci, amministratore e storico sindaco di Robassomero, cittadina piemontese, nella quale si era trasferito partendo dalla mai dimenticata Terranova di Pollino.
Troppo presto il destino ce lo ha strappato, troppo presto. La famiglia e tutti noi avremmo meritato di godercelo ancora per tanto. Quando a decidere non siamo noi, è sempre il volere superiore che dispone le cose, in tanti casi , in malo modo. Così è stato per Donato, a soli 75 anni.
Era il figlio di Taluccio, un bel ragazzo gioviale e ben distinto dagli altri amici, dai quali lo staccava il portamento già cittadino che aveva da ragazzo e da collegiale. Lo chiamavamo Donato 'a Brescia e non Donato di Taluccio, perchè la mamma, di San Costantino Albanese, era essa stessa un personaggio, oltre che una buona santa donna , che in famiglia faceva valere la sua legge e nel paese incuteva timore, perchè " se non paghi te la taglio", riferendosi alla bolletta della luce, della corrente elettrica , di cui lei era incaricata di fiducia della Società Lucana, alla riscossione.
Taluccio , Italo Adduci, era il factotum di Terranova, uomo buono, ingegnoso, quasi a rasentare la figura di Leonardo da Vinci, per noi increduli bambini, che gli gironzolavamo attorno, come api al miele, per le sue mille invenzioni, da vero estro. Era la primula rossa del paese, Taluccio, anche postino e sacrestano. Lo potevi trovare solo quando, in chiesa, doveva servire la messa a Don Felice e suonare il pianino "Optimus", attorno al quale c'eravamo proprio tutti. Uomo del Sì, ad ogni costo e, in fin dei conti, un buon educatore per noi che frequentavamo la parrocchia. Aveva, però, terrore della Brescia, Letizia, la moglie severa , che portava avanti la famiglia.

Donato era il loro perfetto frutto del matrimonio: gentile e deciso. Bravo negli studi magistrali nel convitto D'Alessandro a Lagonegro, quello dove si stava meglio del nostro San Nicola di Salvatore Testa. Appena diplomato e diventato Maestro, ha preso la via di Torino, la città che lo ha cresciuto dal 1963. Ha insegnato subito e bene, tanto da inventare uno strano marchingegno chiamato "La macchina per insegnare" apparecchio innovativo come strumento didattico, molto apprezzato e premiato più volte. Per l'occasione, io scrissi, giovane corrispondente del Mattino di Napoli, un bell'articolo, che Donato ha sempre conservato gelosamente e fu l'unica volta che del giornale arrivarono a Terranova di Pollino cinquanta copie, che ebbi cura di far comperare ai paesani. Era la parte del genio del padre Taluccio.
Andò avanti con gli studi e con la politica, come sindaco di Robassomero e consigliere regionale per due mandati, nell'allora P.C.I., partito che non ha mai rinnegato e con la cui bandiera al vento, ha intrapreso mille battaglie, per il miglioramento delle condizioni del lavoro, dell'ambiente e sempre in prima fila contro il nucleare. Robassomero, infatti, fu proclamata la prima città denuclearizzata d'Italia. Un traguardo che lo portò agli onori della cronaca nazionale, sulla cui onda rimane a lungo per le sue prese di posizione nei congressi del partito, che già cominciava a dare segni di cedimenti interni. La sua fu sempre una rotta ben tracciata nei principi che allora avevano un valore. La sua parte migliore della vita, Donato la spese per la politica, per la gente, oltre che, naturalmente, per l'amata famiglia.
Tornava a Terranova non in estate, come gli altri. Lo faceva in autunno, perchè gli piacevano i colori delle montagne, con gli alberi gialli e rossi dai colori delle foglie caduche del monte Calvario, , quello che basta alzare la testa al cielo per vederlo maestoso a guardia del paese. Dalla piazza Virgallita, lo ammirava e rimirava ed era la sensazione più bella e sincera che potesse portarsi nel cuore, quando ritornava a Torino. Vi tornava, solo per qualche giorno, anche a giugno, per godersi lo spettacolo delle ginestre e goderne del loro profumo , che lo riportava al caro Giacomo Leopardi.
Amava , come tutti noi che lo abbiamo lasciato, moltissimo il natio borgo e le vanelle piene di fiori, contorte e parallele, attraversate mille volte, sempre dalle stesse indaffarate signore, a fare servizi e il cui silenzio era rotto, soprattutto, dal rincorrersi di bambini. Ad esse, le "vanelle" ha dedicato un collage di foto che viaggia su You tube, per la gioia dei paesani sparsi in tutto il mondo.
Donato, vorrei scrivere di più e ne avrei gli argomenti, ma il cuore mi dice di posare la penna, perchè di te , sa tutto il mondo. Noi amici e parenti, quando ti raggiungeremo, sapremo ancora elogiarti per come hai attraversato la tua valle di lacrime, ti ringrazieremo per l'affetto che hai seminato, a larghe mani, sulla terra del tuo cuore. Ora, con tanto dolore, ti diciamo addio e che tu possa riposare in pace.

Ciao Donato.

Giovanni Labanca




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