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| Recensione del libro 'De Gasperi scrive' |
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29/05/2018 | Il libro “De Gasperi scrive - Corrispondenza con capi di stato, cardinali, uomini politici, giornalisti, dioplomatici”a cura di Maria Romana e Paolo De Gasperi, di 468 pagine, edito da Edizioni San Paolo riporta le lettere che lo statista trentino deceduto nel 1954 ha scritto a prelati, politici italiani e statisti stranieri, ed il testo inizia con la prima lettera che De Gasperi scrive la prima lettera all’amico Weber, qui pubblicata, all’inizio del luglio 1927 quando, per ragioni di salute, viene trasferito dal carcere di Regina Coeli alla clinica Ciancarelli, sempre sotto stretta sorveglianza dei carabinieri.
In essa racconta come, malgrado l’ottima difesa del suo avvocato, egli sia stato condannato a quattro anni di reclusione e a ventimila lire di multa. Non nasconde la delusione e l’angoscia per il futuro provata proprio nel momento in cui sperava di tornare libero: la preghiera dei familiari e degli amici lo aiutano però a non perdere la fiducia nella Provvidenza.
Ottenuta poi la libertà, nel silenzio impostogli, nella difficoltà di avvicinare gli amici, alterna lettere a Don Giulio e a Don Simone, come sfogo necessario alla sua intelligenza e alla sua sensibilità. Molte di queste riguardano l’argomento del Corcordato e qui ne riportiamo quella del 12 febbraio 1929. In essa egli cerca di spiegare, con esempi tratti dalla storia della Chiesa degli ultimi secoli, come Pio XI difficilmente poteva rifiutare l’offerta di Mussolini di chiudere la “questione romana”, pur passando sopra al sacrificio dei cattolici-popolari e al pericolo di compromesso Nei primi governi De Gasperi, che furono governi di coalizione, i ministeri assegnati alla D.C. furono giustamente affidati a coloro che avevano per vent’anni mantenuta viva la speranza di realizzare un giorno la dottrina sociale in cui avevano creduto fin dalla loro gioventù.
A questo proposito De Gasperi scrive a Mario Missiroli: “L’aspetto più penoso di una crisi è il lato umano. Il non poter tenere conto di legittime attese, il dover passare sopra ad amicizie antiche... tutto questo turba anche la coscienza più tranquilla... È facile gridare “spicciati, sii rapido, risoluto, duro”. Non si lavora con le pietre ma con gli uomini che hanno i loro diritti, la loro consapevolezza e, al governo o no, nel passato e nell’avvenire ti furono e ti saranno compagni di lotta e, in fondo, tutti allNato a Giuncarico (Grosseto) il 1 gennaio 1899. Avvocato, giovanissimo si iscrisse al partito repubblicano. Partecipò alla prima guerra mondiale contro il fascismo, creò il Movimento Italia Libera. Ricercato meritando due medaglie d’argento e una di bronzo. Schierato dalla polizia, emigrò in Austria, poi in Svizzera e Francia. Partecipò alla guerra in Spagna nella Brigata Internazionale contro Franco.
Emigrò poi negli Stati Uniti. Nel 1944 rientrò in Italia dove divenne segretario del De Gasperi e poi ministro della difesa dal maggio 1948 al luglio 1953. P.R.I. Eletto deputato nel 1946, fu vicepresidente del consiglio nel quarto ministero.
Conclude la serie di corrispondenze quella con Adolfo Pacciardi che era nato a Giucarico (Grosseto) il 1 gennaio 1899, ed era un avvocato che in età giovanile si iscrisse al partito repubblicano. Partecipò alla prima guerra mondiale meritando due medaglie d’argento e una di bronzo. Schierato contro il fascismo, creò il Movimento Italia Libera. Ricercato dalla polizia, emigrò in Austria, poi in Svizzera e Francia. Partecipò alla guerra in Spagna nella Brigata Internazionale contro Franco. Emigrò poi negli Stati Uniti. Nel 1944 rientrò in Italia dove divenne segretario del P.R.I. Eletto deputato nel 1946, fu vicepresidente del consiglio nel quarto ministero De Gasperi e poi ministro della difesa dal maggio 1948 al luglio 1953.
Biagio Gugliotta
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