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| Basilicata sempre più...set: "L'eredità della priora" |
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3/07/2012 | Nel 1980 la Basilicata sbarca sul piccolo schermo e lo fa con uno sceneggiato televisivo in sette puntate di Anton Giulio Majano, andato in onda su Rai Uno. La serie, basata sull’omonimo romanzo di Carlo Alianello, fu girata a Melfi e Tito, area in cui si sviluppò maggiormente il fenomeno del brigantaggio postunitario. E’ ambientata durante il periodo delle rivolte a seguito della conquista del Regno delle Due Sicilie da parte dell’esercito piemontese dei Savoia. Tra gli interpreti principali ricordiamo: Alida Valli, Evelina Nazzari e Carlo Giuffré. La vicenda è incentrata su tre ufficiali borbonici, Gerardo, Andrea e Ugo che per diversi motivi, a seguito della caduta del Regno, si recano in Basilicata per partecipare alle insurrezioni contro l’esercito dei Savoia, insieme a molti insorti capeggiati da Carmine Crocco. La trama si intreccia con la vicenda dell’eredità della priora: la duchessa Guarna, il cui fratello don Matteo, diseredato sotto il Regno delle Due Sicilie, sarà delusa dal modo in cui verrà realizzata l’unificazione della penisola italiana, arrivando a fare il doppio gioco, da una parte per i liberali filo-sabaudi e dall’altro per i borbonici. Iuzzella, serva contadina,costretta a cedere il suo corpo agli ospiti del padrone, si innamora di Gerardo e scappa con lui. Suo malgrado diventerà testimone delle trame borboniche e finirà uccisa in uno scontro a fuoco con gli insorti. Tutti e tre gli ufficiali falliranno nella loro missione. Ugo verrà ucciso come un semplice ribelle. Il barone Andrea Guarna, tornerà a Roma, scappando con la sua promessa sposa, la cugina Isabellina. Dopo aver attraversato la frontiera ha un ripensamento e decide di tornare a combattere. Gerardo, dopo aver ucciso un carabiniere, fuggirà in America e si arruolerà nell’esercito nordista per combattere la guerra di secessione. Il film racconta la lotta alla resistenza contro l’esercito dei Savoia, condanna il modo in cui è stato realizzato il processo di unificazione italiano, che ha avuto le caratteristiche di una guerra civile. Nella parte finale dello sceneggiato Iuzzella assiste alla fucilazione di un giovane cittadino accusato di essere in possesso di un paio di scarpe dell’esercito piemontese. Le vicende sono accompagnate dalle musiche di Eugenio Bennato e Carlo D’Angiò, pubblicate nell’LP “Brigante se more”. Lo stesso Bennato appare nello sceneggiato in veste di comparsa, suonando la tammorra durante una festa dopo la conquista di un paese da parte degli insorti. Ciò che il regista vuole mostrare è l’immagine del Regno delle Due Sicilie depredato dai piemontesi.
Nicoletta Fanuele |
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